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Suni

SUNI, villaggio della Sardegna nella provincia di Nuoro, compreso nel mandamento di Tresnuraghes sotto il tribunale di prima cognizione di Oristano, e nell’antico dipartimento di Planargia del regno di Logudoro, come vuole il Fara, e non è verisimile.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 17', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 35'.

Siede in una delle estremità dell’altipiano, o a dir meglio dove il piano si rileva in piccole protuberanze alla parte di ponente a poco men di tre miglia dal mare.

Resta esposto a tutti i venti, perchè i rialti suindicati non impediscono il ponente, come neppure la brezza marina nell’estate, dalla quale si tempera l’ardore del sole.

L’inverno è mitissimo e la neve facilmente dissolvesi. La nebbia è un fenomeno raro, e ancora più rari i temporali di grandine e di fulmini.

L’aria non è impura di alcuna sensibile infezione.

L’abitato occupa l’estensione di circa 32 giornate. Esso trovasi presso i confini di ponente.

Territorio. La sua superficie è di circa 18 miglia quadrate o di 16000 giornate, piana nella massima parte, perchè non si possono osservare che le piccole collinette che abbiamo indicato, e pochi altri rilevamenti niente notevoli.

La più eminente di dette colline è il così detto Monte Palma, quindi Monte Sirone, e un’altra ancora verso il ponente alla distanza di mezz’ora dal paese, che dicono Toloeddu, presso la quale trovasi una fonte perenne e freschissima, che forma un ruscello nel quale vivono anguille assai pregiate.

Il monte Palma trovasi a ponente in distanza di un’ora ed è un’eminenza di figura cilindrica in forma d’un castello. Nella sommità è un piano della superficie di circa otto giornate. Il monte Sirone è alla stessa parte, ma più lontano. Sa stiddiosa, così è detta una spelonca adorna di stellatiti, che trovasi a distanza di due ore dall’abitato.

Continuando su le fonti noteremo queste altre Sa funtana dessa Ide, de sa Toa, dessa Pedra, de Accarjos, de Tennero, de Ilighedu, de Piccoi, dessu Lacheddu, de Ballazinu, de ziu Ghimenti, dessu Cannissone, e de Cannarju. Devesi notare che la fonte Piccoi dà un’acqua limpida e leggera, che casca dalla roccia nel fiume; che il Tennero forma esso pure un rivoletto.

Tutte le quali acque si riuniscono in un rivo, denominato Ilighedu, che discende nel letto del Termo, come dicesi il fiume di Bosa, distante dall’ultima di dette fonti meno di un miglio.

Dopo il fiumicello di Ilighedu sono altri due rivi che traversano questo territorio, quello che dicono di Piscamu, che è maggiore dell’altro e proviene dal territorio di Sindia segnatamente dalle fonti di s. Maria de Corte, o Cabudabbas; l’altro che appellano de Crabolu, e scorrendo nella valle tra Sindia e Pozzomaggiore.

Il rivo Ilighedu si varca sopra diversi ponticelli di legno, che sono tronchi gittati da una ad altra sponda; come pure si fa nel rio di Piscamu. L’ultima che è maggior di tutti, manca di questo meschino comodo, e nelle piene impedisce il passaggio da una all’altra sponda.

Al meriggio di Suni nel prato a distanza di un quarto d’ora trovasi una fonte detta Fraighedda per la costruzione che la ricopre, ed è abbondante e perenne. In prossimità sono altre tre o quattro sorgenti, intorno alle quali vedonsi vestigie di muratura. Queste acque riunite formano il ruscello che discende in Modolo.

Selve. Alla parte di greco in distanza d’un’ora trovasi la regione di Pedrasente la quale confina col salto demaniale di Planu de murtas, col territorio di Sindia e con quello di Pozzo maggiore, ed è ingombra di alberi ghiandiferi, quercie, elci, ed altre specie cedue con molte macchie di lentisco e corbezzoli. La sua superficie si calcola di circa 2500 giornate. Si osservano molti alberi annosi.

In questa selva sogliono riparare spesso i banditi per essere sicuri dai cavalleggieri.

Selvaggiume. Le specie che trovansi nel Sunese sono daini, cinghiali, lepri, e volpi. I cacciatori prendono spesso capi delle due prime specie.

Sono pure in gran numero le tortori, le pernici, le gaze, i colombi, merli, ecc., e non mancano gli uccelli di rapina, massime avoltoi e falconi. Nella propria stagione si fa preda anche di gru e di anitre, sebbene non vi sieno acque stagnanti.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si numerarono in Suni anime 863, distribuite in famiglie 215 e in case 202.

In questo totale erano secondo le varie età in uno ed altro sesso, sotto gli anni 5 mas. 68, fem. 63; sotto i 10 mas. 68, fem. 58; sotto i 20 mas. 83, fem. 72; sotto i 30 mas. 49, fem. 48; sotto i 40 mas. 61, fem. 63; sotto 50 mas. 57, fem. 45; sotto i 60 mas. 40, fem. 44; sotto i 70 mas. 10, fem. 23; sotto gli 80 mas. 6, fem. 5.

Distinguevasi poi secondo le condizioni domestiche, il totale di mas. 442 in scapoli 270, ammogliati 164, vedovi 8; il totale delle femmine 421, in zitelle 210, maritate 163, vedove 48.

Il movimento della popolazione ha i seguenti numeri nascite 32, morti 12, matrimoni 6.

I sunesi coltivano l’agraria e la pastorizia con non ordinario studio, e sono tra essi molti proprietari e non pochi che vivono agiatamente.

Sono applicati all’agricoltura circa 220 persone, alla pastorizia 140, nel che sono serviti da uomini di altri paesi che sogliono locare l’opera loro.

La scuola elementare è poco frequentata perchè non vi concorrono più di 15 fanciulli, e siccome l’opera del maestro è poco diligente, però il profitto è quasi nullo.

Agricoltura. Il territorio in generale è molto idoneo alla vigna e ai fruttiferi e mediocremente a’ cereali. La quantità ordinaria della seminagione è di starelli 1600 di grano, 800 d’orzo, 100 di fave, 30 di legumi, 60 di lino, 10 di meliga.

La fruttificazione del grano è dall’8 al 10, quella dell’orzo del 14 ecc.

La coltivazione delle specie ortensi non merita notazione, perchè è ristretta soltanto al bisogno di alcune famiglie.

La vigna vi è molto prospera ed estesa con molte qualità di uve, le quali sono le così dette, moscatello, girò, panzali nieddu, trobadu, barriadorja, cannonao, malvasia, retalladu nieddu e biancu, muristellu, albaranzelu, ossia laconarju.

La vendemmia suol essere abbondante e produce ottimi vini comuni e gentili. Il mosto della malvasia viene tutto incettato da’ bosinchi. Da ciò si vede che la vantata malvasia di Bosa non è in massima parte vino del territorio di Bosa, sì bene della Planargia, già che i bosinchi, come da Suni, così comprano il mosto dagli altri vigneti.

Sono nel vigneto di Suni e nelle altre terre chiuse molte specie che danno frutti di sapore delizioso, e non mancano gli olivi; ma questa specie che ha favorevolissimo il clima non è molto estesa, sebbene lo potesse essere in tal modo, come in quello di Cuglieri, con grandissimo profitto.

Nel 1834 non erano nel territorio di Suni più di 25 terreni chiusi, i quali col vigneto occupavano un’area di 2400 giornate, cioè poco più d’un 1/6 della totale superficie. Ora la quantità di questi è aumentata. Ne’ medesimi si alterna la seminatura e la pastura.

Pastorizia. I pascoli naturali in tanta estensione di territorio sono abbondanti, se non si prolunghi troppo la siccità; i medesimi sono di gran bontà.

 
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