SEULO, villaggio della Sardegna nella provincia d’Isili, compreso nel mandamento di Seui, sotto il tribunale di Lanusei (di prima cognizione). In altri tempi era capo luogo di curatoria del regno di Cagliari e dava il nome al dipartimento.
La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 52' 30" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 7' 50".
Siede il paese alla falda d’un colle intorno al libeccio, ha strade irregolarissime non selciate ed aspre, e le case rozzamente costrutte, disagiate e poco salubri.
Il clima è in niente diverso di quello di Seui, dal quale dista poche miglia, men caldo nell’estate, che freddo nell’inverno, esposto agli aquiloni, e agli altri venti, ma un poco riparato dal greco, dove le pioggie sono frequenti nell’autunno e nella primavera, le nevi nell’inverno, le nebbie innocenti alla vegetazione, le tempeste nocive ai seminati, alle vigne e a’ fruttiferi.
L’aria è sempre libera dai miasmi, che viziano quella dei luoghi bassi nell’estate ed autunno.
Territorio. L’estensione del medesimo è forse non minore di 16 miglia quadrate.
La superficie è generalmente montuosa, e alcune delle sue eminenze sono spianate nel dorso: esse furono già parte de’ vicini altipiani del tacco di Sadali e di quello del Sarcidano.
Fra la principali eminenze sono il Perdedu o Petretu, e il Pedduni.
Il monte Petretu levasi a greco del paese alla distanza di un miglio e mezzo, più alto degli altri che sono nel territorio. Anch’esso ha la sua sommità spianata, e frequentissime piante di ginepro, i cui frutti sono ricercati e venduti in altre parti. I Seulesi vanno nella primavera a raccogliere per uso medico quelli che sono già maturati. Alcuni adoprano le sue bacche contuse e poste in infusione nell’acqua per eccitare la traspirazione ne’ raffreddori e per rimediare a vari incomodi. Le bacche sono gittate nel fuoco per imbalsar l’ambiente e togliere la sensazione di altri odori molesti, sebbene non lo disinfetti da’ miasmi. Nell’inverno i tordi e merli vi frequentano per nutrirsi di questi frutti, e allora i cacciatori possono fare gran preda di queste specie.
Il Petretu è accessibile anche a cavallo.
Il Pedduni o Pelluni sorge quasi alla stessa distanza dal paese nella direzione di maestro-tramontana ed ha nella base una circonferenza di circa 7 miglia, con più larga pendenza verso maestro e ponente. È bagnato nelle estreme falde boreali e occidentali del Dosa.
Sono poi a notare i così detti tacchi: il tacco di Marcusa, che comincia a mezzo miglio al ponente-libeccio del paese e si prolunga verso ostro per miglia 3 assottigliandosi tanto nella sommità che la larghezza pare ristretta a 1/4 di miglio: il tacco di Ticì a scirocco e a più di un miglio dal paese, il cui piano non eccede forse il mezzo miglio quadrato; quindi altri minori terrazzi, tra’ quali va computata la collina, che sostiene nella sua pendice il paese. Essa è dipendenza di altro tacco maggiore che trovasi a greco-tramontana.
Nella regione di Odoli trovasi la spelonca volgarmente appellata Grutta deis gianas (grotta delle fate o vergini), dove sono bellissime concrezioni e grandi massi di alabastro, del quale furono formate delle colonne per ornamento delle chiese, e segnatamente quelle dell’altare di s. Cecilia nella cattedrale di Cagliari e di s. Giuseppe Calasanzio nella chiesa degli Scolopi in Cagliari. Questa spelonca, che è degna di esser veduta per la vaghissima varietà delle sue stelattiti e stelagmiti, resta sconosciuta ai viaggiatori, e però non visitata come accadde di tante altre bellissime, che sono in altre parti fra le masse calcaree. La roccia dominante nel Seulese è parimente la calcarea.
Le fonti sono frequentissime, e alcune versano in gran copia acque perenni e pure.
Da queste si formano diversi ruscelli, i quali si versano nella sponda sinistra del Dosa.
Il più notevole tra questi è il Birissai, il quale ha le prime scaturigini a due miglia dal paese al greco-tramontana, cresce delle acque del Petretu e passa a levante del paese in distanza di miglia 1/2, onde piega verso il suo austro restando alla stessa distanza.
In questo punto riceve un ruscello che porta le acque delle fonti orientali del Pelluni, quindi scorre verso ostro-libeccio nella valle, che apresi tra il tacco di Marcusa a destra e quello di Tici e di Sadali a sinistra, e dopo miglia 5 1/2 di corso entra nel Dosa, accresciuto da altri rivoli e da quello maggior degli altri che scorre tra il tacco di Tici e quello di Sadali, nato a miglia 1 1/3 al settentrione di Sadali.
Su questo rivolo, dov’era il guado per quelli che andavano in Seui e nella Ogliastra, fu nel 1827 fabbricato un ponte, e rimosso così l’ostacolo della comunicazione col capo luogo nel tempo delle piene.
Sono nel seulese otto distinte selve popolate da lecci, le quali complessivamente occuperanno la superficie di miglia quadrate 2 1/2 e avranno approssimativamente più di 250,000 alberi annosi.
Nelle altre parti incolte ora più ora men spesse trovansi tra le piante cedue di varie specie anche molti ghiandiferi della suddetta specie.
Le più estese delle suindicate selve sono nella così detta montagna d’Arbistia, dove si possono ingrassare in annate fertili non meno di due mila porci, quindi quella di Arquennui e terza quella di Odoli, dove abbiamo indicata la bella grotta delle vergini (deis gianas, o ajanas).
Ne’ monti di Petretu e Pelluni e in altri luoghi alti sono in gran numero i mufioni e i cervi. I cinghiali poi si trovano in ogni parte, e i cacciatori senza gran difficoltà ottengono buone prede.
Le volpi trovansi pure in tutte parti, e fanno gran danno a’ caprari ed a’ pecorari.
I grandi uccelli di rapina vedonsi frequentissimi volare, i quali quando sono affamati (principalmente l’aquile) si lanciano con furia sopra le greggie e si portan su qualche capretto o agnello, e talvolta attaccano i capi maggiori.
Gli uccelli ricercati da’ cacciatori vi sono in gran numero, e nell’inverno si può fare gran cattura di merli e tordi come abbiamo già accennato.
Popolazione. Nel censimento del 1846 notossi la popolazione di Seulo di anime 744, distribuite in famiglie 208 e in case 206.
In altri tempi era qui la maggior popolazione di questa contrada meridionale della Barbagia, ed era però capo luogo del dipartimento: poscia per causa di feroci lunghe inimicizie il numero de’ popolatori fu scemato per le uccisioni, e quello delle famiglie per la emigrazione di coloro che sentendosi impotenti a contendere con avversari più forti emigrarono in altre parti.
Era il numero de’ popolatori maggior che sia adesso prima del 1830; ma per l’influenza vajuolosa e per le petecchie che imperversarono in quell’anno accadde una notevole diminuzione, essendo mancati 117.
In detto censimento le 744 anime si ordinarono nei due sessi per rispetto delle varie età nel modo seguente:
Sotto i 5 anni maschi 64, femmine 53; sotto i 10 mas. 41, fem. 43; sotto i 20 mas. 57, fem. 60; sotto i 30 mas. 42, fem. 80; sotto i 40 mas. 48, fem. 48; sotto i 50 mas. 90, fem. 38; sotto i 60 mas. 25, fem. 30; sotto i 70 mas. 26, fem. 37; sotto gli 80 mas. 6, fem. 5; sotto i 100 mas. 1.
In rispetto quindi allo stato domestico si distinsero i 350 maschi in scapoli 214, ammogliati 122, vedovi 14; le 394 femmine in zitelle 228, maritate 124 (!!), in vedove 42.
Probabilmente la popolazione attuale supera di anime 90 il numero notato nel censimento.
I numeri del movimento della popolazione sono nascite 30, morti 17, matrimoni 6.