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Sagama

SAGAMA, villaggio della Sardegna, nella provincia di Cuglieri, compreso nel mandamento di Tresnuraghes, della prefettura di Oristano, e nell’antica curatoria della Planargia del regno di Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 31', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 32' 20".

Siede incontro all’austro nel declivio di una concavità aperta nel piano, in modo d’un vallone in contro a ponente-libeccio.

Dalla notata positura si può argomentare quali venti influiscano più liberamente nel luogo dell’abitato, e quale sia nelle varie stagioni la sua temperatura.

In estate il calore suol essere molto mitigato da’ venti periodici (l’imbatto) di mare.

Non è in tutte le invernate che nevichi, e il nevazzo sciogliesi presto. Le pioggie cadon con frequenza nell’inverno. La nebbia è un raro fenomeno. L’aria è piuttosto salubre, e sarebbe sempre pura se si togliessero certe cause di contaminazione.

Il territorio de’ sagamesi è poco esteso, e quasi tutto piano, senza nessuna montuosità, e nessun’altra valle che il sunnotato vallone.

Tra le roccie notasi la calcarea nella regione detta Saspedrosas non molto lontana dal paese, della quale traesi profitto facendone calce.

Poche sono le fonti che si possono indicare in questo territorio; quella di cui servesi il popolo e che è piuttosto scarsa; quindi le sorgenti di s. Michele a mezz’ora di distanza dal paese verso levante-scirocco, e sono cinque, abbondanti, e perenni, che unendosi in un solo canale a non lungo tratto, formano un rivolo che si aggiunge dopo circa miglia 4 1/2 a quello di maggior corso che irriga la valle che trovasi in là del vallone suddetto di Sagama verso l’austro.

Non è regione di selvatici, e i daini e cinghiali che talvolta si trovano da’ cacciatori sono di passaggio.

Non mancano i comuni uccelli di caccia e nell’autunno nell’epoca del loro passaggio trovansi delle grù.

Ne’ luoghi incolti non trovasi nessun tratto dove siano alberi silvestri. Appena si ha legna per il fuoco, sebbene certi siti, dove non si può fare agricoltura e poco producesi per la pastura, sieno idonei alla produzione del bosco ceduo. Eravi in altri tempi nella valle grandissimo numero di olmi, onde provenne l’aggiunto di Ulumedu, che davasi a Sagama.

La popolazione di Sagama è di anime 450, distinte in maggiori di anni 20 maschi 105, femmine 210, e minori maschi 65, femmine 70, spartite in famiglie 115.

Non pochi vivono oltre il sessantesimo anno, se non soccombano a’ dolori di punta, che per la poca cura in ripararsi dalle variazioni atmosferiche sogliono romper la vita anche a persone di robusta natura.

La scuola primaria suole esser chiusa per difetto di concorrenti, e di volontà in chi dovrebbe istruirli.

Le sole professioni esercitate sono l’agricoltura e la pastorizia.

Agricoltura. Le terre del sagamese sono atte per i cereali e producono bene se favorisca il cielo.

L’ordinaria seminagione è di star. 300 di grano, 100 di orzo, 50 di fave, 10 di legumi, 12 di lino.

Per la copia delle acque, che danno le fonti di s. Michele, si ha molta comodità per l’orticoltura, ma non sono molti che vi si applichino.

La meliga però occupa alcuni tratti notevoli.

La vigna prospera e produce ottimi frutti; ma perchè è poco estesa, però il frutto è scarso. L’intero prodotto di rado sopravanza le 350 cariche.

Gli alberi fruttiferi sono poco curati, ed è ristrettissimo il numero degl’individui nelle specie de’ peri, pomi, susini, fichi e noci. L’olivo vi prospererebbe benissimo come nel territorio di Cuglieri e di Bosa; ma non v’è nessuna industria.

Non si può notare nessuna tanca, e non si trovano in tutto il territorio più che 10 chiusi piccoli, ne’ quali alternativamente si semina e si tiene il bestiame a pastura.

La pastorizia è una meschinità.

Gli animali mansi sono ne’ seguenti numeri, buoi per l’agricoltura 60, vacche mannalite 30, cavalli e cavalle domite 30.

I rudi sono vacche 50, cavalle 45, pecore 250.

Il superfluo de’ prodotti vendesi a Bosa.

Religione. I sagamesi sono nella diocesi di Bosa e sotto la cura spirituale di due preti, il primo tra i quali ha il titolo di rettore.

La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione del-l’Arcangelo Gabriele, piccola e per nessun rispetto notevole.

Le chiese minori entro l’abitato sono tre, una dedicata alla s. Croce, la seconda alla Vergine del Carmelo, la terza a s. Basilio vescovo.

Fuori del paese presso le indicate cinque fonti appellate da s. Michele è la chiesa intitolata da quest’altro arcangelo, che va in rovina.

La festa principale del paese ricorre in sulla fine di ottobre per s. Angelo, e allora si tiene una piccola fiera nei 30 e 31 di ottobre e 1 di novembre con molto concorso de’ planargiesi e di quei di Monteferro.

Nella chiesa principale di s. Michele si festeggiava due volte all’anno, cioè agli 8 di maggio ed ai 12 di settembre, e faceasi dalla confraternita del santo una processione dal villaggio sino alla chiesa. Ora si è cessato.

Nuraghi. A cinque minuti dal paese presso la fonte pubblica trovasi un nuraghe mezzo distrutto; se ne vede un altro all’orlo del paese nel cortile della casa rettorale verso ponente, che ricoperto di tevoli serve per pagliajo e stalla; e altri due in un chiuso della chiesa parrocchiale, tra’ quali passa il notato rivolo; un quinto, detto de sos Passiargios a mezzo miglio dal paese verso mezzogiorno, e un sesto, detto Nuratolu, tra le vigne e alla stessa distanza dal paese.

 
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