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Segario

SEGARIO, villaggio della Sardegna nella divisione e provincia di Cagliari compreso nel mandamento di Sellori o Sanluri, e già contenuto nell’antica curatoria di Trecenta, del regno di Cagliari.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 34' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 81'.

Siede in valle sulle due sponde d’un fiumicello detto Riu-Pau, che a piccola distanza dall’abitato si unisce al rio Lanessi che viene dal territorio di Gesico, ed è tributario del Caralita, o Botrani, alla falda boreale d’un gruppo di colline, per le quali è difeso dal vento australe e da’ suoi collaterali, sirocco e libeccio, mentre resta esposto al ponente e al levante, e ancora alla tramontana, perchè il rilevamento del suolo dall’altra parte del detto rivo non è molto notevole. Da questo che le due parti del paese sieno divise dal detto rivolo si vuole che il paese abbia preso il nome che ha, di Segario, quasi segau de riu, cioè tagliato dal rivo.

Nell’estate si patisce gran caldo se non soffi il maestrale, nelle altre stagioni e nelle notti vi si sente gran umidità, e l’umido col freddo è molto molesto nel-l’inverno.

Vi nevica in qualche anno, ma il nevazzo leggero si discioglie in poche ore, al più tardi entro le 24, mentre sulle eminenze vicine vi resta per più giorni.

Le notti sono rugiadose, e invece di rugiada si ha nei tempi freddi una brina, che molto nuoce alle piante.

Nel tempo che il Fara scrivea la sua corografia, cioè verso il 1580, notava come deserto questo paese; ma non deve esser indi passato gran tempo alla ristaurazione.

Si ha per tradizione che il suo ristauratore sia stato un certo Pietro Pinna, capraro di Senorbì, e notasi in vicinanza dell’abitato, alla parte di libeccio, un sito detto la Mandra, perchè ivi era la sua mandra, presso una fonte, che pure oggidì è appellata dal suo nome (Sa mitza de Perdu Pinna).

Prossimamente pure alla stessa mandra, ma dall’altra parte, era una chiesuola dedicata all’arcangelo Michele, e porta la tradizione che sia stata la prima parrocchia. Nel 1805 fu esecrata e demolita.

L’abitato è disteso in lungo nella linea siroccomaestro con tale larghezza, che è meno della metà della sua lunghezza.

Il suolo è naturale, nè si è mai pensato a pareggiarlo nelle parti aspre e a selciarlo.

Il territorio di Segario forse non ha una superficie maggiore di dieci miglia quadrate, nel quale le parti piane non sono più d’un sesto.

Tra le roccie componenti la sunnotata massa di colline si può notare la trachite brecciforme, la quale serve di passaggio alla roccia alluminifera e trovasi nella regione più prossima a Serrenti; la trachite alluminifera che forma delle spelonche nella trachite brecciforme e nella calcarea marnosa.

Tra le altre grotte è notevole la così detta Grotta dell’allume, perchè nell’inverno principalmente le sue pareti sudano tale umore, il quale, quando il tempo si incalorisce, si rapprende in solido alquanto duro e poroso, come la pomice, e di color bianco. Questa efflorescenza della roccia è allumina solfata.

Nelle stesse grotte si riconosce la calce carbonata dentritica, che si avvicina alla trachite, e altra di simil natura, ma con qualche varietà dalla precedente.

L’elevazione maggiore di questo territorio è come abbiamo accennato nella sua parte meridionale, onde si può distendere d’intorno la vista a grandi distanze in diverse parti.

La massa intiera delle accennate colline tra Segario e Serrenti occupa forse una superficie di circa nove miglia quadrate, estendendosi miglia 3 nella linea di levante-ponente e altrettante in quella di ostro-borea; tutta volta nella parte compresa dentro i termini di Segario, non si trovano che due sole fonti, una la suddetta di Pietro Pinna, l’altra non distante più di 50 passi da questa, che dicesi Sa spendula, che danno acque ottime a bere.

Tra’ punti che maggiormente si elevano v’è il così detto Castello e Monta-majori. Dal primo scopresi il golfo di Cagliari, e sulla parte più eminente di quella città la torre di s. Pancrazio. Il monte Majori domina il paese.

Da questo discendendo verso libeccio trovasi una spelonca molto spaziosa la cui volta, come parve a quelli che vi sono entrati, è elevata di circa 10 metri e più. Notasi che ad una ed altra parte dell’ingresso si vedessero in altro tempo due grosse anelle di ferro, che adesso mancano, restando solo nella roccia i due grossissimi raffi, da’ quali erano tenute. Questa spelonca chiamasi dai paesani Sa domu dess’Orcu.

Si sa per tradizione che più di cent’anni addietro queste colline, ora affatto nude, erano ingombrate da molta vegetazione, principalmente d’olivastri, lecci e lentischi. E deve essere stato così, perchè queste specie si mostrano da per tutto, ma non crescono; perchè, come appena si mostrano i germogli, sono tagliati dalla povera gente; onde si ha una gran penuria di legna d’ardere. Se non si vieta questa barbarie non si rivedrà più l’antica vegetazione e si mancherà sempre di legne.

Non si trovano in queste terre incolte altre bestie selvatiche che le lepri nel piano, e i conigli nelle colline, i quali sono in gran copia.

Le specie di volatili più numerose sono nelle colline i colombi, e dappertutto nelle altre parti le pernici, quaglie, beccaccie, tortori, e i tordi. Ma i merli sono rari, mentre gli usignuoli si odono cantare in ogni parte amena e le cornacchie volano in grossi stormi.

Popolazione. Nel censimento del 1845 la popolazione di Segario si notò di 629 anime, distribuite in famiglie 163, e in case 148.

Nel rispetto dell’età e del sesso si distinguevano nel seguente modo:

Sotto i 5 anni

maschi 43, femmine 35;

da 5 a 10

mas. 49, fem. 33;

da 10 a 20

mas. 65, fem. 51;

da 20 a 30

mas. 48, fem. 47;

da 30 a 40

mas. 50, fem. 46;

da 40 a 50

mas. 47, fem. 93;

da 50 a 60

mas. 25, fem. 24;

da 60 a 70

mas. 17, fem. 13;

da 70 agli 80

mas. 2, fem. 1;

in totale

mas. 346, fem. 283,

dalle quali due parziali risulterebbe la somma di anime 697, che di molto è superiore alla enunciata di anime 629. Sono occorsi più sbagli ed è evidente l’esagerazione di fem. 93 contro mas. 47 nella classe di 40 a 50 anni. Quel numero di donne anderebbe per lo meno diminuito di tre decine.

Il vero numero della popolazione, come rilevo da altri dati, è di anime 688, divise in maggiori di anni 20, mas. 218, fem. 215; e in minori mas. 137, fem. 118.

Le medie del movimento della popolazione sono le seguenti, nati 35, morti 18, matrimoni 6.

Attendono all’agricoltura 210 persone tra grandi e piccoli, alla pastorizia 20, a diversi mestieri 12.

Le donne sono laboriose, e filando e tessendo provvedono molte parti del vestiario e le lingerie della casa.

La scuola primaria non ha prodotto nessun frutto.

Agricoltura. Il territorio di Segario, come il rimanente della Trecenta, è attissimo ai cereali, e riceve i diversi soliti semi di frumento, orzo, fave, ceci, cicerchie, lenticchie, e di lino.

Nel complesso delle terre piane è compreso il piano che è sul colle a levante del popolato dove si suol seminare.

 
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