Settimo

SETTIMO [Settimo San Pietro], villaggio della Sardegna nella provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di Sinnai, sotto il tribunale di Cagliari, e nella curatoria di Campidano appartenente all’antico regno di Cagliari.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 17' 40", e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 4'.

Siede sul piano tra alcuni piccoli rialti, che si levano alla parte di maestro-tramontana, a quella di greco e di libeccio in sul confine dell’abitato.

In distanza poi di poco più di due miglia sorge la catena delle colline doliesi, che si dirama verso ponente-libeccio per più di miglie 10 e va a finire nel lago maggiore di Cagliari: in distanza di 5 sorgono i monti di Burcèi e di Sette Fratelli.

La suddetta catena di colline essendo bassa, questo paese è mal riparato dalla tramontana, lo è però bene dal greco e levante, ma resta esposto al maestrale, al ponente e seguenti sino al sirocco.

Il sirocco e i venti australi caricano l’atmosfera di questa regione di molti vapori, accrescendo l’umidità che si causa dalle prossime paludi di Pirri e di Quarto, e di quella di Mara-Calagonis.

Vedesi spesso il paese, massimamente nelle mezze stagioni, ingombrato da una nebbia leggera. La nebbia crassa è rara, e sono però rari i danni della vegetazione per questa causa.

La temperatura invernale è mitissima, salvo che domini l’aquilone o il maestrale.

La neve è una meteora straordinaria, ed accade ben di rado che per poche ore resti il suolo coperto d’uno strato di neve, spesso un dito.

Nell’estate il caldo è tollerabile per la influenza della brezza marina, fuori il caso che domini l’ostro o il sirocco.

Le pioggie sono forse meno infrequenti che altrove per la vicinanza dell’alta montagna del Serpellino, e per la stessa ragione i temporali, sebbene sieno piuttosto acquazzoni, che grandine e fulmini.

L’aria di questo paese non è in certi tempi, cioè nell’estate ed autunno, sgombra di miasmi.

Questi si potrebbero diminuire della massima parte se finalmente si volesse togliere il pantano prossimo al paese e persistente ancora ne’ calori estivi, che alimentasi sempre dal versamento delle acque della fonte dove si abbeverano i porci. Nel calore della stagione, massime essendo il suolo naturalmente palustre, si svolgono degli effluvi fetidissimi, che ammorbando l’aria sono causa di frequenti malattie e massime delle febbri intermittenti. Questa malignità sarebbe facilmente tolta, se si vietasse l’abbeveraggio delle dette bestie in quella fonte mandandole ad altre non molto distanti, oppure se si selciasse il suolo e si agevolasse lo scolo.

Le strade del paese sono irregolari in tutto, fangose nell’inverno. Le case sono costrutte con un zoccolo a pietre, il resto a mattoni d’argilla. Sarebbero meglio situate le abitazioni nel rialto dove è la chiesa; ma perchè scavandovi non si potea trovar l’acqua a piccola profondità si è desistito di voler fabbricarvi, e si patisce l’umidità del sito, dove si abita.

Territorio. Una sua parte è piana, l’altra è distesa sopra le notate piccole eminenze verso maestro, e sopra altri piccoli rilevamenti verso ponente.

Mancano le sorgenti, e il suolo è generalmente arido. Nel paese sono scavati tanti pozzi, quante sono le case; l’acqua è salmastra; non pertanto la maggior parte della popolazione la beve, e soli i benestanti mandano a provvedersi ne’ monti di Sinnai alla distanza sino di due ore. Potevasi rimediare, come in Cagliari, con le cisterne; ma non vi si pensa e si subisce stupidamente la spesa annuale che vuole questo servigio, e che sarebbe per nove decimi risparmiata se si conservasse l’acqua piovana. Due fiasconi d’acqua a due ore di distanza valgono per lo meno la mezza giornata d’un garzone, anzi la giornata intera, perchè dopo quella fatica non si ha più forza ad altro lavoro; valgono ancora di più se adoprasi il giumento.

Nelle stagioni piovose scorrono nella regione boreale di questo territorio alcuni rivoli, i quali si riuniscono in due, che versano le acque nella palude di Quarto, o stagno de Molentarju.

Uno di essi traversa il paese, cagionando de’ pantani che aggiungono alle altre cause di infezione. Inde scorre verso Quartuccio, e parimente lo traversa.

L’altro scorre a ponente e tocca Selargius, onde discende nel suindicato stagno.

In verità non sono questi altro che torrenti, perchè non scorrono se non dopo le pioggie, e non hanno fonti, non potendosi dir tali le scaturigini delle colline imbevute dalle pioggie. Nell’inverno del 1833 restò sempre asciutto il letto dell’uno e dell’altro.

La vegetazione ne’ terreni incolti è di sole macchie e assai rare, perchè i settimesi han tagliato senza mai pensare a ripiantare, e non han lasciato crescere le piante.

Di selvaggiume non si può notar altro che alcune lepri e volpi e poche specie di uccelli.

Popolazione. Notaronsi nel censimento del 1846 anime 1263, distribuite in famiglie 300 e in case 300.

Quel totale d’anime si distinse poi in uno ed altro sesso per rispetto a’ varii periodi d’età nel seguente tenore:

Sotto i 5 anni

maschi 75, femmine 66;

sotto i 10

mas. 76, fem. 73;

sotto i 20

mas. 135, fem. 110;

sotto i 30

mas. 119, fem. 83;

sotto i 40

mas. 96, fem. 106;

sotto i 50

mas. 73, fem. 68;

sotto i 60

mas. 49, fem. 63;

sotto i 70

mas. 27, fem. 21;

sotto gli 80

mas. 13, fem. 8;

sotto i 90

mas. 2, fem. 3;

sotto i 100

mas. 1, fem. 1.

Si distinsero poi in rispetto alle diverse condizioni domestiche

Maschi scapoli ammogliati vedovi
666, 412, 235, 19.
Femmine zitelle maritate vedove
602, 310, 228, 64.

Il movimento ordinario della popolazione porta nascite 55, morti 28, matrimonii 12.

Le malattie più frequenti sono infiammazioni addominali, febbri intermittenti autunnali. Sono curati nelle malattie da un chirurgo e da un flebotomo.

 
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