Pagine Sarde Logo 
Lo cerchi in Sardegna? Lo trovi su Pagine Sarde!
PagineSarde.it
 

Riola

RIOLA od ORIOLA [Riola Sardo], villaggio della Sardegna nel Campidano arborese, compreso nella provincia di Busachi e nel mandamento di Cabras della prefettura d’Oristano. Era parte del Campidano maggiore, o di Villamaggiore. Siffatto nome credesi provenuto da quello del fiume, il quale equivarrebbe a Riviera.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39°, 59', 30" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0°, 35'.

Siede in perfetta pianura presso alla sponda sinistra del fiume di Milis e a un miglio e mezzo dall’intimo seno dello stagno di Cabras, in esposizione a tutti i venti, fuorchè dalla parte di greco-tramontana, dalla quale è riparato per la mole della montagna di s. Lussurgiu.

Le strade sono quasi tutte diritte, e dividono il paese in nove rioni: le case costrutte a mattoni crudi ciascuna col cortile, dove suol vedersi una pergola che ombreggia e dà bei grappoli per la mensa.

La temperatura dell’inverno, come negli altri paesi del Campo arborese, è molto mite, quella dell’estate assai elevata, se non soffino i venti periodici di mare e di terra; la umidità è grandissima, la neve rara e presto solubile, e l’aria in certi tempi molto insalubre per le maligne esalazioni, che si spandono da’ pantani, dalle paludi fangose che si formano nel letto del fiume ne’ tempi caldi, e da’ letamai che trovansi nell’estremità del paese. Le nebbie sono spesso molto nocevo-li a’ seminati ed a’ frutti.

Il suo territorio estendesi tutto sopra il piano verso il Sinis, ed ha forse una superficie di più di 30 miglia quadrate, nella quale non sono altre eminenze, che le appellate Monti de Palla e Monti de’ Trigu.

Manca il bosco e si trovano solo macchie e arbusti verso il Capo-Manno, nelle regioni prossime alle torri della Pelosa e della Mora.

In quei luoghi trovano i cacciatori molti daini e cinghiali, provenienti dalle prossime montagne.

Le altre specie di caccia più comuni sono i conigli, le lepri e le pernici.

Invano in tanta superficie si ricercherebbe una fonte, e gli abitanti devon bevere, quando viene agli uomini la rara voglia di bever acqua da un pozzo, detto di s. Quirico, perchè prossimo all’antica, oggidì rovinata, chiesa di s. Quirico; ma solo nella estate, quando le acque del fiume sono corrotte e limacciose per il cessato corso e per la decomposizione di animali e vegetali.

Il fiume di Riola è lo stesso che irriga Bonarcado, Milis e s. Vero, originato dalle fonti di s. Lussurgiu, e accresciuto da quelle del nome di Seneghe.

Siccome il fondo del suo letto si è molto levato, e poca è la capacità dell’alveo, però nell’inverno e sempre che abbondano le acque per la confluenza de’ torrenti, esse ridondano e si spargono sulla vicina pianura formando un immenso pantano.

Per coteste inondazioni che durano per tutto l’inverno e gran parte della primavera, quel terreno che ha l’area di circa cento starelli, non serve se non per la cultura de’ popponi e legumi nell’estate, e per quel poco di fieno che vi cresce, quando cominciasi il prosciugamento per l’azione del sole.

I cacciatori vi frequentano per la caccia delle folaghe e di altri uccelli acquatici. I pescatori vi prendono ottime anguille e gran copia di muggini, che smerciano ne’ paesi circonvicini.

Le stesse specie si prendono nel fiume.

In questa regione vedonsi, quando le acque non sono troppo copiose, cinque bacini, e sono nominate Sa Paùli manna, Mistras, Firingiosu, Spaniteddu e Paùli rasa; ma quando ingrossa l’alluvione fanno una sola palude, e si uniscono al seno più intimo dello stagno di Cabras.

I guadi del fiume di Riola sono pericolosi sempre, perchè fangosi, e per l’impedimento di varie piante.

Si suol varcare per un ponte antico, dove vedesi ancora certa opera di difesa per vietar il passaggio a’ barbereschi, che dalle spiaggie di Pischinapiu più volte inoltrarono sino a Riola, per saccheggiar le case e cattivar le persone. La porta per cui si passa suol chiudersi di notte, massime quando sono nelle vicinanze de’ malfattori.

Popolazione. Si numerano in Riola anime 1040, distinte in maggiori d’anni 20 maschi 317, femmine 326, e in minori maschi 197, femmine 200, e distribuite in famiglie 265. Nel 1826 si numeravano anime 868.

Il movimento della medesima si rappresenta ne’ numeri seguenti, che sono le medie del decennio; nascite 35, morti 20, matrimoni 6.

I longevi non sono rari. La mortalità maggiore è nella prima età e dopo i 60 anni.

I riolesi sono gente laboriosa e tranquilla, ma poco industriosi, sebbene si trovino in comoda situazione.

Delle suindicate famiglie sono proprietarie di molto o poco 343, le altre 22 nullatenenti. I medicanti saranno 67. Le case ricche (si intende relativamente) saranno 30. Nessuna di queste ha onori di nobiltà.

Pochi fra essi oltrepassano i sessanta anni. Le malattie più comuni sono le febbri periodiche e perniciose, le flogosi addominali e la podagra.

Per la cura della sanità non si ha nè medici, nè chirurghi, nè flebotomi, nè farmacisti, ma suppliscono a’ medesimi i barbieri, che partigiani del sistema sanguinario, vedono infiammazioni in tutti i malori, ed evacuano le vene, sebbene meno liberalmente che

usino i salassatori scienziati.

Le levatrici san filare e tessere.

La vaccinazione si pratica poco regolarmente.

Le professioni principali sono l’agricoltura e la pastorizia, poi le arti meccaniche, la pesca e la caccia degli uccelli a rete, nella quale molti si occupano con lucro, quando non hanno lavoro.

Le donne lavorano su gli antichi telai, e tessono più comunemente il lino e il cotone.

In ogni famiglia si ha un telajo per tessere il lino e il cotone, del quale fanno coperte di letto, fiorate. Si tesse anco la lana per coperte grossolane di letto e per panno da vesti.

La scuola primaria ha pochi accorrenti, e non produce alcun buon frutto.

La istruzione morale è fatta negligentemente, perchè se concorrono ordinariamente alla scuola 25 fanciulli, tuttavolta non si possono numerare altrettanti, che dopo venticinque anni abbiano nella medesima imparato a leggere e scrivere.

Agricoltura. Riola ha ottimi territori pe’ cereali, non inferiori per virtù produttiva a’ più vantati della regione arborese.

La seminagione ordinaria rappresentasi da’ seguenti numeri, starelli di grano 1700, d’orzo 500, di fave 300, di legumi 25, di lino 50.

Il prodotto, nella fertilità ordinaria è del 10 pel grano, del 14 per l’orzo, dell’8 per le fave, del 6 pe’ legumi. Il lino poco prospera.

Le condizioni sono qui comodissime per la cultura della meliga, e tuttavolta non si fa alcun lavoro per tale specie.

Si fanno de’ narboni, cioè si semina a zappa in terre novelle, e se ne ha gran frutto. Ma questo frutto non compensa il danno della mancanza delle legne cedue, perchè i narbonatori svelgono le radici degli alberi e degli arbusti.

Il vigneto è assai vasto, e forse occupa uno spazio di circa 700 starelli; la vendemmia copiosa e il mosto buono. La vernaccia è il vino che bevesi comunemente e in abbondanza. È un supplemento dell’acqua.

I fruttiferi sono di molte specie e varietà; ma il numero complessivo forse non sorpassa le quattro migliaja. Le specie più comuni sono ficaje, susini, peschi, albicocchi, meligranati, melicotogni, peri. Il numero complessivo da 3500.

Potrebbero in questo territorio prosperare gli aranci e i limoni; ma nessuno li coltiva; potrebbero prosperare i gelsi, e appena se ne trovano due piante in tutto il territorio.

Sono coltivati con qualche diligenza gli olivi, e saranno non meno di 2200.

L’orticoltura si pratica sopra un’area notevole e produce molto.

Pastorizia. Essendo ampie le regioni del territorio di Riola, che restano incolte, molti educano del bestiame, e si possono numerare vacche 400, cavalle 100, pecore 4700, porci 800.

 
loading
Edicola de L'Unione Sarda