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Siligo

SILIGO, villaggio della Sardegna nella divisione e provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di Bunànnaro, e nell’antica curatoria di Miluogo appartenente al regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 34', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 24'.

Siede nella valle del Pelao a destra sulla falda del monte del suo nome dalla parte che risponde a ostrosirocco, sì che resta difeso dal maestrale e in parte dal settentrione per questa eminenza, dal levante e sirocco per il Pelao. È poco esposto all’austro e al libeccio per altre eminenze.

Essendo il luogo poco ventilato vi si soffre del calore nell’estate, quindi l’inverno vi è mitissimo.

La nebbia è frequente, ma non nociva in nessun tempo, e vi è sentita l’umidità; i temporali piuttosto rari, e l’aria non si sperimenta maligna nè pure nella stagione che le terre basse svolgono i miasmi.

Territorio. È generalmente montuoso, ma non mancano le regioni piane.

Il Pelao col monte accennato di Sìligo e con l’eminenza, alla cui falda orientale è Bessude, formavano un pianoro che poi nelle convulsioni sotterranee si ruppe formando la valle, nella quale scorre uno de’ primi rivoli del fiume torritano e il varco, per cui da questa valle si passa in quella di Montessanto.

Questo monte levasi a levante in forma di cono tronco e termina esso pure in una piccola pianura sopra una base di miglia 7 1/2, nella quale, dalla parte di maestro-ponente, sono due piccole colline.

Anche il Montessanto era parte dell’accennato antico pianoro, come lo erano tanti altri rialti, tutti parimente spianati nel dorso.

Abbondano in questo, come ne’ prossimi territorio di Bunànnaro le roccie di origine ignea, e vedesi ben distinto sopra il Pelao il cratere d’un antico vulcano.

Si aprono in questo territorio molte fonti e alcune sono notevoli per la copia. Quelle che versano nella valle di Montessanto formano un rivolo che scorre sotto la falda settentrionale del monte di Siligo e si unisce a quello di Bessude ai termini estremi dello stesso monte verso ponente.

Prossime all’abitato sono due fonti, ma perchè mal tenute le acque sono scarse e perdono di bontà.

Accenneremo ne’ confini di Siligo con Ardara a piè di Montessanto la fonte di Pubulos, che è la più notevole del territorio per la copia delle acque e bontà. Credesi questo nome alterato dall’antico Bubalos, e che ivi sia stato uno dei primi monasteri, che i benedettini stabilirono in Sardegna.

A levante della grande strada in un avvallamento per mancanza di scolo impaluda l’acqua delle alluvioni sì che spesso è ricoperta un’area di molte centinaja di giornate.

Vi si prendono molte anguille e nella estate, quando la palude è in parte prosciugata, vi entrano i cinghiali per guazzarvi. Alcune volte i paesani metton fuoco al fieno disseccato e forzano a fuggire quei selvatici mezzo abbrustolati per coglierli con l’archibugio.

Trovansi anche de’ daini e volpi, e i cacciatori sempre che vanno ne’ luoghi, dove quelle bestie hanno il covile, raccolgono molta preda, massime di cinghiali.

Molti tratti di terreno nel Silighese sono coperti di ghiandiferi, ma la selva maggiore è quella che riveste le falde e le pendici di Montessanto.

Questa, perchè in tempi non molto lontani fu incendiata ora in una or in altra parte, non è notevole per grandezza di alberi e in molte parti le piante sono assai rare.

Questo diradamento nella valle, dove passa la strada per Sassari, fu fatto in favore de’ passeggieri, perchè nel passaggio non fossero sorpresi da’ masnadieri, e questi non si potessero nascondere tra la boscaglia sopra la strada.

Popolazione. Secondo che trovasi nel censimento del 1846 erano allora in Siligo anime 841, distribuite in famiglie 206 e in case 190 (??).

L’uno ed altro sesso distinguevasi secondo i diversi periodi della vita nel modo seguente: sotto i 5 anni mas. 54, fem. 43; sotto i 10, mas. 45, fem. 59; sotto i 20, mas. 102, fem. 85; sotto i 30, mas. 62, fem. 77; sotto i 40, mas. 66, fem. 54; sotto i 50, mas. 66, fem. 44; sotto i 60, mas. 24, fem. 56; sotto i 70, mas. 5, fem. 16; sotto gli 80, mas. 1, fem. 2.

In rispetto poi dello stato domestico il totale de’ maschi 425 dividevasi in scapoli 250, ammogliati 158, vedovi 17; il totale delle donne 416, in zitelle 207, maritate 155 (?!), vedove 54.

I numeri medii del movimento della popolazione sono nascite 54, morti 18, matrimoni 8.

Quattro quinti delle famiglie possedono qualche fondo; le proprietà grandi sono poche.

De’ silighesi, 255 sono applicati all’agricoltura, 50 alla pastorizia, 15 a’ mestieri.

Lavorasi dalle donne in circa 160 telai per provvedere a’ bisogni della famiglia e per guadagno.

La scuola primaria suole avere inscritti 15 fanciulli, ma non vi imparano a leggere se non quelli, che i genitori destinano allo studio e raccomandano particolarmente allo stesso maestro per iniziarli nella grammatica latina. Pertanto in questa scuola lasciasi di insegnare quello che è stato prescritto e si attende a fare ciò che non si dovrebbe fare.

Generalmente i silighesi sono robusti e vivono sani. Le malattie più comuni fra essi sono nell’inverno e nelle primavera infiammazioni di ogni genere, nel-l’estate ed autunno febbri periodiche, diarree e dissenterie.

Agricoltura. In varie regioni del piano sono terre molto acconcie alla cultura de’ cereali.

La quantità ordinaria della seminagione è di starelli 1400 di grano, 250 d’orzo, 80 di fave, 50 di legumi.

La fruttificazione mediocre è di 12 per 1 pel grano, 14 per l’orzo, 10 per le fave, e altrettanto per i legumi.

Parte della seminagione che trovasi entro i termini di Siligo appartiene ad agricoltori di Banari.

Di lino si semina quanto vuolsi dal bisogno della popolazione, e si ha un frutto soddisfacente.

Si semina pure della meliga, la quale produce assai, se i siti sono favorevoli.

La vigna matura bene i suoi frutti, se bene esposta, e dà una copiosa vendemmia.

I vini sono piuttosto buoni, sebbene i metodi non sieno molto acconci. Si fanno vini gentili da viti particolari. I vini comuni neri, come dicono, sono men comuni de’ bianchi. I primi sono più pregiati.

L’arboricoltura si esercita nelle vigne sopra poche specie, come meli, fichi, peri, susini di poche varietà. Il numero degli alberi può sommare a 3000.

Si coltivano pure alcune specie ortensi, e potrebbesi avere per favore de’ luoghi maggior prodotto, massime de’ legumi, che potrebbero vendere in Sassari e altrove.

Sino a pochi anni si aveano pochissimi chiusi per agricoltura e per pastura, ma gli impedimenti essendo stati tolti, ora resta chiusa in gran numero di poderi un’area considerevole.

Pastorizia. È questo un territorio ricco di pascoli per le diverse specie, e potrebbe la pastorizia esservi praticata in grande e con molto frutto, se si avessero metodi diversi, massime se si formassero apposite mandre e prati ne’ non pochi siti, che potrebbero produrre con molta larghezza del fieno da essere riservato per i bisogni.

Il bestiame rude che hanno i silighesi comprende-si nelle seguenti specie e quantità:

Vacche capi 1200, capre 3500, pecore 6500, porci 1800.

I formaggi sono pregiati e sarebbero venduti a prezzo molto maggiore se si fabbricassero meglio.

Il bestiame manso consiste in buoi per l’agricoltura 200, cavalli e cavalle 60, giumenti 150. Si nutrono ne’ cortili circa 80 majali e molto pollame.

L’apicultura è molto ristretta, nè forse il numero dei bugni sopravanza i 150.

 
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