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Solarussa

SOLARUSSA o SOLORUSSA, villaggio della Sardegna nella provincia di Oristano, compreso nel mandamento di Cabras, sotto il tribunale di prima cognizione sedente in detto capoluogo di provincia.

Esso fa parte del campidano di Siamaggiore, che fu uno dei distretti dell’antico Giudicato di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 59° 57' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 31' 30".

Siede alla destra del Tirso in distanza di 2/3 di miglio dal medesimo, in sul piano, se non che presso all’abitato il suolo è di un tantino rilevato sul livello dell’abitato. Resta esposto quasi a tutti i venti, non essendo altra eminenza che possa servir di ostacolo o riparo, che il monte Briguini a sirocco-levante e in distanza di miglia 5 in circa.

Per le condizioni termometriche, igrometriche e meteorologiche, non può dirsi diversamente per Solarussa, che siasi già notato sopra Oristano e gli altri paesi del campidano arborese.

Il caldo estivo è spesso temperato dai venti marini periodici, il freddo invernale appena sentito per l’influenza degli aquilonari, la neve raro fenomeno come lo sono parimente le tempeste dell’estate.

Le pioggie sono generalmente poco frequenti, ma l’umidità è costante e molto molesta nella stagione autunnale, e più ancora nell’inverno, massime se piovoso, per i molti pantani che si formano in tutte parti, e più nel recinto dello stesso abitato, e se il fiume straripi e porti le inondazioni sino al paese, e lasci empito un largo bacino.

L’aria è certamente contaminata da molti miasmi nell’estate e nell’autunno, e però maligna a quelli che avvezzi a miglior clima non si preservano nelle ore pericolose dalla infezione.

Quest’infezione ha sua principale sorgente nella suindicata palude e in altre minori, quando nei calori estivi si prosciugano.

Territorio. È tutto piano con pochi rilevamenti appena sensibili, il più notevole tra’ quali è quello che vedesi alla parte di settentrione e appellasi Urassi, regione incolta, sparsa di olivastri, la quale in altri tempi dovea essere un amplissimo oliveto.

Nelle altre regioni mancano le piante cedue e le macchie, e solo sulla sponda del fiume verdeggiano con le canne alcune specie che amano il terreno acquoso, segnatamente i pioppi che si coltivano per servirsene nella travatura dei tetti e in altri usi.

Delle specie selvatiche non si hanno che i soli conigli, le lepri ed alcune volpi. I conigli recano non poco danno alle vigne.

I cacciatori possono prendere pernici e tortorelle, e varie specie d’uccelli acquatici nel fiume.

Mancano le fonti, e si supplisce coi pozzi che danno acqua grave e salmastra, della quale è necessità che bevasi quando non serve quella del fiume, che è buona solo nell’inverno e nel principio della primavera.

Sono in questo territorio, come ho notato, diversi ristagnamenti prossimi all’abitato, ed uno maggiore della superficie di circa 25 giornate, che riempiesi dal fiume tutte le volte che esso straripa. Se i solarussesi avessero un po’ d’industria potrebbero con canali, da aprirsi con poca fatica, evacuare quelle paludi e avere vantaggio dalla cultura di quei terreni.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono in Solarussa anime 1904, distribuite in famiglie 508, e in case 506.

Questo totale componevasi dalle seguenti parziali, che portano il numero delle anime che si ritrovarono in uno ed altro sesso nelle diverse età; sotto i 5 anni, maschi 135, femmine 124; sotto i 10, mas. 98, fem. 98; sotto i 20, mas. 201, fem. 170; sotto i 30, mas. 115, fem. 116; sotto i 40, mas. 93, fem. 120; sotto i 50, mas. 176, fem. 167; sotto i 60, mas. 87, fem. 87; sotto i 70, mas. 36, fem. 49; sotto gli 80, mas. 20, fem. 10; sotto i 90, mas. 2.

Distinguevasi poi la parziale de’ maschi 963, in scapoli 517, ammogliati 340, vedovi 106; quella delle donne 941 in zitelle 513, maritate 340, vedove 88.

I numeri medi del movimento della popolazione sono nascite 36, morti 38, matrimoni 18.

I solarussesi d’ambo i sessi sono generalmente di bassa statura, e mentre in altre parti vedonsi corpi che crescono ad una statura superiore all’ordinaria, qui non sono molti che raggiungano questa, e alcuno li qualificò i nani della Sardegna.

Un’altra particolarità di questo paese sono le forme belle che si ritrovano rare, mentre in altre parti dello stesso campidano si ammirano fattezze regolari e gentili anche nelle famiglie che non vivono molto agiate.

Notasi pure in essi, come in quelli di Siamaggiore, un’aria smorta, quale è solita vedersi negli abitatori delle maremme toscane, e non si sa capire, perchè essendo altre popolazioni in un’aria che si riconosce niente migliore che sia questa, non pertanto vedasi il vigore d’una sanità robusta, e la vivacità d’un bel colorito specialmente nelle donne. Bisognerà dire che sia qui qualche elemento morboso, che manca altrove.

Le malattie che predominano in questo paese sono le infiammazioni, le febbri gastriche, le intermittenti, le fisconie addominali e la clorosi.

Nella cura della sanità sono serviti da un medico e da quattro flebotomi.

Devo notare che contro l’umidità del clima e la malignità dell’aria hanno un gran preservativo nel vino generoso che ottengono dalle loro vigne.

I solarussesi forse primeggiano tra’ beoni. Spesso si radunano nelle cantine (i magazzini che essi dicono), ed ivi passando intorno la misura, che appellasi redali, piena di quel nettare squisito, si infuocano nei discorsi, gestiscono gridando, delirano improvvisando spropositi, e cantano finchè lo posson fare per la copia del vino che trangugiano.

Un costume ridevole si osserva scrupolosamente in Solarussa. Quando la moglie soffre le doglie del parto il marito si incocolla col suo gabbano, e sedendo in un cantone della casa accompagna i lamenti della partoriente, profferendo in tuono di sofferenza: Ohi puru! significando che esso pure soffre, o partecipa dei dolori della moglie paziente.

Appena l’infante è nato, il marito cessa da’ lai e beve allegramente con gli amici, mentre le attendenti calzano di scarpe ordinarie la donna, e così calzata la mettono a letto.

Le donne della media e bassa classe, mentre vanno scalze in altro tempo, essendo a letto dopo il parto portano le scarpe. Nessuno sa indovinare la ragione di questa strana costumanza.

La natura de’ solarussesi non ha tutte le parti lodevoli. Sono piuttosto crassi, rustici, poco sobri, ma diligenti della fatica. Fa meraviglia e pena a chi osserva la feracità di quei terreni e la quantità di pezzenti che vanno a mendicare.

Sono superstiziosi, credono nelle fattucchierie; ma si dee dire che in questa credenza sono mantenuti da preti ignoranti e avari, i quali ricevon doni o prezzo per scrivere brevi o comporre amuleti in modi che si possono dire magici.

Tra le altre credenze è questa che i morti tornino nel paese nell’alto della notte e colpiscano o addentino quelli che muojono o debbono morire.

Timidi e indolenti se nove o dieci ladri armati entrino nel paese per far bottino in qualche casa, tutti s’intanano, e lasciano che quegli scellerati facciano a loro bell’agio quanto vogliono.

La stessa pusillanimità ed egoismo si può riconoscere in altri del campidano, e le prove non mancano in alcune aggressioni che i ladri orgolesi han fatto in diversi paesi senza che abbiano patito alcuna opposizione. Veramente sono degenerati assai da quelli che furono gli antichi arboresi, che sapeano fronteggiare e vincere le truppe del re d’Aragona in lunghe ed accanite guerre.

La massima parte delle famiglie hanno qualche proprietà; alcune possiedono molti terreni di seminagione o di vigne.

 
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