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San Pietro

SAN PIETRO [Villa San Pietro], villaggio della Sardegna nella provincia, prefettura e divisione di Cagliari, compresa nel mandamento di Pula, e nell’antico dipartimento della curatoria norese del regno di Cagliari.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39°, 1', 50", nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0°, 7', 20".

Siede alla sponda sinistra del rio di Pula, e tiene alla parte orientale prossimi alcuni poggetti e più in là le colline di s. Rocco, che lo proteggono dal levante; alla parte di tramontana a non grande distanza le montagne di Orri; alla parte di maestrale, a ponente e libeccio, la regione campestre, che dicono campidano di Pula, dove più, dove meno larga, secondo che sono più o meno lontane le maggiori montagne del pulese. All’austro, dove a un miglio e un sesto trovasi Pula, segue la pianura con alcuni rari poggi.

La temperatura di s. Pietro è mitissima nell’inverno, mite per lo spesso anche nella estate per i venti marini, che vi sono periodici a certe ore, come abbiamo notato in altre parti: l’umidità vi è sentita non minore che a Pula, e l’aria meno insalubre che in altri tempi, quando la coltivazione era ancora molto ristretta. La nebbia non è rara meteora; talvolta è perniciosa a’ seminati ed a’ frutti.

Il territorio coltivato dagli uomini di questo comune è compreso in quello che descrivemmo nell’articolo Pula; onde non resta nulla a proporre su questo proposito.

Popolazione. Nel 1800 nel luogo di s. Pietro erano abitanti 174, nel 1826 erano cresciuti a 307, nel 1839 si notarono 448, e si distinguevano in maggiori d’anni 20, maschi 116, femmine 126, e minori maschi 100, femmine 106, distribuiti in famiglie 97.

S. Pietro, che da molti anni fu costituito in comune, è stato sempre considerato come un sobborgo e dipendenza di Pula. Questi coloni si dicono pulesi, come quelli che abitano il borgo così detto.

Quando per timore delle invasioni de’ barbareschi Pula restò affatto deserta, il luogo di s. Pietro conservò sempre un certo numero di famiglie pastorali e agricole, che approfittavano della fertilità del suolo e della abbondanza dei pascoli, e facean guadagno sulla legna che tagliavano e vendevano a Cagliari. Si che si può dire che la popolazione pulese, che successe a quella di Nora, siasi perpetuamente, sebbene in piccolissimo numero, conservata in questo luogo, meno esposto alle incursioni degli africani.

Un quarto degli uomini di s. Pietro attende esclusivamente alla pastorizia, il resto all’agricoltura.

L’istruzione primaria è negletta.

Agricoltura. L’ordinaria seminagione è di starelli 220 di grano, 60 d’orzo, 100 di fave, 20 di lino. La fruttificazione ordinaria de’ cereali è dal 12 al 25, secondo che più o meno sian favorevoli le stagioni.

La vigna, e i fruttiferi se non sono curati, come in Pula, non sono però negletti. Potrebbesi trarre maggior profitto dal comodo che ha l’orticoltura.

Pastorizia. Si hanno nel bestiame manso, buoi per l’agricoltura e carreggio 70, cavalli 20, giumenti 80, porci 35.

Nel bestiame rude, vacche 300, cavalle 60, capre 1200, pecore 1500, porci 350.

I pulesi di s. Pietro vendono in Pula o nel suo porto ai negozianti di Cagliari le loro derrate, e ignorano le difficoltà e risparmiano le spese, che sono necessarie per il trasporto de’ prodotti a’ punti commerciali.

Religione. Come i pulesi, così i coloni di s. Pietro, sono sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari, e sono serviti nelle cose spirituali da un vice-paroco, mandatovi dalla parrocchia di Pula. L’unica chiesa che sia in questo paese è dedicata a s. Pietro, dal quale essa è denominata.

 
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