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Samassi

SAMASSI, villaggio della Sardegna nella provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di Serramanna della prefettura di Cagliari, e nell’antica curatoria di Nuraminis dell’antico regno Cagliaritano.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39°, 28', 30", e nella longit. occident. dal meridiano di Cagliari di 0° 12'.

Il paese siede sulla sponda sinistra del Caralita in un piccolo declivio dove il terreno si avvalla sebbene poco notevolmente.

Per siffatta posizione il paese è protetto in parte dal levante e da’ suoi collaterali, ma esposto agli altri, patisce dell’umido e della nebbia, e nell’estate del calore, perchè i venticelli che movono le aure delle regioni marittime non vi sono molto sentiti.

L’aria per causa de’ pantani che si formano nel fiume nella estate e nell’autunno non è allora pura di miasmi, e però insalubre alle persone che la respirano in quelle ore che sono più nocivi. Ma la causa principale di questa insalubrità, come delle nebbie gravi, era nel ristagnamento delle acque di alluvione in un bacino dell’area di 1000 starelli o ettari 500, che trovasi al di là del fiume, e prossimo al gran bacino, che diceasi stagno di Sanluri, al ponente del paese. E siccome il ponente è uno de’ venti che predominano, però più spesso si volgono sopra Samassi, che altrove, i maligni vapori.

Comecchè i due indicati stagni siano già asciugati da dieci anni, tuttavolta il suolo che occupavano le acque segue a esalare de’ perniciosi effluvi, massime dopo le prime pioggie autunnali. Un’altra sorgente d’infezione da non passar sotto silenzio è il marciume de’ letamai, che si ammucchiano ne’ cortili e son tanti quante le case.

Certamente l’aria è adesso molto meno insalubre che fu in altri tempi prima che si prosciugasse il grandissimo stagno di Sanluri; perchè, sebbene non si possano dire esauriti i miasmi di quel luogo, tuttavolta è vero, che sono molto più rari.

L’abitato occupa un’area di ettari 80 (star. 160) con strade irregolari e nell’inverno fangosissime. Le case sono fabbricate a mattoni crudi (làdiri) e tutte hanno un cortile più o meno largo, dove entrasi per un ampio portone, con tettoje per gli animali e una loggia avanti la casa, dove lavorano le donne nelle loro solite opere.

Samassi ha un territorio più tosto ampio e sono certamente nel medesimo più di 6000 starelli di superficie coltivabile.

È tutto piano, ma non allo stesso livello, perchè quella parte, che è a levante del paese vedesi rilevata sul rimanente, comecchè di non molti metri.

È traversato dal suddetto fiume, sul quale è un ponte. Non si possono poi indicare che sole due sorgenti. Si beve da’ pozzi, che danno acque poco leggere e alquanto salmastre. Le cisterne sono rare.

I cacciatori trovano poche lepri, conigli e pernici, mentre abbondano infinitamente i passeri, e sono in gran numero i merli e le cornacchie. Le volpi e gli astori, sebbene pochi, causano frequenti danni diminuendo questi il pollame, quelle gli agnelli.

Nel fiume sono in molta copia le anguille e trote, e se ne pesca in quantità considerevole con profitto di quelli che si applicano a quest’opera.

A comodità del passaggio sono sul fiume due ponti.

Solo nella sponda del fiume vegetano alcune piante, ma nelle altri parti è raro di trovare qualche olivastro o perastro, o qualche meschino arbusto. Vengono in gran copia i funghi.

Popolazione. Sono in Samassi anime 2170, distinte in maggiori di anni 20 maschi 685, femmine 700, e in minori maschi 385, femmine 400, distribuite in famiglie 450.

Nel movimento della popolazione si trovano i seguenti numeri, nascite 48, morti 30, matrimoni 10.

Le malattie più frequenti sono infiammazioni e febbri periodiche o perniciose.

Non sono molti i longevi, e i pochi che oltrepassano i 60 anni appartengono alla classe agiata. La mortalità è molto notevole nella prima età e nella classe povera.

I samassesi sono gente laboriosa, queta e religiosa, ma poco intelligente d’industrie.

Sono applicati alla agricoltura 840 persone, alla pastorizia 27, alle varie arti meccaniche 30, alla pesca 12, ai negozi 20.

Fra gli oziosi si possono indicare cinque notai e un procuratore, e alcuni altri che per essere stati alle scuole del ginnasio.

La scuola primaria è pochissimo frequentata e gli studenti che solitamente concorrono non sono più di 8.

In tutto il paese le persone che sanno leggere e scrivere non oltrepassano i 20!!

Le donne lavorano su telai 450 in circa, e fabbricano tele; molte poi della classe povera si impiegano a tessere cesti, canestri, stuoje ecc.

Le proprietà sono mal divise, essendovi alcuni grossi proprietari, e molti mancando affatto anche d’un piccol tratto di terreno; onde è considerevole il numero de’ poveri, tra i quali alcuni veramente indigenti.

Non si può notare nessuna istituzione benefica, perchè le lascite che si sono fatte finora tutte furono per la chiesa, per feste, novene, e messe.

Lo stato sanitario non è gran fatto buono. Dominano le infiammazioni, le febbri e le malattie nervose. La vita suol essere breve. Attende alla sanità un dottore chirurgo con un flebotomo e si hanno due ostetrici. La vaccinazione si pratica nel maggio, quando fa le sue visite il medico distrettuale.

Agricoltura. Le terre di Samassi sono di gran bontà, e se i metodi fossero migliori, e le pioggie frequenti e opportune, i frutti cereali sarebbero d’una maravigliosa abbondanza, come sono in quegli anni, quando il cielo risponde a’ voti dell’agricola.

L’ordinaria seminagione è ne’ numeri seguenti, frumento star. 3200, orzo 600, fave 800, legumi 170; e l’ordinaria fruttificazione delle suddette quantità è di star. 32,000 di frumento, cioè al decuplo, di star. 7300 di orzo, cioè al dodecuplo, di star. 11,200 di fave, cioè al quattordecuplo, e di star. 1500 di legumi. Di lino se ne seminano star. 40, e se raccolgono 60.

La siccità, le nebbie e le locuste scemano spesso le messi. Per esser liberati dal flagello delle locuste i sa-massesi festeggiano solennemente s. Isidoro.

Orticoltura. Non si può dir negletta, ma certamente non vi si studia quanto vorrebbe la propria utilità. Il territorio adoperato nella medesima forse non è più esteso di dodici starelli, 6 ettari.

Gli alberi fruttiferi sono rarissimi e forse non oltrepassano il migliajo compresi pure sessanta olivi: quindi i samassesi devono desiderare molte frutta, e per incuria si privano d’una parte sussidiaria al vitto.

Le specie de’ pochi fruttiferi sono ficaje, peri di gelsi bianchi, olivi, i cui frutti si confettano.

Il vigneto ha un’area non minore di star. 1000 (ett. 500) e produce quartare di vino 200,000 in circa, o litri 1,000,000. Di questa quantità solo una piccolissima parte si brucia per acquavite, l’altra si beve nel paese.

Sono chiusi per pastura e per agricoltura circa 360 starelli di terreno. Il chiostro suol essere a siepe viva di certa pianta, che dicono èlima. I fichi d’India difendono rarissimi poderi.

Bestiame manso. Servono all’agricoltura ed a’ carri circa 640 buoi, alla sella cavalli 60, alla macinazione del grano giumenti 455, già che non si ha che un solo molino idraulico. I majali che si hanno ne’ cortili sono ingrassati col brenne e co’ fichi moreschi, messi al siero.

Bestiame rude. In questo si possono solo indicare vacche, pecore e porci; le prime in numero di 200 incirca, le seconde di 3000, gli ultimi di 300.

Si ha in Samassi una concia dove si preparano le pelli e cuoja degli animali de’ paesi e de’ luoghi vicini.

Apicoltura. È poco curata. Nel miele che le api fanno nell’autunno sentesi un po’ d’amaro.

 
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