Sèneghe

SÈNEGHE, villaggio della Sardegna nella provincia di Cuglieri compreso nel mandamento di Milis sotto la prefettura di Oristano, e già parte della curatoria del Campidano Milis dell’antico regno di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 5' 40", e nella long. occid. dal meridiano di Cagliari 0° 30'.

Siede sopra la cima di un colle, che levasi nella falda meridionale de’ Menomeni, altrimenti monte di s. Lussurgiu, in esposizione a tutti i venti escluso il boreale e i collaterali più prossimi.

La temperatura è mite in estate e nell’inverno, in quella per l’influenza del vento marino periodico, che vi è ben sentito, in questo perchè riparato da’ gelidi fiati aquilonari.

Sottostando a una montagna, dove spesso si aggruppano i nembi, vi piove più spesso che altrove e vi si soggiace a frequenti fulminazioni e grandinate; ma è di rado che queste facciano grandi devastazioni.

Delle altre meteore, la neve cade quattro o cinque volte all’anno, e quando vi passa nebbia è di basse nuvole e quindi niente nociva.

L’aria è pura da’ miasmi e quelli che contaminano quella del Campidano non vi si possono elevare.

Il soggiorno in questo paese è salubre, se si usino le convenevoli precauzioni contro la variabilità della temperatura, che è frequente nella mutazione de’ venti.

Le strade dell’abitato sono irregolari, ma per la natura del luogo in pochi siti fangose nell’estate. L’architettura delle case è come nel Campidano; ma la costruzione è in pietre.

Territorio. La superficie territoriale di Seneghe non si computa in meno di 18 miglia quadrate.

Questa è contenuta quasi tutta nelle pendici e nelle falde del monte di s. Lussurgiu, e la maggior parte in quelle che riguardano il ponente.

Non mancano i tratti piani e terrosi, ne’ quali si possono facilmente eseguire coltivazioni di vario genere secondo le condizioni del suolo e della esposizione.

Sebbene la regione sia montaga, siccome abbiamo accennato, tuttavolta sono distinte alcune eminenze,

o protuberanze del monte che si appellano colline, e hanno i nomi particolari Perd’e Fogu, Sos abenturjadores, Sa Nughedda, Su Istigiu, Sa Pala dessa Tuva, Sos Barracuccos, Florenti, Monte Olia, Funtana, Cuguzzu, Corongiu.

La più considerevole di tali eminenze comincia a sorgere al maestro e a un miglio dal paese in forma conica con circa quattro miglia di circonferenza alla base, le altre sono tra il ponente e libeccio.

Mineralogia. Comprendesi nel Seneghese il Monteferro, come è appellato un rilevamento notevole, che trovasi nella pendice occidentale.

Questo nome fu appropriato a quella parte per l’esistenza del minerale così detto. Lo ebbe da tempo antico, e si applicò a indicare il dipartimento o la curatoria, nel quale esso era compreso. Volgarmente dicesi Montiverro, ma questa alterazione ebbe causa nella pronunzia volgare.

La curatoria di Monteferro fu dal corografo Fara assegnata al regno di Logudoro, ma più probabilmente appartenne al re di Arborea.

Il minerale che abbiamo indicato nel Monteferro presenta un ferro oligista micaceo: esso si è riconosciuto anche argentifero.

Il detto Monteferro, in cui trovasi questo minerale, ha le roccie di trachite, che in alcune parti è più decomposta.

Nel letto e nelle pareti della miniera la roccia trachitica è alluminifera e contiene del solfuro di ferro.

Trovossi pure nelle stesse parti l’alluminea solfata con un po’ di ferro solfato.

Questa miniera resta a ponente del paese a miglia 3 1/2 onde al porto o seno di s. Catterina di Pittinuri sono sole migl. 2 1/2.

Da questo seno esportavasi il minerale ne’ tempi antichi e forse, quando sussisteva il regno di Arborea.

Il minerale consiste in ferro micaceo. Esso si mostra allo scoperto sulla diritta d’una piccola valle detta di Montarva accessibile a’ carri e bagnata da un rivolo, che scorre però perenne.

La vena metallica ha da’ 2 a’ 3 metri di spessezza, ed è stata saggiata in tre diversi punti. Nel punto inferiore, che al tempo stesso è il più conseguente, trovasi una galleria di 10 metri di lunghezza su 2 di larghezza, e di 4 a 5 di altezza, stata effettuata nella spessezza stessa del filone, la cui direzione a maestro, in una posizione pressochè verticale, sembra parallela a’ banchi della montagna, quivi però poco apparenti: negli altri due punti non si può trovar profitto.

Il cadente ed il letto del minerale sono formati dal quarzo, sovente ricoperto da una efflorescenza di ferro, cui d’ordinario ne sovrasta un’altra di solfato di allumina, come abbiam di sopra indicato.

La pirite marziale non si scorge all’interno delle fosse; si trova però sulla sinistra della valletta a pochi passi dalla miniera. Si riconosce pure in un filone considerevole non lungi dallo stesso punto presso il romitorio di Hermanu Matteu.

Qui il minerale si mostra assai puro e sotto la forma di piccolissime pagliuole, che volgono alla forma lenticolare.

I lavori, che si vedono praticati, sembrano di qualche importanza, e che abbiamo potuto alimentare le fabbriche per la fusione, delle quali appajono le vestigia non lungi da là verso il mare.

Il minerale di Monteferro darà sempre un cattivo metallo; ma siccome può venir trattato con poca spesa, col metodo Brossasco, il quale, oltre all’essere di una gran semplicità, richiede una pochissima quantità di acqua ed un capitale di 10 a 12 mila lire nuove al più per le fabbriche; sarebbe però utile di procurarne la coltivazione, se si potesse trovare a Cuglieri od altrove una società di azionisti. Il piccolo ruscello, che scorre presso la miniera, sarebbe sufficiente per questa specie di lavoro. I numerosi boschi, che ricoprono quelle montagne, potrebbero agevolmente servire a più opifici, ognuno de’ quali impiegherebbe cinque o sei operai.

Fonti e rivi. Tra le molte fonti, che si potrebbero annoverare in questo territorio le più notevoli sono tre, una nel luogo detto Zurgùdula, la seconda in quello che dicon Scala, il terzo in Badu de bide.

Alla perennità si unisce la copia, la quale è tanta che formano tre ruscelli, e potrebbero servire a beneficio dell’agricoltura, se fosse ne’ Seneghesi maggior intelligenza del loro interesse.

All’acqua di Zurgudula si attribuisce la virtù di purgare e di vincere la febbre continua. Si crede che essa contenga del nitro, ma non si sa chi ne abbia mai fatta l’analisi.

Molti febbricitanti sogliono andarvi, quando la stagione è buona, o portasi l’acqua perchè la bevano come medicina.

Alla distanza di 3/4 di miglio a ponente del paese scorre un rivolo, che ha le sue sorgenti sotto la sponda del cratere di s. Lussurgiu, onde si avvalla con direzione verso austro: se non che l’eminenza, su cui sta il paese, lo fa curvare un poco verso ponente. Il suo corso sino al rio di Milis, col quale si meschia sotto lo stesso meridiano di Seneghe, è di circa 6 migl.

Un altro rivolo, che comincia alla stessa altezza del predetto, ma più orientalmente di circa migl. 2/3, bagna il piè della detta eminenza all’oriente.

Un terzo rivolo, che ha le prime fonti sotto la sponda del predetto cratere, ma a maestro-ponente e a migl. 1 dal primo che abbiamo notato, scende verso libeccio e si versa nel mare dopo m. 7 1/2, e dicesi rio di Pischinapiu.

Presso la miniera riceve il tributo di un rivoletto, che discende per migl. 2 per una piccola valle e nella direzione di ponente-libeccio.

Selve. Dopo la continua distruzione che si è fatta finora de’ grandi vegetali con la scure e col fuoco, molte parti del terreno incolto sono povere di alberi d’alto fusto, e solo in due regioni si trovano così vicini da poter formare una selva. Il terreno occupato da queste due selve sarà di circa 1,200 giornate.

 
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