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Siddi

SIDDI o SILLI, villaggio della Sardegna nella divisione di Cagliari, provincia d’Isili, compreso nel mandamento di Lunamatrona, sotto il tribunale di Oristano, già parte dell’antico dipartimento di Marmilla del regno di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 40' 30", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 15'.

Giace alla bassa falda orientale d’un notevole colle, che ha una distesa di più di 3 miglia e fa un seno aperto al levante.

Questo rilevamento del suolo protegge il paese dal ponente e da’ collaterali. Dall’altre parti resta esposto, meno però da quella di greco, dove in là di miglia 4 elevasi la gran mole della Giara.

Il suolo, dove siede, inclinasi a levante, dove, a poco più d’un miglio, è il bacino della palude di Pauli Arbarè, lunga quasi un miglio, larga 1/2, con una superficie di 1/3 di migl. quadrato.

Il caldo nell’estate è spesso assai sentito, il freddo nell’inverno piuttosto mite, se nol rafforzi il vento settentrionale, o sia congiunto con l’umidità. La neve vedesi in certi anni due o tre volte, e si patisce poco de’ temporali di grandine, che non sono frequenti.

La nebbia copre spesso il suolo nelle stagioni di mezzo, ma non si sperimenta nociva: la rugiada è copiosa.

L’aria non è molto salubre nell’estate e nell’autunno a cagione de’ miasmi che vi si trasportano dalla detta palude, quando soffia specialmente il sirocco.

Territorio. L’estensione territoriale di Siddi di poco forse sopravanza le tre miglia quadrate, parte nel piano prossimamente al paese e parte nella notata eminenza.

Questa dicesi, almeno nella parte che è compresa ne’ termini di questo paese, giara di Siddi, perchè come la gran giara, ha sopra la ripa un grosso strato di roccie vulcaniche, dalle quali si sogliono formare macine d’olive.

Si può credere che questa piccola giara sia parte dell’antico immenso pianoro basaltico, della quale restò una parte notevole nella gran giara.

Il piano indicato ha una superficie di poco più di 100 giornate, della quale è coltivabile poco più d’un terzo.

Notansi tre diversi rilevamenti nella parte della collina che è nel Siddese, e sono detti, uno Sa conca de sa cresia, l’altro Tres-nuragis, il terzo Sa fogaia.

Trovasi qualche volpe, più frequenti però le lepri e le pernici, e nella stagione le quaglie e le tortori.

Sono nel detto colle diverse fonti e parecchie notevoli, segnatamente quelle che sono nominate Sa mitza de Franciscu, Sa mitza de Bareci, e Sa mitza desi aqua salsa.

Da queste e da altre si formano due rivoli. Il primo di essi nasce dalla prima delle dette fonti, rade il paese all’estremità settentrionale, cresce dal rigagnolo di Bareci, limita dalla parte di meriggio il territorio del distrutto villaggio di Sitzamus e si versa nella palude: l’altro porta l’acque della terza sunnotata fonte e d’altre, bagna il territorio di Pauli-Arbarè e si versa nella palude di Sitzamus.

Abbiam notata la superficie della palude Sitzamus, della quale i Siddesi hanno il terzo, l’altro appartiene a’ prossimi paesi di Ussara-manna e di Pauli: or noteremo, che nella medesima resta dell’acqua quasi per tutto l’anno, perchè nella grande estate viene scoprirsi una zona intorno, ma nelle parti interne persiste l’acqua.

Intorno alla medesima vegetano con gran lusso le erbe palustri, principalmente la sala, le canne spurie, e i giunchi, come dicono, che sono di grande utilità, le sale per formare delle stuoje, le canne per riscaldare i forni, i giunchi per vari usi.

Sono poi dentro le acque molte anguille, che si prendono in due modi, o d’inverno nelle peschiere formate con canne, quando scendono i torrenti, o di estate e d’autunno con la fiocina. Le prime sono di facile digestione, le altre che si trovano nel fango fermentate, sotto un’acqua infetta della putrefazione dei lini, si sperimentano molto nocive allo stomaco, e non si mangiano se non da’ poveri, sebbene il fetore che esalano avverta della malignità.

In quei fanghi sono pure in grandissima copia le sanguette, onde molte persone si occupano di questa pesca.

Indi escono nuvoli di zanzare che sono nojosissime e fanno in alcuni corpi punture morbose.

Si trovano in questa palude molte specie acquatiche, anitre, folaghe, oche, galline, e quelle specie che i paesani nominano, missonis, porcelli d’acqua, sturruvigus ecc., delle quali si fa gran preda.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono in Siddi anime 473, distribuite in famiglie 127 e in case

122. Questo totale distinguevasi nell’uno ed altro sesso secondo le diverse età nel modo seguente:

Sotto gli anni 5, maschi 30, femmine 26; sotto i 10, mas. 26, fem. 25; sotto i 20, mas. 44, fem. 45; sotto i 30, mas. 51, fem. 46; sotto i 40, mas. 35, fem. 32; sotto i 50, mas. 25, fem. 29; sotto i 60, mas. 22, fem. 17; sotto i 70, mas. 6, fem. 9; sotto gli 80, mas. 4, fem. 1.

Distinguevasi poi secondo lo stato domestico il totale dei maschi 243, in scapoli 137, ammogliati 97, vedovi 9; il totale delle femmine 230, in zitelle 109, maritate 100 (?), vedove 21.

Il movimento della popolazione portava nascite 22, morti 14, matrimonii 3.

Le malattie più comuni sono dalle brusche variazioni atmosferiche e dalla malaria, febbri periodiche e infiammazioni di petto.

Ne’ giorni festivi la gioventù si sollazza ne’ balli all’armonia delle canne, o lionelle. Per le nozze si fanno per più giorni grandi allegrezze e si apprestano lauti conviti. I parenti fanno allora agli

sposi de’ regali, che consistono in galline, montoni, e misure di grano, e si mandano con ornamento di fiori alla casa nuziale, dietro lo zampognatore. Che se i parenti sieno benestanti i regali sono di maggior pregio, vitelle, vacche, giojelli, e altri oggetti di notevol valore.

Professioni. Gli uomini applicati all’agricoltura sono 150 incirca, alla pastorizia 20, ai mestieri 10.

Quasi in ogni casa si ha il telajo, e si lavora in lino e lana per l’uopo della famiglia.

La scuola primaria non numera più di 7 fanciulli. Nel paese sanno leggere e scrivere sole 6 persone.

Agricoltura. Le terre di Siddi sono nella virtù produttiva niente inferiori alle altre della Marmilla, che è di una famosa fertilità, come la propinqua Trecenta.

La quantità che annualmente si suole seminare è di starelli 700 di grano, 150 d’orzo, 200 di fave, 12 di legumi, 20 di lino.

La fruttificazione comune ordinaria è del 12 pel grano, del 15 per l’orzo, del 14 per le fave, dell’8 pe’ legumi. Il lino produce piuttosto scarsamente.

L’orticoltura è praticata in quei tratti di terreno, che sono alla medesima idonei; e hanno buoni frutti, quali stimansi segnatamente i melloni, i cavoli di varie specie, i pomi d’oro ecc.

Il vigneto non è molto esteso, nè ben coltivato. Le più comuni varietà di uve sono le così dette, nuragus, vernaccia, malvagia, bovali, mora, cannonao, moscatelli. Sebbene la manipolazione non sia molto accurata, tuttavolta i vini sono pregiati, e massimamente la malvagia, che si riconosce ottima, e che si stima moltissimo in tutto il dipartimento, che fa ottimi questi vini.

Abbruciasi poca quantità di vino per l’acquavite, nè pur quanto possa bastare alla consumazione del paese.

Gli alberi fruttiferi che si trovano nel vigneto e negli orti possono in totale sommare a ceppi 2500.

Le specie dominanti sono olivi, mandorli, susini, fichi e peri di varietà diverse.

I terreni chiusi per seminarvi e pascolarvi il bestiame domito sono pochi e forse complessivamente non comprendono una superficie di 80 giornate.

 
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