Semèstene

SEMÈSTENE, villaggio della Sardegna nella provincia di Alghero, compreso nel mandamento di Bonorva sotto la prefettura di Sassari, e nell’antica curatoria di Castavalle del regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è nella lat. 40° 23' 40", e nella longitud. occid. dal meridiano di Cagliari 0° 24'.

Giace in fondo d’un vallone ed è a poca distanza circondato da eminenze sì che nessun vento vi influisce direttamente. A levante ed austro levansi sublimi e molto declivi le ripe dell’altipiano di Campeda, a greco il colle di s. Simone, che fu un antico vulcano, che versò le sue eruzioni verso settentrione, a questa parte i colli di Cossaine, a ponente quei di Pozzo maggiore, a greco-libeccio quelli di Piano de Murtas, ed è traversato da alcuni rivoli che si versano in un rivo maggiore assai prossimo.

Da queste circostanze si può inferire il suo stato termometrico e igrometrico, cioè le condizioni della temperatura e della umidità.

Nell’estate il calore è spesso intollerabile, il freddo ordinariamente mite nell’inverno, fuori il caso che domini il borea. Allora il freddo si sente insieme con l’umido e fa tremar le fibre. Son rare le volte che vi nevichi.

L’umidità domina in tutti i tempi, e causa molestia nelle mezze stagioni. La nebbia è però frequente nel mattino e nella sera, e talvolta perniciosa alla sanità, come alla vegetazione.

Le pioggie non sono molto rare: lo sono però le tempeste ed è più raro che grandini.

L’aria nella stagione estiva, da che disseccano le erbe sino all’autunno inoltrato, quando le erbe sono rinate e alquanto cresciute, è mescolata di esalazioni venefiche che cagionano le febbri.

Sono nell’abitato due vie principali con suolo naturale, e però incomode per il fango nei tempi piovosi.

Territorio. La sua superficie si computa di circa 15 miglia quadrate.

Una parte è nel fondo della valle, le altre nella ripa suddetta di Campeda e nel pianoro.

La valle, ove trovasi Semestene, ha suo principio quasi a ponente di Bonorva procedendo curvamente sin sotto i termini meridionali di Monte Giove, donde volgesi verso libeccio, lambendo le falde de’ colli del cossainese, e dopo quattro miglia e mezzo passando a breve tratto dal paese e al ponente sotto le eminenze di Pozzo maggiore, donde si volge e prosegue verso ponente.

Nel luogo detto Tùvara a poco men di mezz’ora dall’abitato apresi nella roccia una gran spelonca naturale, ove si possono ricoverare più di 3000 pecore

o porci.

Le fonti sono in gran numero nel territorio di Semestene, e non poche notevoli per la copia perenne dell’acque.

Traversano parte del paese due rigagnoli, provenienti da due fonti, i quali sono utili per la irrigazione degli orti, che si possono pure inaffiare per altro rigagnolo proveniente da un’altra fonte, della quale servesi il comune per bere.

L’ultima di queste fonti sorge nella regione boreale: delle altre due una sgorga dal colle che sta a levante, l’altra dalla parte d’ostro-libeccio.

Nel fiume sunnotato abbondano le anguille di ottimo gusto, che nell’inverno si prendono con gli ami, poi da aprile a tutto giugno ne’ modi soliti. Si occupano in questo da dieci persone e vendono anche a’ paesi vicini.

Siccome in tempo di piena non si potrebbe guadare, però si provvede ogni anno con alcuni ponticelli rozzi di legno, ne’ quali lavorano comandati dal consiglio quei del paese.

Dalle fonti e dai rivoli delle ripe del pianoro, tra il greco-levante e sirocco-levante si forma un rivo, che si scarica nel già notato, proveniente da Bonorva, La sua influenza è all’ostro-libeccio del paese a mezzo miglio.

Sul pianoro di Campeda entro i termini di Semestene v’ha una palude di circa giornate 180, dove si raccolgono le acque scorrenti dalle prossime pendenze. Le acque diminuiscono nell’estate, ma non del tutto, e allora i pastori attingono da una fonte prossima, che è in forma di pozzo.

Nelle parti incolte trovansi molti ghiandiferi, dove rari, dove frequenti, ma pochi in buono stato, perchè mutilati da’ pastori. Alcuni tratti sono totalmente nudi per incendio.

Le specie selvatiche che trovano i cacciatori sono i cinghiali e i daini. Questi si incontrano spesso tra la via dai passeggeri.

Le pernici e altri uccelli, desiderati per le mense laute, sono frequentissimi. Nelle acque del fiume e principalmente nella suddetta palude si cacciano varie specie acquatiche.

Popolazione. Nel già notato censimento della popolazione dell’Isola pubblicato nel 1846, sono numerate anime 606, famiglie 166, case 165.

Si distribuirono poi le dette anime:

Secondo il sesso e l’età:

Sotto i 5 anni

maschi 40, femmine 43;

da’ 5 a’ 10

mas. 36, fem. 26;

da’ 10 a’ 20

mas. 60, fem. 62;

da’ 20 a’ 30

mas. 49, fem. 46;

da’ 30 a’ 40

mas. 61, fem. 49;

da’ 40 a’ 50

mas. 31, fem. 39;

da’ 50 a’ 60

mas. 15, fem. 12;

da’ 60 a’ 70

mas. 5, fem. 6;

da’ 70 agli 80

mas. … fem. 1.

In totale

mas. 313, fem. 293.

Secondo la condizione domestica:

Maschi scapoli ammogliati vedovi
186, 118, 9.
Femmine zitelle maritate vedove
136, 123 (?), 34.

L’ordinario numero delle nascite è di 25, delle morti 14, de’ matrimoni 9.

I semestenesi si dimostrarono quasi sempre gente tranquilla e laboriosa.

Le malattie più comuni solo dolori reumatici, febbri autunnali, raramente putride, dolori laterali, e altre infiammazioni.

Le donne sogliono usare il color giallo nelle loro gonnelle.

La educazione è trascurata non meno che nelle altre parti. La scuola primaria è spesso deserta, e il profitto, che sinora se n’ebbe, fu veramente nullo. Le persone che san leggere e scrivere posson sommare a 16.

Professioni. Dei semestenesi 170 sono applicati all’agricoltura, 30 alla pastorizia, 15 agli altri mestieri.

Le donne lavorano alla tessitura per il servigio della famiglia. Si possono numerare 110 telai.

 
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