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Sindia

SINDIA, villaggio della Sardegna nella divisione di Nuoro, provincia di Cuglieri, compreso nel mandamento di Tres-nuraghes, sotto il tribunale di prima istanza d’Oristano, e nell’antico dipartimento della Planargia, che apparteneva al giudicato, o regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 1' 30", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 28'.

È situato sopra un piccol rilevamento dell’altipiano della Planargia in esposizione a tutti i venti, non però alla tramontana, perchè da quella parte si eleva un monte conico detto Monte ruju (Monte rosso).

Accade spesso nell’inverno che si senta un freddo molto pungente, massime soffiando il maestro-tramontana, e che la neve vi duri una o due settimane; nell’estate che si patisca del caldo, e che si rovesci qualche temporale anche con grandine. Le variazioni termometriche sono causa di molte malattie.

La nebbia è una meteora rarissima, ma soventi l’aria è imbevuta di umidità.

L’aria è pura di miasmi, e se alcuno arda per le febbri autunnali non è nel paese che le coglia.

Territorio. La superficie dell’agro sindiese non si può computar minore di circa 12 miglia quadrate.

Confina a tramontana col fiume che ha le sue prime origini nella tanca di Padru-mannu (Prato grande), dal quale il paese non è lontano più di mezzo miglio.

Tra le molte sorgenti che sono in questo territorio è a notarsi in primo luogo quella che dicono Cabuabbas, che trovasi a circa miglia 2 dal paese sotto il sirocco-levante, la quale è tanto copiosa che forma un ruscello perenne e scorre verso ponente-maestro; quindi la fonte di s. Barbara, che dà notevole copia d’acque non mai esauste; le fonti di Montecodes, che sono tre o quattro vene, che si riuniscono in un ruscello, e quella detta dell’Olmo, dove pare abbia operato la mano dell’uomo, scavando nel sasso un cratere ben capace, e sovrapponendo alla medesima sopra due pietre laterali un’altra quasi a tetto.

Selva. A levante del paese trovasi una regione, che dicesi Motta de Sindia, della estensione di circa 400 giornate, ed è una selva di quercie e roveri, dove non si vedono più alberi di quella grossezza che furono i tagliati nel 1824 e 25.

Devesi poi notare la selva di Septe quercos, alla parte di sirocco, che dista dal paese un’ora ed occupa una superficie di circa 430 starelli.

Lo stato di queste selve non è molto soddisfaciente, perchè molti tratti sono vacui e le piante spesso offese dalla scure de’ pastori, e il guasto crescerà se il governo non provvede più efficacemente e faccia rispettare le selve. I provvedimenti fin’ora fatti non rimediarono all’antico male e continuano gli abusi.

Il selvaggiume nelle specie de’ daini, cinghiali, lepri e volpi è molto numeroso; le pernici si trovano quasi ad ogni passo, e nell’inverno si possono cacciare gru, oche e colombi.

Popolazione. Nel censimento generale del 1846 si numerarono in Sindia anime 1351, distribuite in famiglie 344, e in case 290 (!!).

Il suddetto totale distribuivasi secondo le diverse età nell’uno ed altro sesso in queste parziali.

Sotto gli anni 5, maschi 114, femmine 103; sotto i 10, mas. 77, fem. 84; sotto i 20, mas. 165, fem. 126; sotto i 30, mas. 100, fem. 92; sotto i 40, mas. 117, fem. 113; sotto i 50, mas. 70, fem. 72; sotto i 60, mas. 52, fem. 25; sotto i 70, mas. 14, fem. 14; sotto gli 80, mas. 7, fem. 5; sotto i 90, mas. 1.

Distinguevansi poi i totali secondo la varia condizione domestica, il totale de’ maschi 717, in scapoli 414, ammogliati 277, vedovi 26; il totale delle femmine 634, in zitelle 282, maritate 281, vedove 71. Ricorre qui la stessa osservazione che altrove abbiamo fatta sopra la inesattezza delle differenze del totale de’ maschi e delle femmine, o degli ammogliati e delle maritate.

I numeri medii del movimento della popolazione sono, nascite 54, morti 30, matrimonii 12.

Le malattie più frequenti e mortali sono le infiammazioni del petto, dirò i dolori di punta, e nell’autunno febbri periodiche. A curarli si ha un chirurgo o un flebotomo.

De’ sindiesi sono applicati all’agricoltura 340, alla pastorizia 150, a’ mestieri 20, ad altre diverse professioni 30.

La istruzione primaria è trascuratissima. Mentre tra i sette e i dodici anni vi sono più di 60 fanciulli accade talvolta che non concorrano all’insegnamento, che soli due ragazzi.

Le donne lavorano la lana e il lino; il panno che fabbricano è molto stimato per cappotti e gabbani. Essi rifiutano l’acqua e non ne lasciano, restando sotto la pioggia molte ore, penetrare una sola goccia.

Agricoltura. Il terreno di Sindia sopra la roccia basaltica che forma lo strato superiore del gran pianoro, che in una parte dicesi Campèda, in un’altra Planargia, o Planaria, è frequentemente discontinuato, e meno idoneo al grano che all’orzo, come pare a quei paesani. Non pertanto vi sono siti, dove prospera benissimo il frumento.

La seminagione ordinaria suol essere di starelli 1000 di grano, 800 d’orzo, 150 di fave, 40 di legumi, 30 di lino.

La meliga non è molto curata da questi coloni.

La fruttificazione media del grano è all’8, quella dell’orzo al 14, quella delle fave all’8, e quella de’ legumi al 7. Di lino si possono raccogliere all’anno 400 decine, o fasci.

L’orticoltura si esercita appena da alcuni particolari in quanto sia sufficiente al bisogno della famiglia, non ostante che il corso delle acque permetta di estenderla assai più.

La vigna generalmente prospera poco, sebbene in questa regione batta fortemente il sole, e ciò a causa, come credo, che sia stata male scelta la loro situazione.

Le uve più comuni tra rosse e nere sono le così dette trobadu, retagliadu, panzale, muscadellu, muristellu, murino, nieddu mannu, cannonau, albaranzellu, retagliadu nieddu.

I vini sono molto leggieri ed un poco aspri; ma questo dipende dal pessimo metodo della manipolazione.

Servono alla consumazione del paese, e ben poco se ne brucia per acquavite, e si usa a sapa per provvista della famiglia.

I fruttiferi sono di molte specie e varietà, frutti gustosi, ma spesso scarsi sì per il gelo, che talvolta coglie gli alberi nella fioritura, sì per la violenza de’ venti che ne scuote i frutti prima della maturità. Il numero de’ ceppi delle diverse specie può ammontare a 2000.

Oltre i terreni chiusi per vigna sono molti altri tratti chiusi, dove più, dove meno grandi, onde sono detti cungiaus, o tancas. I sindiesi non furono dopo la legge delle chiudende molto solleciti per ridurre a vera proprietà i loro terreni, e passarono dieci anni senza aver voluto usare del beneficio sovrano, già che nel 1833 non si aveano murate o assiepate più di 460 giornate. Forse la paura di spendere inutilmente per la cinta e di vederla distrutta da’ pastori insofferenti della restrizione de’ pascoli, li trattenne.

Pastorizia. Nel sindiese si hanno ottimi pascoli e se non fossero comuni, calpestati di continuo e lasciati crescere sino a certo punto, sarebbero sufficienti ad una quantità di bestiame molto maggiore di quella che si ha. V’ha pastura per tutte sorta di bestiame.

Il bestiame di servigio e domestico numera buoi per le operazioni agrarie e per tiro de’ carri 320, vacche manse 60, cavalli 80, giumenti 280, majali 120.

Il bestiame rude vacche 2600, capre 1800, pecore 4500, porci 3000, cavalle 100.

 
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