Senneriolo

SENNERIOLO o SINARIOLO [Sennariolo], villaggio della Sardegna nella provincia di Cuglieri, compreso nel mandamento di questo, e quindi soggetto al tribunale di prima cognizione di Oristano.

Questo comune era contenuto nel dipartimento, che diceano di Monteferro, appartenente al regno di Logudoro, come vuole il Fara, ma più probabilmente, come abbiamo notato nell’art. Seneghe, al regno di Arborea.

La sua posizione geografica è nella lat. 40° 12' 30" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 34'.

Giace questo paese dopo i termini del monte Ferro, o monte di s. Lussurgiu, nella destra della vallata, in cui scorre il rio di Escano, dove comincia a stendersi il pianoro della Planargia, in esposizione a tutti i venti, esclusi i siroccali che sono riparati dalla mole della gran montagna.

Il clima nel generale non è diverso da quello che fu notato per Escano, soggetto, come esso, alla spesso nociva influenza del violento levante, che cagiona gravissimi danni a’ seminati nei mesi di aprile e maggio, prostrandone una parte per non più rilevarsi e produrre, ed agli alberi dei quali scoscende anche i grandi rami; dove parimente i calori estivi non sono molto molesti, perchè temperati dai venti periodici marini, non molto sentito il freddo invernale per la ragione del tepore del prossimo mare, frequenti le pioggie, rarissime le tempeste di grandine, la nevicazione moderata e presto dissipata, la nebbia quasi sempre innocente.

L’estensione superficiaria del territorio di Senneriolo non pare maggiore di miglia quadrate 8. Il paese trovasi verso i confini orientali del medesimo.

Comunemente la superficie del medesimo è piana comprendendosi ne’ suoi limiti la parte meridionale dell’altipiano della Planargia.

Quei limiti passano dalla parte australe nella valle, in cui scorre il fiume di Escano; dalla parte settentrionale in quella in cui scorrono quelle di s. Antioco: a ponente sono alla sponda del mare.

Nella regione settentrionale la roccia è scoperta per un buon tratto e il suolo molto scabro e difficile, principalmente dove rilevasi ne’ luoghi detti Sa Serra, S. Quirico e Spinioro.

Sotto il ponente del paese, alla distanza di poco men di tre miglia, levasi un colle, in cima al quale è una cappella dedicata alla SS. Vergine dal titolo della Vittoria, perchè a piè del medesimo i planargesi ebbero vittoria sopra una ciurma di barbari che erano sbarcati per invadere il paese, saccheggiarlo e portarne in schiavitù le persone. Ignorasi l’epoca, in cui ebbe luogo questo fatto glorioso, del quale si ebbe riconoscenza alla Diva, invocata nel pericolo. In massima parte le buone o le triste avventure che incontrarono i popoli sardi nel medio evo passarono poco osservate, e mentre gli uomini di lettere si affaticavano in scrivere stoltezze neglessero di raccomandare alle lettere ciò che apparteneva alla storia. Se non rimanessero alcuni monumenti, alcuni cenni, la storia avrebbe bianche totalmente molte sue pagine.

Trovansi in questo territorio frequenti e in massi notevoli alcune specie di pietre dure, agate di bei colori, calcedonie e cornioloidi.

Presso l’abitato sono cave di pietre da taglio e alla distanza d’un quarto d’ora trovasi la calcarea, la quale si cuoce per servigio dei muratori del paese e dei luoghi vicini.

Si conoscono pure delle argille buone per tegole e mattoni, de’ quali si fabbrica una notevole quantità.

Nel luogo detto Tercu trovasi una sorta di terra gialla, che forse può impiegarsi nella pittura.

Son pochissime le acque, che sorgono entro la circoscrizione di questo territorio, e il loro sgorgo è generalmente tenue: ma per il bestiame si ha assai nel rivo che scorre al lembo meridionale del paese proveniente dalle fonti perenni, che in quello di Escano e di Cuglieri.

V’ha qualche sito concavo, dove ristagnano le acque delle alluvioni, finchè i calori non le faccian svanire. Ne’ rivi si prendono delle anguille, nell’estate a mano, nell’autunno con le nasse, nella primavera a pischedda, come dicono.

Erano in altro tempo siti selvosi, ma per la incessante distruzione in poche parti restano gruppi considerevoli, d’alberi. Essi appariscono dispersamente rari nelle regioni di pascolo.

Non trovansi nelle medesime nè daini, nè i cinghiali; invece sono alcune volpi e delle lepri in numero, e i cacciatori trovano molte specie di uccelli e segnatamente pernici, colombi, beccaccie ecc.

Popolazione. Nel censimento pubblicato nel 1846 si notano per Sennariolo anime 380, distinte in famiglie 107 e distribuite in case 98.

In rispetto all’età ed al sesso si fa la seguente classificazione:

Sotto i cinque anni

maschi 34, femmine 34;

sotto i 10

mas. 24, fem. 20;

sotto i 20

mas. 39, fem. 37;

sotto i 30

mas. 11, fem. 25;

sotto i 40

mas. 37, fem. 30;

sotto i 50

mas. 30, fem. 25;

sotto i 60

mas. 12, fem. 13;

sotto i 70

mas. 7, fem. 2;

sotto gli 80

mas. 0, fem. 1;

sotto i 90

mas. 1.

Totale

maschi 195, femmine 185.

In rispetto alla condizione domestica:

Maschi Scapoli Ammogliati Vedovi
  11, 78, 6.
Femmine Zitelle Maritate Vedove
  86, 78, 21.

L’ordinario numero annuale de’ matrimoni è 3, delle nascite 14, delle morti 6.

Le malattie più frequenti sono infiammazioni toraciche e addominali; quella qui frequentemente soccombono gli uomini il dolor laterale.

Non si ha alcuno, che possa curar gli ammalati, e chi non ha per chiamare un medico si abbandona alla natura, la quale non contrariata risolve spesso felicemente il malore.

Agricoltura. Il terreno di Sennariolo è idoneo alla produzione de’ cereali, e se non mancano le pioggie, moltiplica assai la semenza.

La ordinaria seminagione del frumento è di starelli 550, quella dell’orzo di starelli 20, quella delle fave di star. 50.

Nelle vallate si semina un poco di legumi e di meliga.

La fruttificazione mediocre del grano è al dieci, quella dell’orzo del 13, quella delle fave del 15.

I legumi e la meliga danno largo frutto, e parimente il lino di cui si raccoglie otto o dieci cantara.

Negli orti coltivansi varie specie, ma solo quanto basti per il particolar bisogno delle famiglie.

La vigna vi è prospera; le varietà delle uve sono sette od otto della specie nera, e altrettanti della specie bianca.

Il vino sebbene non fatto con molta arte riesce buono, e spesso niente inferiore a quello di altre parti della Planargia; ma la sua quantità è meno che voglia-si della stessa consumazione interna, il che prova come questi paesani sieno negligenti in quello che appartiene alla sussistenza di prima necessità, perchè avendo assai di terreno utile per la coltivazione della vite non la estendono all’uopo.

 
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