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Sia-majore

SIA-MAJORE [Siamaggiore], villaggio della Sardegna nella divisione di Cagliari, provincia d’Oristano, e nel mandamento di Cabras, sotto il tribunale di prima cognizione di Oristano, già parte del campidano Maggiore, che era uno de’ dipartimenti del regno di Arborea.

Pare che il nome Sia, del quale si vedono insigniti alcuni paesi del campidano Arborese equivalga a s’ia, o a sa bia (la via), e veramente nella pronunzia i campidanesi elidono il v o b e in vece di via o bia dicono ia, come invece di bidi, o vidi, pronunziano idi, sì che con l’articolo viene a sentirsi s’ia, invece di sa ia, e s’idi, invece di sa idi (la vite).

Noti il lettore che oltre i paesi ancora esistenti Siamajore, di cui qui parliamo, e quelli di Sa-manna e Siapiccia, di cui parleremo tosto, si trovano nelle antiche carte menzionati altri due paesi con questo nome e furono Sia de s. Luca, paese distrutto nel campidano Simagis, e Sia de s. Nicola nello stesso cantone.

La posizione di questo paese è nella latitudine 39° 57', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 28' 10".

Siede tra’ campi arboresi in un piano inclinato verso levante a circa un miglio dalla sponda destra del fiume in esposizione a tutti i venti, giacchè le eminenze trovansi lontane in là di 7 miglia.

Nell’estate il caldo suol essere temperato dalla brezza marina, che vi è ben sentita non essendo il mare più lontano di miglia 6; il freddo mitissimo nell’inverno sì che l’aria è temperata come nella primavera, se non spirino venti freddi. Pochissime volte si vede biancheggiar la terra per nevicazione.

Le piogge sono piuttosto rare, e mancano spesso dalla primavera al principio dell’autunno. Non ostante soffresi una grande umidità per la vicinanza del mare e del fiume e per l’evaporazione che sorge da tre paludi molto prossime all’abitato.

Da questa proviene la nebbia che frequentemente ingombra il paese, ora più, ora meno spesso, e la quantità della rugiada, che nelle notti serene, dominate dagli aquiloni si fa brina. Egli è nel Benaji, come dicesi la regione bassa ed umorosa, dove la nebbia vedesi più densa e frequente.

I temporali di grandine avvengono a lunghi intervalli di anni. La fulminazione è pure rara.

L’aria di Sia-majore, come quella di tanti altri paesi del campidano, è perniciosa dalla prima estate all’autunno inoltrato, e molti usati a miglior cielo nel respirarla ne restano ammorbati, mentre pare innocente a quei del paese, come i veleni stessi lo sono a quelli che vi sono assuefatti.

Territorio. La superficie territoriale di Sia-majore forse di poco supera le 4 miglia quadrate. Essa è tutta piana.

Come potrebbesi supporre mancano le sorgenti, e devesi bere da’ pozzi, che danno un’acqua di mediocre bontà, la quale trovasi dopo lo scavo di pochi palmi nella suindicata regione del Benaji; però mancano i vegetabili naturali che possono servire al focolare e al forno.

Di selvatico si hanno solo alcune lepri, conigli, e nelle paludi indicate e nel fiume poche specie di uccelli acquatici.

Una parte di questo territorio è traversata da un fiume morto, cioè da una gora, ampia tre trabucchi che comincia dalle vigne di Soccorossa e finisce sotto Fenugheda, dove l’acqua delle ridondanze del Tirso scorre nelle piene, quindi ristagna e tiene il fondo melmoso per tutto l’anno con grande infezione dell’aria, di che poco si curano questi paesani. Questa gora viene appellata Saloreddu.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si contarono in Sia-majori anime 701, distribuite in famiglie 195 e in altrettante case.

Furono distinte nell’uno ed altro sesso in rispetto ai varii stadi della età nel modo seguente.

Sotto i 5 anni, mas. 36, fem. 36; sotto i 10, mas. 50, fem. 42; sotto i 20, mas. 69, fem. 65; sotto i 30, mas. 52, fem. 45; sotto i 40, mas. 53, fem. 56; sotto i 50, mas. 41; sotto i 60, mas. 33, fem. 26; sotto i 70, mas. 24, fem. 24; sotto gli 80, mas. 6, fem. 5; sotto i 100, mas. 1.

E si distinsero in rispetto del vario stato domestico i 366 mas. in scapoli 208, ammogliati 145, vedovi 13; e le 335 donne in zitelle 160, maritate 145, vedove 30.

I numeri del movimento della popolazione sono, nascite 28, morti 18, matrimoni 5.

Le malattie predominanti sono infiammazioni di vario genere, febbri periodiche autunnali, cachessie.

Si hanno per curar la salute due flebotomi.

Vedesi che anche le persone del paese vanno soggette alle febbri della malaria, ma questo ne’ corpi già bene sviluppati è un caso raro, per una malignità eccessiva de’ miasmi, e perchè l’organismo si trovi in squilibrio per altre cause. Se uno sia bene attento a preservarsi dalle mutazioni troppo brusche di temperatura, e mangi cose sane sì che possa digerir bene e faccia uso della vernaccia con certa moderazione, che non sia parsimonia, la sanità si conserva e la vita si prolunga con vigorose facoltà sino ad una tarda età.

I siamajoresi sono uomini quieti e riverenti delle leggi, religiosi, e anche laboriosi, ma mancanti d’industria, onde non ritraggono dal terreno tutto il bene che altri ne trarrebbe.

L’istruzione è pochissima in tutti i rispetti, e l’elementare, per cui è stata stabilita la scuola primaria, poco o nulla giova, per negligenza del maestro e per altre cause.

Le donne lavorano al telajo e provvedono almeno delle tele la famiglia.

Agricoltura. La parte bassa del territorio (su Benaji) è fertile di tutto, la parte più rilevata (su Gregori) che per conseguenza è men umida dell’altra è idonea alla cultura del grano, dell’orzo, del lino, e in alcuni tratti anche a quella delle fave.

La quantità della seminagione suol essere la seguente, star. di grano 550, d’orzo 200, 100 di fave, legumi 20.

La fruttificazione ordinaria del grano, orzo e fave, suol essere del 10. Di lino se ne raccolgono 270 cantare.

Nel Benaji si ha un luogo molto acconcio alla cultura del granone e delle specie ortensi, e non pertanto pochi ci badano, e per poca intelligenza hanno men lucro che potrebbero avere.

Le cornacchie che vengono su queste terre in grandi stormi danneggiano i seminati, scavando e mangiando i semi delle fave.

La nebbia diminuisce spesso le raccolte.

La cultura degli alberi è negletta nello stesso modo, epperò devonsi desiderare certe specie di frutta, che si potrebbero aver ottime, e appena assaggiare quelle poche che hanno ficaje e susini.

La vigna è molto ristretta, però la vendemmia è scarsa. La quantità del vino è la comune in tutti i campidani, cioè la vernaccia, che non manca di bontà se la manipolazione sia un po’ curata.

Le terre chiuse (cungiaus) per seminarvi e per tenervi a pascolo il bestiame sono poche.

Bestiame. Il bestiame di servigio consta di buoi 180, vacche 50, giumenti 180.

In alcuni cortili si nutrono e ingrassano de’ majali coi fichi d’India.

Il bestiame rude consiste in alcune greggie di pecore, che in totale possono sommare a capi 1500.

Si hanno pochissimi alveari.

Commercio. I frutti agrari, sopravanzati al bisogno del paese, si vendono a’ negozianti di Oristano, e possono produrre 40 mila lire in circa.

 
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