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Sanvero-Milis

SANVERO-MILIS [San Vero Milis], villaggio della Sardegna nella prov. di Busachi, compreso nel mandamento di Milis della prefettura d’Oristano, e già parte dell’antica curatoria Milis del regno di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latit. 41° 0' 50", e nella long. occ. dal meridiano di Cagliari 0°, 31'.

Siede ai confini boreali de’ campi arboresi a circa un miglio dalla base meridionale della gran montagna di s. Lussurgiu, alla sponda sinistra del rivo di Milis.

In tal situazione per l’ostacolo della predetta gran mole resta protetto il paese dall’influenza dell’aquilone e de’ prossimi collaterali, non bene però dal greco e dal maestrale, che spesso vi infuria, mentre da tutte le altre parti è ventilato liberamente. Il calore nell’estate rendesi più volte insopportabile e sorpassa anche il 30° di Reaumur se spirino venti sciroccali o levanti, e il freddo nell’inverno è mitissimo sì che di rado la temperatura si abbassa sotto il + 12°.

L’umidità è molto sentita e molestissima, quando è congiunta a certo grado di freddo; ma la nebbia è piuttosto una meteora rara, come è la neve e i temporali.

Le piogge vengono piuttosto frequenti per la vicinanza della gran montagna.

L’aria sarebbe pura da miasmi, come pretendono quei del paese: ma sebbene debba dirsi che mancano in questo paese molti laboratorii di quei perniciosi effluvii, perchè non si trovano letamai, essendo soliti i sanveresi di portar ne’ loro campi il concime, non si vedono molti pantani, e non si lascia gran copia di vegetabili a corrompersi; tutta volta v’hanno varie cause d’infezione, che non sono tolte, e quando pure queste fossero tolte si avrebbero a temere i miasmi, che trasporta l’aria dalle paludi di Baratili e Riola, dalla vicina regione pantanosa del Crakiri, dalle terre acquitrinose di Tramazza, e da altrove; e molti, fra i quali chi scrive, ne hanno sperimentato i malefici effetti.

I gruppi delle case di Sanvero sono divisi gli uni dagli altri per vie irregolari in direzione e larghezza, e solo può notarsi la Ruga della chiesa grande, che scorre da tramontana a scirocco, quella che dicono di Badude figu nella parte verso levante, deis Fraus (de’ fabbri) nel centro dell’abitato, de sa Toffa-manna nella parte dove si esce verso il ponente; come pure quella che è appellata de su monti, perchè sulla medesima, nel mezzo trovasi il locale dell’amministrazione granatica e nummaria che dicesi monte: essa è diretta quasi nel modo della prima.

Nessuna di queste, nè delle altre vie, è selciata, e siccome non vi è declività, però nelle stagioni piovose le acque stagnano, e molto fango rende difficile il passaggio non solo agli uomini, ma anche alle bestie, e più ancora a’ carri. Questa difficoltà era massima in due tratti, quindi nel 1848 si sono formate due strade, una presso il ponte, per cui entrasi nel paese, l’altra in quella parte si esce dal paese verso la montagna.

Le case sono in numero di 493, e tutte a pian terreno con un cortile, dove più, dove meno grande. Il materiale della costruzione è di pietre nelle fondamenta, di mattoni crudi (làderis) nelle parti superiori. Alcune hanno una sala unica, altre sono di più membri, secondo la fortuna e il numero delle persone. Non è in tutti i cortili che trovisi il pozzo, e solamente in quelli degli agricoltori è una loggia per stalla a’ buoi.

Territorio. Si estende il territorio di Sanvero per più di miglia 10 verso il ponente sino alle spiagge del Sinnis, del quale però comprende una zona, larga circa m. 3. Tutte le parti sono nel piano.

Non trovasi in questa estensione nessun bosco; e sono rari i selvatici, daini, cinghiali, volpi, lepri e conigli. Ne’ giardini e nel vigneto prendesi qualche martora.

Degli uccelli di rapina il solo che frequenti in questi siti è lo sparviere. Le pernici, i merli, i tordi e le beccaccie non sono molto abbondanti. I cacciatori possono prendere nella stagione anitre, tortorelle, folaghe ecc. I corvi e le cornacchie volano a sciami or qua or là.

Le fonti sono rarissime, e si può notare la fontana detta di santu Lussurgieddu, che è rinchiusa in un predio dei Boyl, presso una chiesetta così intitolata, in distanza di mezz’ora dall’abitato; due pozzi nel Sinnis presso la spiaggia, uno in Scala-sali, l’altro in Puzzuvivu, ambe salmastre, ma la prima meno pesante. Nell’inverno sorgono le acque in vari punti della suddetta regione prossimamente alla palude, e allora sono utili per abbeverarvi il bestiame e agli stessi uomini che vi lavorano arando; nell’estate mancano e allora chi è obbligato di andarvi deve portarsi la provvista delle acque, come delle altre parti del vitto.

Si possono indicare nel Sinnis Sanverese almeno dieci bacini dove stagnano le acque.

La palude, S’Amarigosa, che si asciuga nell’estate lasciando uno strato di sale; Sale-porcus dell’area di più di 200 giornate, che nell’estate si disseca e lascia molto sale; Is-benas, di 450 giornate e più di superficie, che non secca mai ed è sempre salifera. Il sale trovasi sott’acqua in grandi e grossi strati (tellas). In questa concavità sono compresi i limitrofi terreni viminosi, o paludosi, dove l’acqua è perenne. Le saline regie occupano un suolo di circa 30 giornate, e seccano nell’estate.

Pauli-querqui, di giornate 7 di superficie, che non si asciuga mai; Pau-anasci 6, Pau-alba di 7, Pau-murta di 12, Benetudi di 150 con la prossima palude, che appellasi Pischina-preidi, tutte perenni. Finalmente in distanza dell’abitato di mezz’ora verso scirocco trovasi il suindicato Crakiri, terreno paludoso di giornate 250.

Nel paese sono otto pozzi pubblici, che danno un’acqua alquanto salmastra.

Due rivi vengono entro il sanverese dalla montagna di s. Lussurgiu; il rio che discende per la valle di Pauli latino e passa prossimo a Bauladu e Tramazza; l’altro che dal cratere di s. Lussurgiu discende per Bonarcado e Milis (dove nell’estate è intrapreso per inaffiare il bosco degli agrumi), e scorre a pochi passi da Sanvero a ponente diretto verso Riola.

A questo aggiungasi il rio di Sèneghe nato dalle fonti più alte della pendice meridionale di monte Urticu, il quale nella estate si sparge ne’ giardini e orti de’ narboliesi; un altro, detto sa Gora de Mandrainas, che originato dalla fonte Mandrainas sotto del detto paese di Seneghe mette in movimento undici molini costrutti in quel territorio; e un terzo, sa Gora de san-tu Lussurgieddu, rivoletto, che nell’inverno emettesi dalla notata fonte di santu Lussurgieddu e fa girare altri quattro molini.

Sono tre ponti sopra i fiumi nel territorio sanverese; il ponte de Bau de figu, che cavalca le acque riunite del rio di Milis; di quel di Sèneghe e della Gora di santu Lussurgieddu; il secondo, detto ponte di Nurachi, è sulla Gora di Mandrainas; il terzo appellato ponte Pistis dà passaggio sopra il rio di Sèneghe.

Questo ponte è così nominato da Serafino Pistis d’Oristano, che ne fece le spese per aver dal comune la concessione di costrurre un molino nel luogo denominato Santu Perdu-Columbus, il quale poi nel-l’emozione del 1795-96 fu distrutto da’ popolani e non più ristabilito.

Il rio di Tramazza suol straripare da sei a otto volte nell’anno; ridonda pure il rio di Milis; ma pochi danni si patiscono, perchè le acque rientrano poco dopo nel loro letto. Sono acque di torrenti, e però mancano subito.

 
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