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Pauli Làtino

PAULI LÀTINO [Paulilatino], e volgarmente Paulelatte, villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi e nel mandamento di Guilarza della prefettura di Oristano. Era compresa nel Gulcieri (Parte-Cieri) antico dipartimento del regno di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 4' 30", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 16'.

È situato nella parte meridionale del gran pianoro de’ Menomeni, dove questo in molte sue parti sprofondò formando alcuni grandi valloni.

Tutti i venti vi scorrono liberi. Se non che sorge, sebbene a distanza di circa 7 miglia, impedimento al ponente-maestro la mole della montagna di s. Lussurgiu.

Tanta prossimità di questa eminenza fa che sieno frequenti le pioggie, ma è raro che le procelle che si adunano sopra la medesima versino sulla terra paulese la grandine e la elettricità. La nebbia è parimente rara e sempre senza effetto maligno.

La neve non è prodotto di tutti gli inverni e non resta molto a disciogliersi.

L’aria non può dirsi con verità sia impura di miasmi nel luogo abitato, e quelli che nella stagione del-l’intemperie prendono le febbri le acquistano altrove, anche nelle prossime valli. Soventi le malattie che si attribuiscono alla malaria sono cagionate dalla temperatura troppo variabile, in quei grandi salti che vedonsi nel termometro per la influenza di vari venti, questi caldi, quelli freddi; ed è ciò così vero che se tutti fossero beni difesi contro le repentine variazioni sarebbero rarissimi coloro che avrebbero a patire alcuna alterazione nella sanità.

Territorio. La superficie del paulese si può computare di circa 36 miglia quadrate. Il paese è più prossimo al confine settentrionale, che al meridionale.

Abbiam notato il villaggio sito sopra un pianoro, e però non si possono indicare tali eminenze che meritino il nome di montagna o di collina, chè tali non si possono dire i piccoli poggi che qua e là si elevano, quello eccettuato che dicono di Garonna, e sorge a ponente del paese a distanza di poco più d’un miglio sulla valle del Bubulica.

L’accennato sprofondamento di alcune parti di questa regione fu causa che esistesse questa valle con la prossima e un’altra che è maggior di tutte.

Siffatti avvallamenti fanno che si abbiano due piccoli altipiani, uno quello che comincia da Bauladu nella direzione a greco ed è lungo circa cinque miglia, con poca larghezza nel suo dorso piano, la quale dove è maggiore non supera il mezzo miglio; l’altro che comincia a poco più d’un miglio al mezzogiorno del paese e prolungasi in quella direzione per quattro miglia sino al Tirso con larghezza d’un miglio per circa i suoi tre quarti.

La roccia che trovasi in questo territorio, come in tutto il gran pianoro, è di origine ignea, proveniente da una immensa lava che colò dal cratere del vulcano di s. Lussurgiu.

Non manca però anche il calcareo.

Acque. I salti di Pauli hanno molte fonti e sono irrigati da alcuni rivoli, alcuni de’ quali sono perenni.

Il primo fra questi è quello di Settefonti, che i paulesi nominan Riu de planu, il quale nasce in territorio di s. Lussurgiu nel salto di s. Leonardo e nel luogo detto Settefonti, a più di sette miglia di distanza sotto il maestrale, traversa la tanca regia, irriga alcuni salti di Abbasanta e di Guilarza, passa per questo territorio, e scorre la gran valle, che in principio è curvata come una falce, poi diritta come potrebbe essere il manico della medesima, e dopo sedici miglia di corso si versa nel Tirso.

Su questo rivo a distanza di due miglia dal paese, verso il suo ostro-ostro-sirocco, è un ponte.

Il secondo è il rio Bubulica nato parimente in territorio di s. Lussurgiu da una fonte dello stesso nome, e appellato da’ paulesi Riu de sos molinos. Esso dopo quattro miglia di corso entra nella valle di Pauli e scorre nella medesima per 5 miglia sotto il margine della gran strada reale alla sua sinistra, dove, perchè mettea in movimento alcune macine, fu da questi terrazzani appellato in quel modo.

Prima di uscire da questa angusta valle cresce il Bubulica di altri due rivoli procedenti dallo stesso territorio di s. Lussurgiu, il primo che passa presso s. Cristina, e ha un corso di circa 5 miglia; il secondo di corso poco più lungo che ha sue origini a piè del monte che è a levante del paese di s. Lussurgiu: uscito poi riceve una corrente maggiore delle due suddette, la quale proviene dalle fonti a levante del detto paese, a distanza di poco men d’un miglio.

La riunione di tutte queste acque forma il rio di Bauladu o Tramatza, il quale traversa la regione settentrionale del piano arborese, e il campidano di Milis, e accresciuto di altre acque lussurgiesi si versa nel più intimo seno dello stagno di Cabras.

In questi rivoli è copia di anguille e trote, e in quello di Bauladu numerosissime le prime, che molto son care ai ghiottoni e si prendono con la lesina.

Da’ medesimi si deducono molti canali per la irrigazione degli orti, piantati principalmente a meliga, e molto giovano alla vegetazione. Ma l’esempio di questi agricoltori e di altri di poche altre regioni non ha fatto ancora che usassero del beneficio della natura quelli che possono usarne senza il consiglio degli idraulici.

Paludi. Come in altre parti del detto pianoro, così in queste di Pauli, le pioggie autunnali e invernali formano molti laghetti, alcuni de’ quali non svaniscono che tardi per l’evaporazione.

Maggior degli altri era però il bacino della palude, che diede il nome al paese, perchè fu questo fondato sul margine del seno, in cui esso si trova a sirocco a piccola distanza.

La sua lunghezza era di circa 4/6 di miglio, la larghezza di 1/6, e la superficie di circa 300 starelli.

Una persona intelligente vide che per mezzo d’un canale poteva questa palude senza gran spesa prosciugarsi, e sparve subito la palude uscendo le sue prime acque per larga gora.

Questa è stata la prima di simili opere eseguite in Sardegna, e fu effettuata nel 1827 con vantaggio del-l’agricoltura che acquistò la detta superficie, e con vantaggio della salubrità del clima.

Vegetabili. Ne’ salti di Pauli trovansi le tre specie ghiandifere, quercie, lecci e soveri, ma in nessuna parte sono essi riuniti in boschi; il che prova le barbarie pastorale dei passati tempi che devastò i boschi e ne lasciò i monumenti in alcuni rari ceppi che risparmiò.

Selvaggiume. I selvatici che vivono in questo territorio sono cinghiali, daini, lepri e volpi.

Delle varie specie degli uccelli ricercati da’ cacciatori la più abbondante è quella delle pernici, non essendo che ben di rado diminuita di alcuni capi nella nessuna inclinazione de’ paulesi alla caccia.

Nelle paludette invernali, che abbiamo notato galleggiano molti uccelli acquatici, de’ quali però si prendono alcuni, forse perchè n’è più comoda la caccia.

Popolazione. Dalle più recenti note sul numero degli abitanti di Pauli deducesi il numero totale di anime 2633, distinte in maggiori d’anni 20 maschi 790, femmine 804, minori maschi 510, femmine 529, distribuite in famiglie 646.

I numeri medi del movimento sono nascite 106, morti 50, matrimoni 25. Se per circostanze infelici non si cangino queste proporzioni la popolazione di Pauli sarà presto raddoppiata.

L’ordinario corso della vita è a’ 60, oltre il quale termine non pochi procedono gli 80 e alcuni oltre i

90. La mortalità qui pure è, come in altre parti, più frequente nella prima età, che nelle altre, ma in proporzione meno che in altri paesi, perchè molto minore il numero delle famiglie che vivono in disagio.

 
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