Pagine Sarde Logo 
Lo cerchi in Sardegna? Lo trovi su Pagine Sarde!
PagineSarde.it
 

Tissi

TISSI, villaggio della Sardegna nella provincia di Sassari, compreso nel mandamento di Ossi, sotto il tribunale di prima cognizione stabilito nella stessa città. Era parte dell’antica curatoria di Coros, uno dei distretti dell’antico regno del Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 41', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 34'.

Siede il paese in un piano che stendesi per un tratto nella pendice che fa sponda australe alla valle, in cui scorre il rio Mascari (di Scalo di giocca) e resta esposto principalmente al settentrione ed al maestro.

Da quel punto si ha la prospettiva di un bello ed ampio orizzonte alle indicate parti.

Forse sentesi più il freddo nell’inverno, che il calore nell’estate; tuttavolta è rado che vi nevichi, come sono rari i temporali di grandine e di fulmini.

Le pioggie sono nella stessa misura che per Sassari, da cui dista poche miglia. L’umidità vi è poco sentita, e la nebbia una meteora poco frequente.

L’aria può tenersi come pura, e delle malattie che si patiscono la causa è piuttosto nella troppa variabilità della temperatura.

Territorio. È molto ristretto, e però i tissesi sono obbligati a prendere a fitto delle terre, principalmente nella Nurra, dove devono andar a fare i lavori con gran fatica e dispendio.

La sua lunghezza non è più di m. 4, la larghezza di

2. Ma certamente l’area è minore di miglia quadrate 8, e molte parti essendo roccia nuda non soffrono alcuna cultura.

Non si trovano luoghi nei quali facciano selva alberi di alto fusto, e solo ne’ tratti che restano incolti vegeta il lentisco in macchie con altri arbusti. Per le legna necessarie alle famiglie si provvedono da Sassari e da Uri.

Manca però anche il selvaggiume, e chi vuol divertirsi alla caccia stenta a trovar qualche lepre e qualche pernice. La famiglia più numerosa de’ volatili sono i passerotti, che cagionano grandissimo guasto nelle messi.

In tutto il territorio non si numerano più che 24 fonti perenni, nessuna delle quali ha uno sgorgo notevole.

Il Mascari, che divide questo territorio e il distretto Coros da quello di Sassari, quando si accresce per i torrenti e straripa, fa de’ grandissimi guasti nei poderi e nei seminati di Tissi. Non essendovi ponte sul medesimo, i tissesi, come quei di Ossi e di Usini, devono aspettare che la piena si scarichi.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono sotto Tissi anime 1038, distribuite in famiglie 252 e in case 242.

Questo totale di anime componevasi sulle seguenti parziali di uno ed altro sesso secondo i diversi periodi della vita, numerandosi sotto i 5 anni, mas. 59, fem 58; sotto i 10, mas. 42, fem 57; sotto i 20, mas. 125, fem. 95; sotto i 30, mas. 109, fem. 81; sotto i 40, mas. 78, fem. 72; sotto i 50, mas. 58, fem. 69; sotto i 60, mas. 41, fem. 53; sotto i 70, mas. 13, fem. 17; sotto gli 80, mas. 5, fem. 7; sotto i 90, mas. 1.

Distinguevasi poi secondo le condizioni domestiche il totale de’ maschi 528 in scapoli 332, ammoglia-ti 183, vedovi 13; il totale delle femmine 510 in zitelle 255, maritate 181, vedove 74.

I numeri medii del movimento della popolazione sono nascite 40, morti 25, matrimoni 10.

Questa popolazione pare che sia mancata in seguito alla pestilenza che nel 1528 dall’Italia era passata nell’Isola.

Il luogo essendo rimasto deserto per molti anni finalmente D. Giacomo Manca, terzo signore della baronia d’Usini, pensò a ripopolarlo. Fabbricò dieci case presso la chiesa rurale di s. Anastasio donandole gratuitamente a tante famiglie povere di Ossi, che furono le prime che tornarono a coltivare quel luogo deserto, e concesse alle medesime totale franchigia per anni cinque.

Stabilite queste famiglie nel 1599 pensò il barone ad aumentarle, e nel seguente anno 1600 accolse altre 25 famiglie con gli stessi comodi e privilegi, aggiungendo a ciascun vassallo un tratto di terreno per piantarlo a vigna, come si deduce dalle antiche scritture esistenti nell’archivio del sig. duca di Vallombrosa, signore di esso luogo.

I tissesi coprono la testa con una berretta color di caffè, o nera, o rossa, la vita con un giubboncino di scarlatto con bottoniera d’argento dal gomito al polso, e brache di panno forese sopra i calzoni bianchi stretti dal ginocchio in giù con i borsacchini. Usano il cappottino di forese, e nella fredda stagione il gabbano lungo a’ talloni. Lasciano di radere la barba per un tempo determinato in occasione di duolo per parenti defunti.

Nella cartucciera che serve di cintura portano traversato obbliquamente un lungo coltello, ma nessuno osa entrare in chiesa con quell’arma.

Le donne si dividono in due classi, in signore e foresate.

Le prime sono le mogli e figlie dei principali, le quali vestono come nelle città; le seconde sono mogli o figlie di agricoltori.

Queste dopo di aver raccolto in mezzo della testa le treccie, le avvolgono con un fazzoletto di colore, e sovrappongono un gran fazzoletto bianco e fiorato che pende su gli omeri e il dorso.

Intorno al collo si incurvano sul petto diverse collane di corallo, o d’altra materia, onde pende una gentile crocina d’oro guernita di piccole gemme.

Indossano una camicia di tela fina, fermata sul petto con bottoni d’oro o d’argento, che velando onestamente il seno non ne nasconde la forma.

Il busto è coperto del più fino broccato, e ben adorno negli orli. Il coritu è un giubbonetto di velluto in seta, del colore che piace, o di scarlatto con bottoniera d’argento, come in quello degli uomini, ma adorno di galloni e di arabeschi, o ricamato.

La gonnella stringesi sul busto e scende fino a’ talloni. Essa suol essere di scarlatto fino, con un’accuratissima increspatura su’ fianchi con una falda di velluto nero, or cremisino, or verde, or ceruleo, e gallone bianco o giallo.

Il grembialino è di mussolina fiorata.

In fine vestono le gambe di calzette fine, e i piedi di scarpe di marrocchino nero.

Nell’uscir di casa avvolgono nelle mani un fazzoletto di colore.

Nella classe infima e più povera le donne vanno vestite di forese giallo e scalze.

I tissesi sono molto laboriosi, e quando hanno compito le opere agrarie non sanno che altro fare per avere un guadagno.

Ospitali quanto i più lodati nell’isola ricevono con cordiale cortesia un forestiere che capiti in essi anche per caso, e quindi sebbene sconosciuto.

Nelle fauste cose degli altri prendono parte, principalmente negli sposalizi, come se fossero parenti, e accompagnano gli sposi, che vengano nel paese, o che vadano in altra terra. Le donne gittano allora su gli sposi del grano e del sale, proferendo felici benedizioni. Ma le dimostrazioni che si fanno per un nuovo paroco che venga tra essi, sono molto più generali e giojose. Praticano parimente in onore de’ nuovi sacerdoti.

In occasione di puerperio, convengono parenti ed amici, e vegliano più notti in conviti, canti e balli. La puerpera è visitata da tutti del paese. Ogni madre allatta la sua prole.

In occorrenza infausta è uso che tutti vadano a visitare o chi giace per seria malattia, o chi si duole della morte di qualche persona cara.

Quando il defunto rivestito per la sepoltura si mette sul feretro in mezzo la sala, allora tutti i parenti vanno al duolo, e le donne disponendosi intorno al defunto cantano le lodi del defunto e piangono.

In una pubblica calamità cessano tutti dalle solite ricreazioni, e stanno ritirati e mesti, come persone in duolo; ma questo rigore si sospende se nel frattempo occorrano le solennità di s. Anastasia, titolare del luogo, e di s. Vittoria; il che si fa in grazia degli ospiti.

In Tissi come vedesi regna il sentimento della fraternità, e regna pure quello della giustizia; quindi se non si hanno a deplorare inimicizie, nè pur si hanno a lamentare ladronecci.

 
loading
Edicola de L'Unione Sarda