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Perfugas

PERFUGAS o PERFIGAS, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Sassari, compreso ora nel mandamento di Nulvi, e in tempi antichi nella curatoria dell’Anglona.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 49' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari di 0° 14'.

L’abitato trovasi nella valle nel margine meridionale d’un terrazzo a piccola distanza dalla sponda sinistra del rio d’Anglona, a distanza di due miglia dal Termo, però coperto ai venti settentrionali dal detto rilevamento di terreno, a’ venti orientali da’ monti prossimi della Gallura, e poco ventilato alle altre parti, perchè il terreno sorge sopra il suo livello a tutte parti.

Quindi si intende la forza del calore estivo, la copia della umidità e la frequenza della nebbia per i vicini due fiumi e per i pantani, e la insalubrità gravissima dell’aria che si accresce dalle morbifere esalazioni de’ molti pantani che sono accumulati intorno all’abitato, i quali ne’ tempi piovosi incomodano quelli che entrano ed escono per il brutto fango in cui si discioglie il fimo.

Nell’inverno vi si soffre un freddumido che penetra profondamente, ma la neve si scioglie più presto che altrove.

Territorio. La sua superficie forse sopravanza le miglia quadrate 25. Essa è piuttosto piana che montuosa, le pendici del Sassu declinando mitissimamente verso il fiume.

Un solo poggio è notevole all’austro del paese in distanza di un miglio, sulla sponda destra dell’indicato rio d’Anglona.

Tra le roccie di questo territorio notasi la tufa di trachite sovraposta al trachite porfiroide. Nelle regioni prossime a’ salti di Martis v’è copia di selce piromaca bigio oscura, trovasi a zolle e in banchi nell’arenaria suddetta, e se ne fanno pietre.

Le sorgenti sono in gran numero nel territorio, e tra esse la più notevole è quella di Calvai, chiusa a fabbrico per comodo della popolazione, che ne beve. Essa forma un rivolo.

Scorrono dentro il territorio, oltre il rio maggiore del dipartimento, quello di Sedini, che scende al suo ponente in distanza d’un miglio e si unisce al primo; quello del Sassu che entra nella sponda destra del rio maggiore al greco-levante del paese in distanza di due miglia, e scorre al suo confine orientale il Termo.

Sono altri ruscelli che non giova di indicare.

Selve. Stendendosi il territorio di Perfugas sul Sassu, comprende però una parte della selva ghiandifera che frondeggia sul dorso e in molte parti delle di lui pendici, frammistamente ad altre specie che non danno frutto.

Il Sassu è un grande altipiano disteso dal levante di Parfugas (in distanza di miglia 2 5/12), al suo mezzodì (in distanza di miglia 6 1/2) e largo dove più miglia 29/12 con pendici prodotte assai più verso settentrione sino al Termo, che verso il Campo d’Ozieri, e una catena di colline a ponente, che sono sua dipendenza, ed erano sua parte prima che si avvallasse il luogo intermedio. Se si pongano in computo le pendici, allora la sua lunghezza dal Termo al fiume di Ardari non è minore di miglia 10, e la larghezza dalle falde sul detto Campo d’Ozieri al rivolo di Anglona, cioè da Martis a Tula di miglia 7 1/2 e la superficie di circa 64 miglia quadrate, le quali sono spartite fra’ popoli confinanti.

Selvaggiume. Il Sassu è popolato di cinghiali, daini, cervi, volpi, lepri e martore, ha molta varietà d’uccelli, e in gran numero quelli che amano le acque.

Popolazione. Secondo i calcoli più sicuri ora il comune di Perfugas avrebbe anime 1059, distinte in maggiori maschi 335, femmine 340, e in minori maschi 184, femmine 200, distribuite in famiglie 235.

Ma non tutti i perfughesi abitano nel paese, e si suppone che nel notato numero di famiglie 143 con anime 649 risiedano nel paese, le altre 92 con anime 410 vivano nei salti, i primi addetti all’agricoltura ed a’ mestieri, i secondi alla pastorizia.

Il movimento della popolazione è indicato ne’ seguenti numeri di nascite 40, morti 25, matrimoni 10.

Nella prima età e nell’adolescenza è maggiore che negli altri periodi della vita la mortalità nelle famiglie del paese, e qui non sono molti che vivono in là de’ 45 anni.

Le malattie più comuni sono nell’estate e autunno le febbri perniciose, quindi le ostruzioni viscerali, l’idrope. Alcuni muojono dalla malignità del male, i più dall’imperizia del medico o chirurgo che sia. Questo luogo, dove non pernottano impunemente i passeggieri è temuto pur da’ medici, che pensano al pericolo della vita se cadessero malati. Tanto è il veleno che si aspira con l’aria! Eppure così spaventosa malignità potrebbe essere diminuita quasi direi ad un decimo, se il rio maggiore si facesse scorrere entro un alveo profondo, dal quale non potesse straripare per inondare e formar paludi e pantani intorno; se si togliessero i fetenti sterquilini che notai, e si osservassero con tutta diligenza le regole igieniche. A maggior sicurezza però io vorrei che il paese fosse spiantato dal luogo dove fu fondato e trasferito sulle pendici boreali del Sassu.

Professioni. Gli uomini delle famiglie che indicai residenti nel paese sono in massima parte addetti all’agricoltura, pochissimi agli altri mestieri.

Le donne lavorano tele e sajali occupando in quest’arte tutto il tempo che loro rimane dalle faccende domestiche.

Proprietari e mendici. Come ne’ luoghi di valle ed agricoli così in Perfugas i beni sono mal distribuiti, e pochi i proprietari: infatti non saranno questi più di 50, senza però comprendere nel computo i pastori; e come in quei luoghi sono molti gl’indigenti, parimente è grande il loro numero in Perfigas.

Istruzione elementare. Quando è aperta la scuola il maestro può avere intorno 8 fanciulli; quelli che in tutto il paese san leggere, e scrivere saranno cinque.

Agricoltura. In questo territorio sono alcuni campi di tanta fertilità, che altri non sieno più nell’Anglona, che è una contrada, la quale non invidia per la produzione alle più famose del regno, e che darebbe immensi frutti se maggiore fosse l’arte e spesso non mancassero a’ lavori mal studiati degli uomini le benedizioni del cielo. Nelle altre parti sono piccoli poggi e larghi piani sabbiosi e poco idonei a’ cereali.

Le quantità che ordinariamente si seminano, compresa la seminagione de’ pastori, è di starelli di grano 1100, d’orzo 150, di fave 40, di meliga 20, di lino 120.

La produzione dipende dal suolo e più dalle pioggie opportune o difettose; qualche volta il grano dà anche il 40, più spesso il 10.

Sonovi molti luoghi attissimi alla cultura delle specie ortensi, e questa non è negletta nè infelice. I melloni sono molto riputati per grandezza e gusto, i legumi di prospera vegetazione, e le erbe e frutta ortensi migliori che altrove.

I perfighesi poco si curano degli alberi fruttiferi, e però son pochissime le specie e pochi i ceppi. Nella prossima regione di Coguinas gli olivastri vegetano con lusso, ma non per ciò questi paesani ne piantano e li innestano perchè possano dopo non molti anni aver-ne olio. Ad essi basta quello che esprimono le loro donne dalle bacche del lentisco.

Vigne. Il terreno occupato dalle viti forse è meno di 100 starelli, e forse in gran parte male scelto per questa specie.

Sieno o no le terre intorno a’ paesi idonee, in queste deve fruttificar la vigna, lasciando inoperose quelle che avrebbero facilmente prodotto.

Le viti di uva bianca sono più comuni di quelle di uva nera; la vendemmia non fa soventi più di 200 cariche di mosto.

Per la pessima manipolazione e per la mala scelta delle uve il mosto non produce buon vino e devono però questi paesani comprar vino di Gallura, quel vino così grave allo stomaco e mal sapido.

 
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