Soleminis

SOLEMINIS, villaggio della Sardegna, nella provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di s. Pantaleo, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione di Cagliari, e già parte del distretto di Dolia, spettante al regno Caralense o di Plumino.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 21' 30", e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0°, 5'.

Siede in valle alla destra del rivolo che volge le poche sue acque nella valle di Sestu, resta coperto da’ venti meridionali da quella catena di colline, che abbiamo descritta nell’articolo di Settimo, ed ha prossima a greco-levante una collina, in là della quale sorge la massa de’ monti del Serpellino e di Corru-e cerbu, che lo proteggono da’ venti di levante, sì che resta esposto a’ venti del ponente e del settentrione.

Il calore è molto sentito nell’estate, il freddo ben poco nell’inverno, la pioggia men rara che nelle regioni più lontane dalle montagne, come pure i temporali di grandine o fulmini.

Nell’abitato se per la sua posizione in piano inclinato non sono molti fanghi, non pertanto soffresi della umidità per i pantani che trovansi a piè del medesimo nel fondo della valle, dove si spargono le acque delle due fonti con quelle che porta il torrente dalle valli vicine.

Questi siti tanto fangosi svolgono nell’estate sotto l’ardore del sole gran copia de’ miasmi e assai maligni, perchè ne soffrono gli stessi del paese, se lasciano ogni precauzione.

Territorio. La massima parte del territorio di Soleminis è montuoso.

Abbiamo già notata nell’articolo Settimo quella catena di colline che dal monte Corru-e cerbu si dirama verso ponente-libeccio incurvandosi; abbiam pure di sopra accennato ad un colle alla cui falda incontro a libeccio siede il paese, ora aggiungeremo che questo colle si aggruppa ad altri, i quali sono annessi dalla parte di levante alla massa del Serpellino.

In questi monti sono non poche sorgenti, quelle onde ha principio il rio di Sestu.

Prossimamente al paese, anzi al suo piede, come ho indicato, sono due fonti con antico fabbricato per servizio della popolazione e del bestiame.

I vegetabili maggiori sono molto scarsi in questi monti per effetto del fuoco e della scure dei pastori e de’ carbonari. Larghi spazi sarebbero affatto spogli se mancassero le macchie.

I cacciatori potrebbero trovare cinghiali, daini e cervi; ma questi selvatici sono poco inquietati, e se talvolta non andasse qualcuno nel monte non per sollazzo, ma per aver guadagno, potrebbero quelle specie moltiplicarsi senza impedimento.

I conigli sono in grandissimo numero, e nell’estrema notte si trovano presso le vigne pascolando in grandi turme.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono in Soleminis anime 367, distribuite in famiglie 97 e in altrettante case.

Quelle anime dell’uno e dell’altro sesso si ordinavano nel modo seguente secondo i diversi stadi dell’età: sotto i 5 anni maschi 29, femmine 19; sotto i 10 mas. 16, fem. 27; sotto i 20 mas. 38, fem. 27; sotto i 30 mas. 26, fem. 29; sotto i 40 mas. 33, fem. 36; sotto i 50 mas. 26, fem. 23; sotto i 60 mas. 7, fem. 3; sotto i 70 mas. 8, fem. 11; sotto gli 80 mas. 3, fem. 4; sotto i 90, maschi 2.

Componevasi il totale de’ maschi 188, di scapoli 100, ammogliati 82, vedovi 6; il totale delle femmine 179, di zitelle 80, maritate 81, vedove 18.

I numeri del movimento della popolazione sono i seguenti: nascite 18, morti 9, matrimoni 3.

Questa popolazione anzichè cresca pare che diminuisca; e infatti vedonsi molte case deserte e rovinose.

In altro tempo vi erano alcune famiglie ricche, massime quella de’ Dedoni, che era di antica nobiltà. Quelle essendosi spente, restano ora poche case dove vivasi in qualche agiatezza.

I soleminesi sono gente tranquilla ed anche laboriosa; ma nella mancanza di mezzi e di istruzione non possono profittare della fertilità dei loro terreni.

Le malattie più comuni in questo paese sono le infiammazioni addominali e le intermittenti.

Cura gli ammalati un flebotomo.

Le professioni dei medesimi sono l’agricoltura e la pastorizia: questa si esercita però da pochi.

Manca la scuola elementare, e in tutto il paese non sono più di tre che sappiano leggere e scrivere.

Le donne si occupano in filare e tessere il lino e la lana. Si hanno circa 40 telai.

Agricoltura. Nella pianura sono terreni ottimi per i cereali, e se le stagioni non sono contrarie si ottiene copia di frutti.

L’ordinaria seminagione è di starelli di grano 250, 50 d’orzo, 40 di fave, 4 di legumi, 8 di lino.

La fruttificazione ordinaria del grano è al 12, del-l’orzo al 14, delle fave al 10.

V’hanno de’ siti idonei all’orticoltura, e i soleminesi vi si studiano perchè ne lucrano portando i prodotti a Cagliari. Fra gli altri orti è notevole quello che appellano dessu Olioni per l’ampiezza dell’area e per la sua fertilità.

La vigna, sebbene in massima parte non sia ben situata, non pertanto prospera, e dà frutti abbondanti. Molte però delle medesime sono proprietà di cittadini cagliaritani.

Gli alberi fruttiferi sono di molte varietà e in gran numero comparativamente al restante. I frutti sono pregiati per il gusto, tra gli altri le albicocche, e si vendono in Cagliari.

Le terre chiuse per seminagione e pastura non contengono una grande area. Tra esse sole due o tre meriteranno il nome di tanche che si suol dare ai latifondi.

Pastorizia. Le regioni di pascolo sono ampie, ma gli armenti e greggie sono in piccol numero.

Il bestiame manso comprende buoi 50, cavalli 18, giumenti 50, majali 30.

Il bestiame rude vacche 80, capre 450, pecore 1000, porci 200.

L’apicoltura è molto ristretta.

Il commercio si fa con Cagliari, e non produce in totale più di lire 25 mila.

Religione. Soleminis, che appartenne già alla diocesi di Dolia, ora è compreso nella giurisdizione del-l’arcivescovo di Cagliari, ed è curato nelle cose spirituali da un sol prete, che dicesi provicario.

La chiesa parrocchiale ha per titolare l’apostolo s. Giacomo, mediocremente fornita, e appena decente.

Non possiamo indicare in questo territorio nessun nuraghe, ma è probabilissimo che siavene alcuno.

I salti, o terre di Soleminis, che dopo tutte le vicende riferite dal Vico nella sua storia de’ feudi erano ritornati alla corona, furono nella circostanza d’urgente bisogno dello stato venduti in pubblica subasta in prezzo di scudi sardi 12 mila al reggente nel S. R. consiglio d’Aragona, D. Francesco Angelo Vico, con pubblico atto del 23 gennajo 1636.

Ne fece questi donazione al suo nipote, il quale volendovi stabilire una popolazione vi fabbricò delle case, e vi chiamò popolani da varie parti. Ma la pestilenza che a poco intervallo decimava la popolazione dell’isola spense i fondatori della nuova colonia, e ridusse a solitudine quel sito.

Trasmessa in D. Francesco Vico la possessione di questo territorio con la dignità marchionale, questi ripigliò l’impresa paterna, e studiò allo ristabilimento della popolazione, nel che finalmente riuscì invitando nelle deserte case altre famiglie e contraendo coi capi delle medesime dei reciproci obblighi per la conservazione della colonia. Le condizioni furono poste in pubblico istrumento, rogato dal notajo Gio. Antonio Bajardo il 7 luglio 1678.

Da quell’epoca cominciò la popolazione di Soleminis a crescere ajutata sempre ne’ suoi bisogni, principalmente agrarii, dal feudatario, ed esistette un nuovo villaggio col nome di Villanova-Soleminis.

La sua popolazione era nel 1820 di circa 450 anime, sicchè vedesi vero ciò che di sopra ho accennato, che attualmente è in una notevole diminuzione.

 
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