Pagine Sarde Logo 
Lo cerchi in Sardegna? Lo trovi su Pagine Sarde!
PagineSarde.it
 

San Basilio

SAN BASILIO, villaggio della Sardegna, compreso nel mandamento di Senorbì della prefettura e provincia di Cagliari e nell’antica curatoria di Trecenta, parte del regno Cagliaritano.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39°, 32', 15" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0°, 5'.

Siede nella pendice di una grossa eminenza incontro al ponente-libeccio, e però resta esposto a questi venti, e agli altri che sono nell’arco occidentale, ed è in parte difeso da venti dell’arco orientale, e specialmente dal greco, dal levante e anche dal sirocco.

È tradizione, che i primi abitatori di questo luogo sieno state le persone della famiglia d’un pastore, che nominavasi Virdano, o Birdano, e vuolsi pure che il nome di costui si leggesse in una carta antichissima, dove erano notate certe convenzioni col signore del territorio; come pare che la procedenza di questi primi popolatori fosse dalla regione prossima all’oriente, che dicesi Gerrei o Galilla, il che deve parere probabilissimo a chi riguardi la somiglianza nella foggia del vestire e nel parlare.

Di questo villaggio di s. Basilio è menzione nell’atto di donazione dell’Incontrada di Trecenta fatta dal giudice Torgotorio di Cagliari a suo figlio Salusio di Lacon nel 1119.

Componesi quest’abitato di circa 325 case, disposte irregolarmente, con vie irregolari, e nei tempi piovosi in gran parte fangose.

La temperatura nell’inverno è assai mite purchè non soffino il maestrale o il ponente; nell’estate è molto forte. L’aria sarebbe più salubre, se si togliessero tante cause di corruzione, e sorgenti di miasmi.

Il territorio è generalmente montuoso, tuttavolta tra le eminenze allargansi i piani, e sono coltivabili anche quelle come questi.

Il paese si trova prossimo a’ confini settentrionale e occidentale. Le eminenze minori sono nella parte meridionale di questo territorio e nella regione di levante.

Le parti incolte del territorio e destinate alla pastorizia hanno gran copia di grandi vegetabili, sebbene il ferro e il fuoco le abbiano spesso sgomberate.

Nelle specie ghiandifere notasi il leccio e il sovero, ma il numero è così ristretto, che appena negli anni di maggior fertilità producono abbastanza per i pochi armenti del paese.

Manca quindi il legname di costruzione, ma invece abbonda il legno minore per il fuoco e per i forni; onde i Sanbasiliani ritraggono gran profitto vendendone in gran copia a’ paesi della Trecenta, che ne abbisognano in modo, mentre in alcuni devonsi talvolta scaldare i forni con lo sterco delle vacche.

In questa industria sono occupati molti, e sovente per questa occupazione si trascurano i lavori agrari.

Gli olivastri trovansi passo passo: innestati, sarebbero un altro ramo di produzione; ma per la poca industria, e dirò per l’infingardaggine e negligenza del proprio interesse, i favori della natura sono ad essi inutili.

Cotesta infingardaggine è evidente in riguardo al lentisco. Questa pianta è sparsa per tutto e produce molto frutto, dal quale potrebbesi trarre olio e provvedere al proprio bisogno; ma essi e le loro donne, lasciano marcire quei frutti e comprano olio di lentisco da Gerrei.

Nelle regioni boscose trovansi molti cinghiali e occorrono pure sebbene rari i cervi; nelle altre parti sono in gran copia le volpi, le lepri, i conigli, le pernici, i colombi, ecc.

Nel paese i pozzi danno acqua poco potabile, e però bisogna provvedersi dalle fonti vicine, una che dicono di Calamata, distante d’un quarto d’ora, l’altra che appellasi Is mitziseddas, lontana d’un’ora, dalla quale, perchè migliore, bevono le famiglie agiate.

Scorre entro questo territorio un solo rivo, la cui fonte primaria è al greco del paese, e dicesi Funtana Romana. A questo primo rivolo se ne aggiunge poco dopo un altro quasi eguale che proviene dalle sorgenti occidentali di Monte Igi, quindi move verso ponente-libeccio, e cresciuto d’un altro rivolo, nato nello stesso territorio, e poi d’un altro, che ha sua origine nel territorio di s. Andrea Frius a greco-levante di detto paese, fa un arco in direzione ad Arigi, presso il qual paese si versa nel rio di Trecenta.

Questo rivo detto comunemente Bajoni, ne’ tempi piovosi ingrossa tanto, che nessuno può guadarlo, finchè non vengon meno i torrenti, da’ quali è accresciuto a dismisura. Per mancanza di ponte restano impedite le comunicazioni col villaggio s. Andrea, se pure non si voglia fare un giro troppo lungo, cioè una via quasi doppia.

Alcuni pescatori vi prendono delle ottime trote.

Popolazione. Consta questa di anime 1530, distinte in maggiori di anni 20, maschi 410, femmine 425, in minori, maschi 340, femmine 355, distribuite in famiglie 312.

Il movimento della popolazione è espresso ne’ seguenti numeri, nascite 50, morti 20, matrimoni 16.

Sono applicati all’agricoltura a circa 420, alla pastorizia 50, a’ mestieri diversi 25.

Nelle professioni liberali sarebbero a notare i notai che sono 7, un chirurgo, un flebotomo ecc.

Gli abitanti di s. Basilio non sono così laboriosi come erano i loro maggiori, e pochissimo industriosi; però la massima parte delle famiglie vivono stentatamente, mentre in altri tempi era questo uno de’ paesi più agiati e ricchi della Trecenta.

Le donne filano e tessono solo quanto vuolsi dal bisogno della famiglia.

L’istruzione primaria è trascurata, i fanciulli che concorrono alla scuola non sono più di 10, e le persone che in tutto il paese sappiano leggere e scrivere non sommano a più di 20.

Agricoltura. I terreni di s. Basilio sono di molta forza produttiva, e se non sieno contrarie le stagioni ottienesi un frutto notevole.

I numeri ordinari della seminagione sono i seguenti, starelli di grano 900, d’orzo 300, di fave 200, di legumi 60, di lino 60.

La fruttificazione mediocre è del 12 per il frumento, del 15 per l’orzo, del 10 per le fave, dell’8 per i legumi.

L’orticultura è quasi affatto negletta.

Gli alberi fruttiferi sono di poche specie e varietà, il numero degli individui e ristretto.

La vigna è prospera; la vendemmia dà il sufficiente; la quantità de’ vini è mediocre perchè la manipolazione è fatta con non buoni metodi d’arte. Si ha appena il sufficiente per il consumo.

Le piccole terre chiuse per le vigne e per seminarvi e pascolarvi (is congiaus) forse non hanno una superficie complessiva di 1250 starelli; di grandi chiudende (tanche) non se ne può indicare alcuna notevole.

I terreni aperti coltivabili sono più di starelli 3600, gli incoltivabili 1500.

Pastorizia. Nel bestiame manso sono a indicarsi, buoi per l’agricoltura 200, vacche 100, cavalli 70, giumenti 120, majali 80. Nel bestiame rude vacche 600, cavalle 80, capre 2500, pecore 3500, porci 600.

Nelle terre incolte di s. Basilio il pascolo è abbondante.

È però a sapersi che l’indicata quantità di bestiame nelle proposte specie non è tutta di proprietà de’ Sanbasiliani, perchè questi pastori non sono ordinariamente che communari, come dicono, coi proprie-tari di Senorbì, Suelli e Sèlegas.

I formaggi sono di mediocre bontà e si rivendono ne’ paesi della Trecenta o a’ negozianti di Cagliari.

L’apicultura è mediocremente curata; il numero degli alveari non eccede i 300.

Commercio. Il soprappiù del frumento e degli altri cereali vendesi a Cagliari. Il lucro che da questi prodotti e da quei della pastorizia e dalla vendita del bosco può ottenersi in annate mediocri non somma a più di ll. n. 50000.

 
loading
Edicola de L'Unione Sarda