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Sedini

SEDINI o SETINI, villaggio della Sardegna, nella divisione, provincia e prefettura di Sassari, compresa nel mandamento di Castelsardo, e parte dell’antica curatoria di Anglona nel regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 51' 5" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 18' 15".

La sua situazione è in un piano dolcemente inclinato sotto le estreme roccie verticali d’un promontorio di Monte Rudu sorgenti al suo ponente-maestro, incontro al quale, all’altra estremità dell’abitato, sorge una piccola collina, su cui sta l’antica chiesa di s. Elia.

Difeso dai venti di ponente e suoi collaterali per l’eminenza del suindicato Monte Rudu e protetto alquanto da quella collinetta; nelle altre parti è più o meno esposto, ma dominato dalla tramontana.

Come è nella natura del sito sentesi in Sedini alquanta umidità, e si patisce del freddo, che nei soffi del borea non si può sopportare.

L’aria è pura di miasmi, ma meno salubre per le variazioni atmosferiche, dalle quali chi si sa cautelare vive sano e lungo tempo, nè soggiace alle infiammazioni di petto e ai dolori di punta, che spegne in molti la vita.

Il villaggio è diviso in tre capi, e sono detti Capo Corso, Capo Sardo, Capo Corte di s. Vittoria.

Le strade del primo rione sono sopra le roccie, le altre sopra il molle, e devono essere selciate.

La maggior parte delle case ha un piano superiore; alcune sono scavate nelle roccie.

Fra queste caverne artificiali è notevole una spelonca prossima al magazzino del Monte Granatico, detta Conca polìa, che dicevi traversi tutta la rupe con uscita all’altra parte presso la chiesa di s. Giacomo.

Il territorio di Sedini è parte in valle, parte sul detto Monte Rudu. La sua superficie basterebbe al quadruplo della popolazione se fosse ben coltivata, e si può computare di circa 16 miglia quadrate, compresa però la regione di Coguinas. L’abitato è eccentrico, e resta presso a’ termini meridionali.

Oltre il detto Monte Rudu si possono notare le colline che cingono la suddetta regione dalla parte australe.

Si possono indicare nel sedinese, compresi i territori annessi di antichi paesi distrutti, circa trenta fonti notevoli per perennità e copia, dalle quali si formano alcuni ruscelli; uno che scorre a ponente con diramazione al settentrione e confluisce nel rivo di Badargiu, che ha la sua foce non lungi dalla chiesa di s. Pietro di mare; un altro a levante che porta le sue acque nel Termo, e un terzo che comincia dalla fonte detta Vena Grande nel territorio del distrutto villaggio di Espelunca e scorre verso Perfigas, per unirsi al rio di Anglona.

Questo rivo dicesi di Silanos; dà movimento a diversi molini e serve un poco alla cultura delle specie ortensi in qualche piccol tratto di terreno presso il suo corso.

Il selvaggiume in questo territorio consiste in daini e cinghiali. Abbondano le pernici, i tordi; ma sono rari quelli che prendansi il piacere della caccia.

Nelle terre incolte vegetano gli alberi ghiandiferi delle quercie-rovere, elce e sovero, tra altre specie, che in diverse parti formano selva.

Popolazione. Secondo il censimento del 1845 era in Sedini una popolazione di 1323 anime, distribuite in famiglie 359, e in case 309.

Rispettivamente all’età e al sesso fu distinta nelle classi seguenti:

Sotto li 5 anni

maschi 72, femmine 62;

da’ 5 ai 10

mas. 91, femm. 83;

da’ 10 ai 20

mas. 136, femm. 116;

da’ 20 a’ 30

mas. 118, femm. 108;

da’ 30 a’ 40

mas. 111, femm. 60;

da’ 40 a’ 50

mas. 71, femm. 98;

da’ 50 a’ 60

mas. 55, femm. 75;

da’ 60 a’ 70

mas. 19, femm. 29;

dai 70 a’ 80

mas. 7, femm. 5;

dagli 80 a’ 90

mas. 3, femm. 4.

E rispettivamente alla condizione domestica si notarono

Maschi scapoli ammogliati vedovi in totale

405, 258, 20, 683.

Femmine zitelle maritate vedove in totale

294, 265, 81, 640.

L’ordinario numero delle nascite all’anno è di 40, quello delle morti 20, quello de’ matrimoni 8.

In tempo di fazioni il numero de’ morti si ragguaglia a quello de’ nati, e talvolta lo sopravanza.

Il linguaggio de’ sedinesi è lo stesso di Castelsardo, che non è diverso dal gallurese; onde appare che in origine questa popolazione fu corsa, come si accenna dal rione detto capo corso.

Egli è però probabile che il sito non fosse allora disabitato, come si accenna dall’altro rione che è nominato capo sardo.

Il carattere di questi paesani, se si eccettui la loro propensione alla vendetta, l’impazienza di ogni sorta d’ingiuria e la ferocia nelle inimicizie, è del resto plausibile. Notasi principalmente il rispetto che hanno per le autorità costituite e la puntualità nel soddisfare alle loro obbligazioni.

Le inimicizie sono piuttosto frequenti e durano molti anni sinchè le parti stanche e abbattute dalle scambievoli offese non si riconcilino in una pace, che è sempre durevole e rispettata.

Le vendette sono spesso codarde, perchè si fanno i colpi da lontano, o sopra incauti. Molti furono colpiti dentro lo stesso paese, alla porta della casa, e i colpi partirono dal ciglione della rupe che abbiamo indicata sovrastante all’abitato.

I sedinesi amano il ballo a suon di cetra e al canto, e godono nello spettacolo della corsa de’ cavalli.

I giovani si dilettano molto spesso del tiro al bersaglio, e ne’ giorni festivi passano in questo esercizio alcune ore.

Intervengono molti spettatori, e si sogliono fare delle scommesse.

Negli ultimi giorni di carnevale si pone a bersaglio un gallo, che guadagna chi lo colpisce.

Si usano le maschere nel carnevale e si fanno balli pubblici; ma nessuna donna v’interviene, se non mascherata.

Costumasi ancora una mascherata, nella quale si vede uno in costume turco, cui sussegue una frotta di gente mascherata. In altro tempo erano rappresentati più africani che spingevano avanti di se una turba di captivi. A questi dovevano venir incontro alcuni vestiti alla sardesca, a piedi e a cavallo che dovean liberare i presi. Dopo questo ballavasi allegramente. Quest’uso ebbe origine dal fatto della vera liberazione di molte persone prese da’ barbereschi e tolte alla mano di questi da’ sedinesi. Dicesi questa la mascherata del re Moro.

In contingenze liete, massime per il parto di qualche giovine sposa, si consuma molta polvere per gli spari, e si veglia più notti presso lei in grande allegria.

Osservatori rigorosi della sospensione delle fatiche ne’ giorni di precetto i sedinesi, perchè nessuno osa fare il menomo lavoro, non hanno nessuno scrupolo se per molte ore continuano nella gara del bersaglio.

Accadendo, come accade troppo spesso ne’ tempi d’inimicizia, che alcuno sia ucciso, le donne escono da casa scarmigliate e ferocemente dilaniandosi e urlando vanno a trovare il cadavere.

Quando altri muore di morte naturale il defunto si compone in mezzo la sala, e le donne della parentela si mettono attorno sfogando con lunghi gemiti il loro dolore, mentre alcune decantano in versi le buone qualità del defunto e compiangono la sorte di quelli che sono da esso abbandonati.

È costume che gli uomini e le donne della parentela accompagnino il cadavere alla chiesa, procedendo primi gli uomini, seconde le donne.

 
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