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Santa Giusta

SANTA GIUSTA, terra della Sardegna nella provincia di Busachi, compresa nel primo mandamento della prefettura d’Oristano, e nell’antica curatoria del campidano maggiore del regno di Arborea.

Dista da Oristano poco meno di un miglio e mezzo verso ostro-scirocco, del quale pare pure un sobborgo, e trovasi sulla grande strada maestra, alla orientale sponda dello stagno del suo nome.

Noto due vie principali, una delle quali, la maggiore, è parte dell’indicata grande strada, l’altra è nominata de Ballis (sa ruga deis Ballus) perchè nella parte, dove essa è più larga, si suole nelle domeniche e in altre feste, in cui il popolo vaca dalle opere, radunarsi la gioventù dell’uno e dell’altro sesso per sollazzarsi nella danza in presenza de’ loro genitori.

Nel tempo del Fara, sebbene da non molti anni fosse stata soppressa la sede vescovile, era l’abitato minore che presentemente, perchè non v’era che una sola strada.

Quasi ogni casa tiene alle spalle un cortile, dove è rara che manchi la ficaja, il cui frutto pare a’ campi-danesi gradito più d’ogni altro. Alcuni vi coltivano quelle più comuni specie ortensi, che servono ordinariamente per la cucina.

Essendo le abitazioni disposte come si è accennato sulla sponda orientale dello stagno, deve pertanto di necessità patirvisi molta umidità, la quale è accresciuta da’ vapori di alcuni ristagnamenti che sono intorno; ed essendo i fondi in qualche parte fangosi non può mancare che nel prosciugamento parziale, o totale de’ pantani sorgano effluvii perniciosi, e sia da’ medesimi viziata l’aria.

Ne’ tempi caldi i calori sono alquanto moderati per i venticelli periodici del mare e per la mite ventilazione che causano le acque.

Il detto vizio dell’aria poco nuoce agl’indigeni, usciti dalla prima età, e infatti gli abitanti di s. Giusta sono sani e robusti, e a vederli non vuol credere un viaggiatore che l’aria sia tanto malsana, quanto infamasi da quelli che conoscono i perniciosi effetti della sua insalubrità o per averli sofferti, o per averli osservati.

Se non sieno altre cause di malattie e languori, ma vivasi con saggio metodo e si usino le necessarie precauzioni contro ciò che possa alterare e deteriorare l’organismo, si avanza negli anni e toccasi anche l’ottantesimo con vigore di facoltà.

Le malattie più ordinarie e generalmente mortali sono le infiammazioni, alle quali dan causa le variazioni troppo sentite della temperatura, e forza micidiale gli effetti della intemperanza.

Territorio. L’estensione superficiaria, racchiusa ne’ termini del territorio di s. Giusta, è considerevole se non che la maggior parte è coperta dalle acque.

Il bacino principale è quello dell’accennato stagno, la cui circonferenza si computa di miglia 5 1/2 con lunghezza nella linea ostro-borea di miglia 2, con larghezza, nella direzione levante-ponente, di migl. 1 4/5, e con superficie di migl. quad. 2, o poco più.

Ha varii seni, e il più notevole è quello di ponente, donde apresi un canale di miglia 1 2/3, in direzione verso maestrale alle foce del Tirso, per cui scorre l’acqua ora in afflusso, ora in riflusso.

I bacini minori sono due al levante di detto stagno maggiore, uno detto Pauli majori, che trovasi a egual intervallo da s. Giusta e da Palmas, con una superficie di circa starelli 150, in distanza di un solo miglio dallo stagno maggiore; l’altro detto di Pauli-e-figus, che resta più vicino al detto stagno è, ed ha una superficie di circa star. 200; sono cinque all’austro e possono avere complessivamente un’area di star. 250.

I due stagni di levante hanno comunicazione con lo stagno di s. Giusta, ed il primo per il canale così detto della Porta di s. Giusta, dove sussiste ancora una torre merlata, sotto la quale doveano passare quanti dalla parte di Uras volevano entrare in Oristano per la via più breve. Il canale di detto stagno che abbassavasi sotto il limitare di detta Porta vietava il passaggio quando il ponte era levato. Probabilmente altri ostacoli, posti nelle uscite da’ poderi chiusi, impedivano, nel tempo de’ Giudici e de’ Marchesi, che si potesse arrivare alla città dalla parte dove eran quei diversi abitanti, che aveano il nome di Palmas con un particolare aggiunto di distinzione.

Lo stagno di Pauli-e-figus è traversato dalla grande strada.

Quando per copiose inondazioni levasi il livello delle acque, gli stagni minori fanno col maggiore un solo stagno. Le acque si sono talvolta tanto elevate da superare il dorso dello stradone di Paulifigus in modo da impedire il passaggio anche a’ cavallanti più arditi, allora resta anche sommersa la parte più bassa del paese.

Il territorio di s. Giusta è tutto piano con poco sensibili accidenti.

Mancano le fonti, ma si ha un pozzo di acqua dolce, il quale è situato in piccolo braccio dello stagno, e però in mezzo all’acqua salsa.

La linea dei termini di s. Giusta prende parte della gran landa, che dicono Campo di s. Anna, immenso territorio piano, largo dal piè della montagna Arci agli stagni di circa miglia 5 1/2, dove più; e lungo dalle vigne di Marrubio a quelle di Palmas di circa miglia 8.

In questa landa sono frequenti i cinghiali e i daini, e gli oristanesi vi si recano spesso alla caccia di corsa. Un drappello di cavalli procedendo in larga schiera attraversa le macchie preceduto da levrieri e mastini; e quando sia scovato dalla macchia il cinghiale, due o tre de’ più abili cavalieri, armati di schioppo e di veruto, lo inseguono a briglia sciolta, finchè stanca la fiera rallenti la fuga, ed o sia fermata dai cani, o possano i cavalieri colpirla col fuoco oppure col ferro. Quando la bestia perseguitata non rimetta nulla della sua celerità deve allora il cavaliere far in modo di respingerla dove sono gli altri cacciatori perchè assalita da più parti non scampi e non si rinselvi. Se i cavalli sono leggeri e bene addestrati la caccia è sempre fortunata. CARLO ALBERTO, quando, essendo ancora principe di Carignano, visitava la Sardegna, e passava in detto Campo, prese parte in una caccia consimile e uccise una daina.

Ne’ terreni sabbiosi, che sono alle sponde dello stagno di s. Giusta e del Sassu, e negli spazii consimili, che si distendono dagli stagni a Palmas, trovasi la tuvera, specie particolare di pomi di terra, di color giallognolo, che amasi per le buone mense.

Sono gli stagni popolati da numerosissime generazioni di uccelli acquatici, ed è un piacevolissimo spettacolo la caccia che suole farsi. Ogni cacciatore va per le acque da una in altra parte, dove in stormi immensi galleggiano gli uccelli, li scompiglia, li spaventa, e mentre quelli levandosi a volo passano presso lui per ritirarsi in altra parte dello stagno, si scarica lo schioppo e cadono molti. Accade assai spesso che un solo cacciatore prenda in poche ore ottanta capi e anche cento.

Le specie, che in numero infinito vivono ne’ detti stagni, sono muggini e anguille.

I pescatori usano la rete, la nassa, il veruto, e la fiocina, vagando per lo stagno sopra piccioli cii (barchette a fondo piatto), e sopra i così detti fascioni, che sono piccole rozze carcasse, che per tavole hanno fasci di sala. I cii saranno da 25 a 30. I fascioni, soliti navicelli de’ poveri, sono in numero maggiore. Nelle notti oscure si pesca a fiaccola.

Le arselle, che si prendono ne’ fanghi dello stagno sono infinitamente inferiori a quelle dello stagno di Marcellino, e però senza pregio.

La pesca più ricca si fa nelle peschiere, che diconsi, una Pesaria, l’altra Peschiera nuova.

La Peschiera di Pesaria è formata nell’accennato seno occidentale dello stagno di s. Giusta, all’imboccatura dell’indicato canale, ed è alimentata da questo.

 
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