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Teti

TETI, villaggio della Sardegna nella provincia di Oristano, compreso nel mandamento di Tonara, sotto il tribunale di prima cognizione della predetta città. Era già contenuto nel dipartimento di Austis, che apparteneva al regno di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 6' 30", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 1' 30".

Siede nella falda e all’estremità d’un ramo de’ colli che discendono da Tonara verso maestro-tramontana. Nell’inverno vi si patisce freddo, qualche volta di - 7 di Reaumur, e dal dicembre al marzo vi nevica molto, sì che il suolo resta ricoperto in qualche parte a più di un metro. Nell’estate il calore è piuttosto moderato, e son frequenti i temporali.

La pioggia vi è frequente, e vi piove quasi in ogni mese. La situazione è soggetta a umidità, e nella parte più bassa dell’abitato vi posa la nebbia nelle stagioni medie di primavera e di autunno.

L’aria pare non resti contaminata da molti miasmi, e se alcuni popolani patiscono delle febbri della malaria, ciò accade per infezione subìta in altre contrade.

Territorio. Estendesi questo verso ponente-maestro con un’area di circa 15 miglia quadrate.

Il territorio è quasi tutto montuoso, e si notano tre eminenze, una detta Su Marghine, prossima al paese, dalla cui sommità, se l’atmosfera sia limpida, vedonsi di sera i mari d’Oristano; l’altra, appellata Linzolai, donde si ha un’estesa prospettiva verso ponente e maestro; la terza quasi in forma di cono tronco (di nuraghe), denominato Oroeri, donde sono vedute anche le vette del monte Argento.

Gli alberi ghiandiferi e d’altre specie sono in gran numero, che formano selva, dove più, dove men rara. Indicheremo i ghiandiferi di Alipio e di Filigoro, che hanno qualche estensione.

Monte Corte, ha elci e quercie, Sazzasi, quercie, Ghea, quercie e soveri.

Che se però si considerassero complessivamente tutti questi spazi selvosi, forse non empierebbero un’ottava della indicata superficie. Finora si è sempre distrutto, e non si è badato alla riproduzione: vedremo come quindi innanzi le cose procederanno sotto una speciale amministrazione, e coi sorveglianti istituiti; vedremo se si penserà a ripopolare tutte le parti che restarono rase.

Sono moltiplicati in queste regioni i cervi, daini e cinghiali, più ancora le volpi e le lepri, di cui si fa gran caccia.

I volatili di quasi tutte le specie che sono nelle altre parti dell’isola, si trovano in questi monti. Per i cacciatori abbondano i colombi selvatici, le tortorelle, le pernici, i beccalegni, le piche. I cervi e gli uccelli grifagni, aquile, avoltoi ec., vi si vedono frequenti.

Si possono numerare entro i termini di Teti non meno di ducento sorgenti, alcune delle quali versano in grande copia acque pure e limpidissime.

Sono molto pregiate quelle che apron la loro vena dentro l’abitato, e quelle che sgorgano ne’ luoghi detti Issei, ed Alineddu (Alnetto). Si aggiunga la Fontana de Moro in Montemannu, la fonte Sa Pudda, e la fontana dessu Creccu in Arelò.

Il territorio è bagnato da nove ruscelli, che sono nominati Ischegore (Isca de Gore), Lorganisai, Orroniai, Fiddobè, Bad-Antoni, Abini, Alasi-mannu, Malazzi, Mudugi, e il Mamone, che hanno ottime anguille, e sono quasi sempre in corso.

Questi rivoli si versano ne’ due fiumi, il Taloro, e il Tino, il primo de’ quali procede dal seno boreale del monte Argento, dalle fonti sotto il Bruncu-Spina; il secondo, dal seno della stessa montagna verso ponente-maestro, al quale dopo il corso di miglia 9 1/2 si aggiunge il rio del Tòneri di Tonàra, continuando dopo la confluenza per altre m. 3, sino a versarsi nel Taloro, che scorre sui limiti di questo territorio per m. da 4 in 5.

Nell’inverno pochi temerari osano guadare il Taloro; il Tino però si guada nel luogo detto Su Molinu, su quei ponticelli che per loro comodità formano i pastori con delle travi.

Nel fiume Taloro, nel luogo detto Sa spola, si pesca dai 15 maggio alla fine di giugno gran quantità di trote, alcune che pesano cinque libbre, le quali vendonsi agli abitanti ed a’ villaggi circonvicini a soldi comuni 5 la libbra. La pesca si fa con le reti.

Popolazione. Secondo il censimento del 1846, constava essa di anime 401, distribuite in famiglie 92, e in altrettante case.

Distribuivansi queste anime in uno ed altro sesso, secondo le diverse età nel modo seguente: V’erano sotto i 5 anni, mas. 29, fem. 23; sotto i 10, mas. 29, fem. 23; sotto i 20, mas. 39, fem. 39; sotto i 30, mas. 26, fem. 21; sotto i 40, mas. 27, fem. 34; sotto i 50, mas. 29, fem. 27; sotto i 60, mas. 19, fem. 15; sotto i 70, mas. 4, fem. 9; sotto gli 80, mas. 4 fem. 4.

Quindi distinguevansi secondo la condizione domestica il totale de’ maschi 206, in scapoli 134, ammogliati 65, vedovi 7; il totale delle femmine 195, in zitelle 103, maritate 65, vedove 27.

Professioni. Non se ne possono notare altre, che la pastorizia e l’agricoltura, non essendo chi eserciti un qualche particolar mestiere.

Sono applicati all’agricoltura uomini 74, ed altrettanti alla pastorizia. Le donne lavorano per provveder la famiglia, e per venderne la tela e il panno, e si occupano pure in tessere canestri e corbe, che si smerciano pure ne’ paesi d’intorno, e più lungi.

Alla scuola elementare non concorrono più di 5 fanciulli, e pochissimi profittano. In tutto il paese soli 6 san leggere e scrivere, tutti compresi.

Agricoltura. Se Teti avesse una popolazione dieci volte più numerosa potrebbe avere dal territorio sufficienti sussistenze, perchè la metà si potrebbe ridurre a cultura, cioè da sette a otto miglia quadrate, lasciando il restante alla pastura.

La seminagione ordinaria è di starelli di grano 100, d’orzo 300, di fave 10 ed altrettanto di diversi legumi. I due ultimi articoli si sogliono coltivare nelle vigne, e negli orti.

Si semina men di grano che d’orzo, perchè credesi che il clima sia men propizio alla prima, che alla seconda specie, e deve questo tenersi per vero, perchè il grano non suol rendere più del 3, l’orzo dà ordinariamente l’8 per uno.

L’orticoltura è molto ristretta, e le specie che si coltivano sono cavoli, pomidoro, cipolle e zucche.

Le vigne non sono più di 25. Le viti vegetano bene, ma i grappoli non vengono a maturità.

Le uve più comuni sono il muristello, il nieddumannu, il tunis, l’erbaliera, il semidano, e qualche po’ di moscatello.

La vendemmia può dare litri 10,000.

Se non fosse quella profonda ignoranza dell’arte agraria, che si deve riconoscere in questi, come in altri montanari, io credo che potrebbero avere maggiori e migliori prodotti.

Gli alberi fruttiferi che si coltivano nel vigneto, sono, castagni, noci, nociuoli, peri, susini, ciriegi, e pomi di varie specie, che si possono computare in ceppi 15 mila.

 
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