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Sia-piccia

Siamanna tiene a settentrione il villaggio di Sia-piccia a miglia 2/3; Villa-Urbana verso l’austro a miglia 1 3/4; Simagis a ponente-maestro a miglia 3 2/3; Oristano verso il ponente a poco meno di miglia 8.

Le vie sono in molti tratti difficilmente carreggiabili.

Religione. Siamanna resta compreso nella giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano ed è servito nelle cose spirituali da un rettore assistito da un coadiutore.

La chiesa parrocchiale è dedicata alla santa vergine e martire Lucia, e fu eretta nel 1512 da un canonico arborese, Antonio Formentini, il quale era prebendato della medesima. Il suo campanile fu fabbricato nel 1745 per cura del canonico Francesco Mura, che in quel tempo godeasi questa prebenda; ma dopo un secolo e cinque anni non potè tuttora essere compito, perchè mancante del cupolino.

All’estremità dell’abitato è una chiesa filiale dedicata per voto a s. Sebastiano dopo la cessazione del-l’ultima pestilenza.

Le principali feste e frequentate da forestieri sono per s. Vincenzo Ferrero, per s. Isidoro agricola, e due volte per s. Lucia, la prima addì 5 ottobre, la seconda nel giorno proprio. Per quella di ottobre si corre il palio.

A dispetto della legge, che proibiva che si seppellissero poscia i cadaveri nella chiesa, i siamannesi, consentendo e connivendo per i loro fini i preti, continuarono a seppellire nella chiesa quelli che posson pagare, gittando nel cimitero contiguo alla parrocchiale ed alle case i corpi de’ poveri e de’ bambini di famiglie povere!!

Nella campagna alla distanza di venti minuti è una chiesupola antica dedicata a s. Giovanni Battista, dove più non si festeggia.

Antichità. Vedonsi in diverse regioni del siamannese sette nuraghi, che sono appellati dal nome della regione in cui si trovano: il nur. di s. Giovanni, quello che è vicino all’anzinotata cappella, il nur. di Pizzugnu, il nur. di Uredda, il nur. di Palas de soli, il nur. di Planu, il nur. di Riu-murta, il nur. di Canali-agureu. I tre ultimi sono in gran parte distrutti, gli altri di poco diminuiti. L’entrata è bassa, e rivolta, come in tutti gli altri, all’oriente d’inverno.

In molti punti di questo territorio trovansi indizi di casali; ma siffatte vestigie sono più notevoli nel luogo detto su cuccuru de s. Vittoria, e in quello che si denomina da s. Barbara. Ivi furono certamente due chiese, che aveano le predette titolari, come è indicato dalle fondamenta, e dai materiali intorno delle abitazioni, come dimostrano i rottami.

Questo paese era compreso nel marchesato di Arcais, e pagava il diritto di pascolo nel paberile, o maggese, e il diritto delle vigne, ma non il così detto Laor di corte per privilegio, che diceasi conceduto da D. Damiano Nurra, primo marchese di Arcais, pagando invece il canone di lire sarde 12, per il forno di calce che si coltiva nel luogo detto Grogana.

SIA-PICCIA [Siapiccia], villaggio della Sardegna nella divisione di Cagliari, provincia di Oristano, compreso nel mandamento di Simagis, sotto il tribunale di Oristano, e nel campidano, di cui era capoluogo lo stesso che è attualmente, quando fioriva il regno di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 55' 30" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 16' 30".

La situazione di questo paese è identica con quella di Sia-majore, e solo è a notare che manca a questo l’ostacolo che protegge l’altro dal ponente, ma invece per una eminenza che sorge a piccol tratto in là di un rivolo resta difeso dal maestro-tramontana.

Il suolo del paese è polveroso d’estate e fangoso d’inverno, le vie sono irregolari in tutti i rispetti.

Territorio. La sua superficie è circa di 10 miglia e si estende nelle più parti sulle pendici del Griguini, alla cui falda occidentale siede il paese.

Sulla vegetazione della montagna vale lo stesso, che si disse per il limitrofo Sia-majore; parimente sopra i selvatici e le specie degli uccelli.

Dentro la circonferenza territoriale di Sia-piccia sono sei fonti degne di essere notate, delle quali tre formano rivolo.

Fontana-majori vicinissima all’abitato ha le particolarità d’un notevole grado di calore, per cui potrebbe porsi tra le acque termali. Essendo insieme abbondante, sì che potrebbesi mettere in movimento la macchina d’un molino, le donne vi portano i panni e vi fanno gualchiera.

La fonte detta Serrogana versa con qualche larghezza un’acqua ottima a bere.

È pure copiosa, salubre e pura quella di Pirapuzzu.

Queste con altre acque riunendosi formano diversi rivi, i quali si versano nella corrente del rio di Sia. Non essendo sul medesimo nè pure in questo territorio alcun ponte, però nessuno in tempo piovoso, quando gonfia per i torrenti, può tentar il guado senza pericolo.

I rivoli da notare sono il rio Pietroso, e rio Corria. Il primo è formato da’ rigagnoli di Fontana Majore e di Pirapuzzu, l’altro dall’acque di Serrogana e di rio Ollastus.

A mezzo miglio dal paese nel luogo detto Srugu, presso rio di s. Elena, il suolo trovasi sparso di acquitrini, dove in certe parti si fa orticoltura e si coltivano principalmente i melloni.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono in Siapiccia anime 273, distribuite in famiglie 78 e in case 77.

Si distinguevano e ordinavano questi abitanti in uno ed altro sesso rispettivamente all’età nel modo seguente.

Sotto i 5 anni maschi 14, femmine 10; sotto i 10 mas. 17, fem. 19; sotto i 20 mas. 26, fem. 31; sotto i 30 mas. 30, fem. 22; sotto i 40 mas. 23, fem. 24; sotto i 50 mas. 17, fem. 17; sotto i 60 mas. 19, fem. 17; sotto i 70 mas. 17, fem. 18; sotto gli 80 mas. 5, fem. 8; sotto i 100 mas. 1.

Quindi i 140 maschi si ripartirono in scapoli 79, ammogliati 56, vedovi 5; le 133 femmine in zitelle 64, maritate 56, vedove 13.

Gli abitanti di Sia-piccia sono forti, vigorosi e resistenti al lavoro e alle inclemenze delle stagioni.

Le malattie più frequenti sono febbri autunnali, infiammazioni addominali e di petto, le quali si curano nella famiglia senza il soccorso della gente d’arte, che detestano.

La medicina solita nelle febbri sono le acque fine della montagna, e siccome l’esito delle malattie è sovente più felice co’ semplici metodi, che non sono con l’opera de’ medici e flebotomi, così continuano a non chiamar medici. I fautori della idropatia possono da questo provare che la loro medicina è di consiglio naturale, o istinto.

Esercitano questi paesani l’agricoltura e la pastorizia, e in certi tempi tagliano legna e fan carbone. Cinque o sei praticano gli altri mestieri.

Le donne lavorano sul telajo e tessono lini e lane.

La scuola primaria conta non più di 5 fanciulli, e in tutto il paese quelli che san leggere e scrivere non sono più di 6.

Agricoltura. Sono in questo territorio de’ luoghi attissimi alla produzione de’ cereali.

La seminagione ordinaria è di starelli di grano 300, d’orzo 80, di fave 60, di ceci 6; la fruttificazione ordinaria del grano è al 10, dell’orzo al 12, delle fave all’8, di ceci altrettanto.

Di lino si possono raccogliere annualmente mille dozzine di manipoli, e quasi tutto lavorasi nel paese.

L’orticoltura è negletta, sebbene vi siano molti siti opportunissimi, e appena si coltiva qualche specie per il bisogno dei particolari, e nell’estate si piantano i melloni nel luogo che abbiamo indicato su Srugu.

 
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