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Samatzai

SAMATZAI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Cagliari compresa nel mandamento di Nuraminis, come era già nell’antica curatoria dello stesso nome che non parte dal regno cagliaritano.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 29' e nella longitudine dal meridiano di Cagliari 0° 5'.

Questo paese è in una regione rilevata qua e là da varie colline, e segnatamente da tre che in parte lo proteggono dal ponente, dal levante e dalla tramontana, non però molto prossime, sì che resta l’abitato in un seno poco concavo.

La sua temperatura nell’inverno è assai mite, forte nell’estate, l’atmosfera umidissima nelle stagioni piovose, spesso nebbiosa nella parte che dicono il Benazzu, luogo di molte vene d’acqua. Le pioggie sono piuttosto scarse, la neve rarissima e poco consistente, i temporali di fulmini e grandine fenomeni poco ordinari. I venti meridionali agiscono liberamente.

L’aria non è molto pura e i miasmi hanno varie sorgenti, la più notevole delle quali è all’austro del paese nel suindicato sito acquitrinoso, onde patiscono molto quelli che abitano ne’ luoghi vicini.

La superficie del paese non è maggiore di 15 ettari: le strade irregolari, le case con larghi cortili, e le strade senza lastrico e in molti tratti impraticabili per i fanghi.

L’area territoriale non ha meno di ettari 4500, in parte piana, in parte rilevata in colline, come è stato notato.

La roccia è calcarea, e i paesani ne profittano cuocendola per farne calce, la quale vendono a’ paesi vicini che ne hanno bisogno.

Sono in questo territorio poche sorgenti notevoli: la fonte di s. Pietro d’un’ora dal paese presso una chiesa di tal titolo, in un sito dove sono visibili le rovine d’una antica popolazione; la fontana nuova, in distanza d’un quarto di miglio; la fontana Mendula, la fontana Sessini, o Surri, che è, come dicesi, nitrosa, e a’ non avvezzi pizzica la gola e fa effetto di purgante; infine quella, da cui provvedesi la popolazione e che serve per abbeverare il bestiame, in distanza dal popolato di minuti dodici.

Il rivo proprio di questo territorio è quello che formato delle suddette fonti più vicine traversa il paese e dirigersi verso austro per unirsi al fiume di Trecenta, detto Rio Manno, dopo aver solcato il territorio di Nuraminis al levante.

Il detto fiume di Trecenta scorre per un tratto di alcune miglia sulle terre di Samatzai, e quando è grosso per torrenti impedisce il passaggio.

Si prendono in esso delle anguille e in maggior copia nella stagione autunnale, quando si metton nelle acque i fasci del lino per macerarlo. Esso infetta le acque, come uno de’ vari tossici, che si sogliono adoperare, e allora le anguille volendo uscire da mezzo alle acque corrotte vanno alla sponda e vi si arrestano semivive.

I vegetabili maggiori sono scomparsi nelle terre che si coltivano; nelle altre sono rare macchie, e per tanto mancasi di bosco ceduo, di legno da costruzione e da fuoco.

Il selvaggiume maggiore si ricercherebbe invano, ma trovansi in qualche numero i conigli, le lepri, e non mancano le volpi, come pure le pernici e gli altri uccelli che ama il cacciatore.

Popolazione. Sono in Samatzai anime 1110, divise in maggiori di anni 20 maschi 280, femmine 300, e minori maschi 265, femmine 275, distribuite in famiglie 254.

Nascono ordinariamente 35, muojono 10, e si fanno matrimoni 7.

Gli abitanti si ammalano per febbri, reumi, e infiammazioni al petto ed a’ visceri inferiori: sono alcuni che vivono a 70 anni.

Meritano i samatzaesi la lode di persone sobrie, tranquille, laboriose, religiose; ma non possono esimersi dalla taccia di poca industria e di negligenza in ciò che sarebbe di loro interesse.

La massima parte attendono alla agricoltura, pochissimi a’ mestieri di falegname, fabbro-ferrajo, sartori, che lavorano sul sajo nero del paese, del quale si vestono i popolari: alcuni sono applicati al negozio.

Le donne tessono il lino e la lana per la famiglia e per gli estranei che sono a servigio agrario, o pastorale nelle loro case.

L’istruzione elementare è quasi nulla, perchè alla scuola non concorrono ordinariamente più di 4 fanciulli. Il numero delle persone che san leggere e scrivere non oltrepassa le due decine.

Agricoltura. Questo territorio è nientemeno di quello della vicina Trecenta fecondissimo di cereali, e produce molto, se non manchino le pioggie.

La seminagione ordinaria è di starelli 1300 di grano, 350 d’orzo, 400 di fave, 200 di legumi.

La fruttificazione mediocre è del 12 per il grano, l’orzo e le fave, del 10 per i legumi.

Pochissimo è il terreno adoperato per la orticoltura, non coltivandosi che poche specie e quanto può esser necessario per le case particolari.

Di lino non si semina più che vogliasi per le tele, di cui abbisogna la famiglia.

Il vigneto occupa una notevole superficie intorno al paese e produce molta copia di mosto e di buona qualità la cui vendemmia può produrre circa 200 mila litri.

Gli alberi fruttiferi, come nelle altre regioni granifere meridionali, sono in piccolissimo numero e in poche specie.

Il numero non oltrepassa li 500 individui, le specie sono, ficaje, mandorli e peri.

Dopo il vigneto l’altro terreno chiuso non sopravanza li starelli 150, de’ quali 100 formano una tanca, gli altri 50 alcuni piccoli chiusi, che dicono cungiaus. In essi si semina alternativamente un anno a grano, l’altro a foraggio e a legumi.

Bestiame. Nel bestiame manso si possono indicare buoi per l’agricoltura e per carreggiare 320, cavalle 30, giumenti 225.

Nel bestiame rude vacche 160, cavalle 60, pecore 3500, capre 200, porci 400.

Il prodotto in giovenchi, lana e formaggio può ascendere a ll. 15 mila.

L’apicoltura è praticata da pochissimi; però il prodotto è buonissimo.

Commercio. Samatzai vende i suoi frutti agrari e pastorali alla capitale; i primi per ll. 50000 in circa, gli altri per ll. 15000.

Religione. Questo paese era contenuto nella diocesi doliense, unita alla cagliaritana.

La chiesa parrocchiale è dedicata a s. Giovanni Battista ed è amministrata da un vicario, che nella cura delle anime è assistito da altri due preti.

In essa chiesa è un piccol santuario, dove è il deposito de’ ss. martiri Bartorio, vescovo, Giustino e Fedele, le cui ossa si trovano sotto le rovine d’un’antica chiesetta nel luogo detto di s. Marco, ove era un’antica popolazione. È tradizione che della loro esistenza in quel luogo abbiano i medesimi dato indizio in tre gigli che uscirono da mezzo a’ rottami. Il fatto si riferisce al tempo nel quale si cominciò a popolare Samatzai.

L’altra chiesa da notare in questo paese è quella di s. Barbara, che trovasi alla estremità dell’abitato, e fu destinata per le sepolture del campo santo, che non si fece secondo il prescritto del governo.

Le feste maggiori di Samatzai sono per s. Bartorio addì 27 maggio, per s. Pietro, s. Raimondo e per la decollazione di s. Giovanni Battista. Nella prima ed ultima è gran concorso di forestieri, e si ha lo spettacolo popolare della corsa de’ barberi. Per quella di s. Raimondo corrono cavalli ordinari di sella, o di coscia, come dicono, e si dà a quelli che vincon gli altri di celerità, un dono di poca spesa, pane di semola, brani di carne, pollastri, galline e anche del denaro, e sono questi doni sospesi ad una canna verde. In occorrenza delle dette feste gli operai, cioè gli eletti per questuare onde avere il necessario alle spese, danno de’ simili pani e della carne in dono ad altre persone in maggior o minor numero secondo la quantità della colletta.

Fuori del paese alla distanza di circa un’ora è la chiesa campestre di s. Pietro in Oliri, già indicata.

 
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