Romana

ROMANA, villaggio della Sardegna nella provincia d’Alghero, compreso nel mandamento di Villanova Monteleone, e nell’antico dipartimento della Nurcara del regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 29 e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 31'.

La situazione è in un vallone, o nel cratere che formasi da diverse eminenze sorgenti intorno, principalmente dalla parte di ponente-maestro, di greco-tramontana, di levante ecc., trovandosi in sulla estrema falda meridionale di Montemaggiore.

Intendesi da questo che la ventilazione non è liberissima, e che l’aria in certe stagioni non può stimarsi salubre.

Il territorio è in gran parte piano, non essendo notabili i rilievi.

Le fonti non sono in gran numero, e nell’estate si scarseggia di acqua potabile.

Scorrono in esso alcuni rivi, il maggiore de’ quali dicesi Nioro, che in tempi piovosi ingrossa così che non permette il guado. E siccome non trovasi sopra esso alcun ponte, però accade che resti per uno o più giorni vietata la comunicazione e debbasi da una riva all’altra gittar il pane a quelli che non possono ritornare al paese.

Le maggiori elevazioni del terreno entro i limiti di questo paese sono denominate Putu-Amuradu, Pedra-Niedda e Frissanu.

Il ghiandifero è piuttosto raro e chiamasi dal nome della regione Sitigheddu.

Popolazione. Romana numerava nel 1847 anime 668, distinte in maggiori d’anni 20, maschi 190, femmine 182; minori, maschi 135, femmine 141; distribuite in famiglie 98.

Le condizioni morali del medesimo furono sin qua poco felici, però non valse il favore delle naturali.

La massima parte degli uomini di Romana sono applicati all’agricoltura; quindi non sono forse dieci quelli che sappiano fare altro mestiere per satisfare a’ bisogni più comuni.

Le donne filano e tessono lino e lana, ma non più di quello che vuolsi per la famiglia.

L’istruzione morale è molto negletta, quella de’ fanciulli curata quanto altrove.

Agricoltura. Sebbene le terre coltivabili sieno larghissime, e la natura delle medesime comodissima per molte produzioni; non pertanto piccola è l’area coltivata, in ragione della coltivabile, e trascurata la coltura di molti generi che vi verrebbero felicemente.

L’area coltivata non è maggiore di starelli 1500, e quella che produce annualmente non è più che tre quinti della medesima, cioè starelli 900, compresevi tutte le vigne e i giardini prossimi all’abitato.

La seminagione ordinaria si può computare di starelli 350 di frumento, 100 d’orzo, 60 di fave, 30 di legumi, 30 di lino, 25 di meliga.

La produzione, se le condizioni atmosferiche sieno favorevoli è notevole; e sarebbe anche di molto maggiore, se si sapesse meglio l’arte e si studiasse più diligentemente nell’opera.

L’orticoltura non è molto curata.

La viticoltura praticata con poca intelligenza, onde dipende la poca bontà del prodotto.

I fruttiferi sono in notevole numero; ma si vede non pertanto la poca industria, perchè certe specie utilissime non furono introdotte.

Pastorizia. La regione è ben idonea alla educazione del bestiame; ma questo non ha persuaso ancora i romanesi a profittare de’ pascoli.

Il bestiame manso numera i seguenti capi, buoi per l’agricoltura 100, cavalli e cavalle 45, giumenti 60, majali 80.

Nel bestiame rude sono vacche 150, cavalle 60, capre 400, pecore 2000, porci 500.

Commercio. Quel di Romana è pochissimo per la difficoltà delle strade, per le quali non potendo scorrere i carri in molti tratti è necessità di trasportare i prodotti superflui sul dorso di cavalli. Se i Tiesini, i Bosani o i Villanovesi, non vadano a comprare i prodotti di Romana, i Romanesi devono stancare in lungo corso i giumenti per portarli al mercato d’Alghero.

Religione. La parrocchia di Romana è sotto la giurisdizione del vescovo d’Alghero, ed è servita da un prete, che dicono vicario provvisorio, perchè amovibile all’arbitrio del prebendato, che è il canonico arcidiacono d’Alghero. Da questo si può intendere che il servigio spirituale del popolo forse non è quale dovrebbe essere, come suole certificarsi nella massima parte delle chiese amministrate da sì fatti mercenari.

La chiesa parrocchiale ha per titolare la nostra Donna sotto la denominazione delle grazie.

Nel territorio di Romana è una cappella silvestre, intitolata da s. Lussorio, non fabbricata, ma scavata nella roccia. Anticamente concorreva gran moltitudine di divoti in peregrinazione a questa spelonca, dove è tradizione che il santo martire sia vissuto solitario, quando subito dopo la sua conversione dovette fuggire da Cagliari. In fondo dietro l’altare è un’altra caverna e credesi che ivi fosse solito dormire.

Nella regione, appellata da s. Ervino, trovavasi vestigie di antica popolazione, e restano ancora le solide mura d’una chiesa. Presso alla medesima è un sotterraneo, che la tradizione dice essere stata una prigione. In conferma narrasi che ne’ nostri tempi siensi tolte le ultime anelle d’una gran catena.

 
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