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Pauli-Pirri

PAULI-PIRRI [Monserrato], villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Cagliari, compreso nel mandamento di Selargius, e nell’antica curatoria del Campidano di Cagliari.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 16' e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 2'.

Siede sulla sponda settentrionale della palude, da cui prese il nome, in un piano assai dimesso, come gli altri paesi, che sono prossimi a questo e al maggior bacino della stagno di Quarto, in esposizione a tutti i venti, ma principalmente a’ siroccali e australi, sopra un suolo umido in un’atmosfera vaporosissima, soventi nebulosa e ardentissima nell’estate.

L’umidità nelle stagioni piovose è massima per le acque che scendono in torrente da’ rialti che sono al maestrale, per il fango delle vie, parendo le case poste in mezzo un immenso osceno pantano, per li ristagna-menti che fa intorno l’alluvione in molti piccoli bacini, e per le esalazioni della prossima palude.

Può da questo dedursi quanto l’aria sia insalubre principalmente nella stagione estiva e nell’autunnale, quando dai pantani e dalla palude raccoglie i morbiferi miasmi, e i gaz esalanti da’ mucchi di letame e dalle altre immondezze che sono in molti cortili.

Territorio. È così ristretto il paulese, che forse in totale la sua superficie non sarà maggiore di tre miglia quadrate.

Essa è tutta piana con alcune intumescenze appena sentite, e con frequenti dimessioni di livello.

Non si può indicare in tutto il territorio alcuna sorgente, e si beve da’ pozzi che si scavarono ne’ cortili delle case, l’acqua de’ quali essendo salmastra, produce tristi sintomi e morbi, segnatamente la ostruzione di fegato. Da poco tempo però in qua si è rimediato a questo inconveniente con molte cisterne che si sono formate per ricevervi l’acqua de’ tetti, lasciata l’altra per il bestiame e i bisogni domestici.

Non passa in questo territorio alcun rivolo, e solo vedesi l’alveo in cui volgesi dalle notate eminenze del maestrale il torrente delle medesime, che traversa l’abitato per gittarsi nel bacino della palude.

Quest’alveo non è quasi mai asciutto nella stagione invernale (se pure non sia troppa serena, come avviene non di rado) almeno per un rivoletto; ma dopo le pioggie ingrossa così e scorre così rapido, che vieta il passaggio da uno in altro rione, e talvolta cagiona gravissimi danni. Ricordansi ancora i tristi suoi effetti nell’anno 1796 addì 30 ottobre, quando avvenne una inondazione straordinaria, perchè restò allagato tutto il paese, caddero moltissime case, la corrente portò via quanto era nelle medesime, e perirono miseramente persone 21 e molti animali. Dopo questo avvennero altri due diluvii memorabili per gravissimi guasti e danni, per distruzione di case e per rapina dei mobili e provviste, e morte di qualche persona e di molti animali domestici.

Si pensò a prosciugare la palude per sanificare l’aria di Pauli e di Pirri, e rendere all’agricoltura la vasta superficie che occupano le acque stagnanti, ma non si pensò a dirigere meglio il torrente, perchè non inondasse più l’abitato, e scendesse raccolto nel canale che erasi formato nella palude.

Il conte D. Gennaro Roero, governator di Cagliari, generale delle armi, e poi presidente del regno, essendosi esibito di prosciugare questo stagno, ebbe fatta concessione del medesimo, e si pose all’opera; ma questa essendo rimasta imperfetta, però seguono a stagnarvi le acque, e non è che nell’agosto e settembre che ne resti scoperto e disseccato il fondo. Si può dire con verità che si è peggiorato da poco tempo in qua, essendo cresciuta la quantità delle acque influenti nel bacino, perchè il torrente, che da’ monti di Settimo e Sinnai scendeva in Selargius e in terra di Quartuccio, avendo deviato ora discende in questa palude, e perchè il canale di scolo dalla palude nello stagno di Quarto ostrutto da’ fanghi e da altri impedimenti non lascia che le acque sgorghino.

I salti paulesi sono sgombri di alberi e di frutici, e deserti affatto di selvaggiume: solo nelle siepi de’ fichi d’India intorno all’abitato si trovano de’ conigli, e nel vigneto alcune lepri.

Gli uccelli che vi annidano sono i passerotti, le calandre, le rondini, i rondoni e altri piccoli uccelli di varie specie. In tempo d’inverno nelle acque stagnanti intorno all’abitato vedonsi anitre, folaghe, e anche de’ fenicotteri.

Popolazione. Nell’ultimo censimento la popolazione di Pauli constava di anime 2250, distinte in maggiori d’anni 20, maschi 598, femmine 607, e minori maschi 520, femmine 525.

Il numero degli individui maschi che sono nel paese è inferiore del sunnotato forse d’un centinajo, il che dipende dall’assenza di quelli che restano a servigio ne’ poderi della capitale e in altri villaggi.

La professione principale è l’agricoltura, quindi i mestieri necessari, ne’ quali si possono numerare circa 70 persone.

I contadini si distinguono in proprietari che seminano coi loro gioghi, e in giornalieri che fanno servigio altrui nelle opere rustiche e nel trasporto delle derrate a Cagliari.

Le persone di ufficio pubblico in Pauli, non compresi i preti, sono tre notai, un chirurgo, un flebotomo, una ostetrice, e mancasi di medico e farmacia.

Le famiglie e le case sono 520.

Non ostante sia quanta notammo l’insalubrità del-l’aria, i corpi così si confortano nell’adolescenza, che a vederli pajono nati e cresciuti in miglior clima, e resistono così alle cause morbifere, che come certi veleni sono inefficaci in corpi abituati a’ medesimi, così i miasmi che ad altri causan pernicie, sono innocenti verso loro. Può esser benissimo, che il vino generoso che bevono, sebbene sobriamente, temperi a tanta robustezza le loro fibre e le faccia inalterabili sotto quelle cause, per cui si alterano in modo funesto presso altrui.

Nel carattere morale de’ paulesi v’ha del buono, perchè sono pacifici, laboriosi, in generale molto religiosi e alieni da delitti d’ogni sorta.

Non si può però tacere la loro rozzezza, la poca cortesia per cui si rendono spregevoli tra persone ben educate. Così dappertutto presso le maggiori città sono conosciuti i contadini, e nelle medesime le persone del più vil popolaccio.

Istituzioni di beneficenza. Anche qui, come in altre parti, non si credeva far cosa più grata a Dio e proficua all’anima, che facendo de’ legati per messe, per festa, e vi fu uomo del paese, certo Dessi, che ordinò nel suo testamento una somma di circa l. n. 250 per dote alle fanciulle più povere di questo e de’ luoghi prossimi. La quale disposizione testamentaria restò finora senza effetto, perchè i frati spedalieri di Cagliari che presero la di lui eredità non l’adempirono mai.

Si fece pure, non son molti anni, dal canonico prebendato una bella e pia istituzione, avendo promesso con pubblico istrumento un premio di scudi cinquanta in favore di quella fanciulla, la quale in pubblico esame desse buon saggio in quelle parti della dottrina cristiana, che erano da lui ordinate, e si disponeva che il premio suddetto dovesse convertirsi in un predio fruttifero da godersi nell’epoca del matrimonio. Questa promessa fece gran bene, perchè molte fanciulle così si applicarono, che poterono imparar tutto a mente l’intero compendio della dottrina, che si usa nella diocesi di Cagliari, che conterrà non meno di 160 mila parole. Erano già scorsi cinque anni dalla sunnotata istituzione al tempo in cui io prendeva le mie note statistiche, molte fanciulle avevano studiato, ma nessuna era stata fin allora chiamata, nessuna però avea ricevuto il premio promesso con tutta la solennità, e credendo che l’istituzione si fosse dimenticata, esse cessarono dallo studio.

 
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