Pau

PAU (Pavum, o Padum), villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi, nel mandamento d’Ales della prefettura di Oristano, che era già contenuto nella curatoria di Parte-Usellus, del regno di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine di 39° 47' 30", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari di 0° 18'.

Trovasi nella pendice dell’altipiano d’Arci incontro al levante, coperto a’ venti occidentali e anche boreali, aperto agli orientali, sopra un suolo piuttosto arido, dove il calore è troppo nell’estate, scarso nel-l’inverno.

Clima. Le pioggie non sono tanto frequenti, quanto potrebbe stimarsi; lo sono bene i temporali a fulmini e a grandine, dalla quale non passa anno che non ne patiscano le vigne e le frutta.

La nebbia poche volte stendesi sopra l’abitato, ma la neve ne copre il terreno per sei o otto giorni negli inverni rigidi, mentre nelle prossime eminenze dura senza sciogliersi per più di due settimane. L’aria non può dirsi sempre salubre perchè nella negata influenza de’ venti più salutari non è purificata da nocevoli gaz; ma è certamente molto migliore, che in altri luoghi vicini, e se si adoperasse in questa parte la necessaria diligenza sarebbero assai migliori che sono le condizioni.

Territorio. È questo nelle pendici, e nel dorso del-l’altipiano, e può computarsene la superficie non maggiore di dodici miglia quadrate. L’abitato è sull’estremità orientale.

Di questo e degli altri altipiani del monte Arci abbiam già parlato nell’artic. di Oristano, dove furon descritte le parti della sua gran massa; e però al presente noteremo le particolarità proprie della parte pavese.

Le montagne d’Arci, ricche di minerali, hanno nella parte di Pau ossidiane vitree nere e resinite.

Acque. Le fonti non sono poche in questi salti; e alcune nella loro perennità d’una notevole abbondanza, nominatamente quella di Nereci, che dista dall’abitato un quarto di miglia; la fonte della Ferula lontana d’un’ora è assai abbondante; le due dette de Nidu de corbu, che si distinguono per l’aggiunto di susu e jossu, suso e giuso, distanti fra loro tre minuti, dal paese 5/4 d’ora; la mitza de’ s’olidone a due ore; quindi sa mitza de fustialbu a ore 2 1/2, e altre quali più, quali men prossime alla popolazione.

I rivoli perenni sono i così detti Badu-Majori e Marrupiu che scorrono a tre 3/4 d’ora dal paese, e Figus de Pau a un quarto.

Selve. Nel notato altipiano vegetano in piccol numero, dopo le devastazioni operate, gli alberi ghiandiferi, i lecci e le quercie.

Selvaggiume. Ne’ luoghi incolti sono in buon numero i daini, i cinghiali e i cervi, e si fa sempre molta preda nelle caccie. Le volpi sono frequentissime come le lepri e i conigli.

Sono pure numerose le pernici e le altre comuni specie di uccelli, comprese le cornacchie. I merli e tordi vi si prendono con le reti.

Popolazione. Il popolo di Pau consta di anime 428, distinte in maggiori d’anni 20, maschi 100, femmine 122, e minori maschi 110, femmine 96, distribuite in famiglie 90.

Le medie del movimento sono nascite 17, morti 10, matrimoni 4.

Sono pochi che vivano sopra i 60 anni, e la malattia più comune per la morte è il dolor laterale. La mortalità più frequente è nella prima età.

Il camposanto non si è fatto: invece i cadaveri sono sepolti in un cimiterio dietro la chiesa parrocchiale in sull’estremità del popolato, e il levante soffiando suole soppesar l’aria del paese con gli effluvii della corruzione.

Professioni. De’ notati abitatori 80 sono addetti all’agricoltura, 30 alla pastorizia, 20 alle altre professioni, tra le quali è quella de’ figuli, che fanno tevoli e mattoni e alcune opere grossolane adoperando una certa qualità di creta che trovasi nel territorio.

Le donne attendono alla tessitura; ma i lavori non sono più che si comandi dal bisogno rispettivo delle famiglie. Ciascuna casa ha il suo telajo.

La maggior parte delle famiglie possiede qualche cosa, e molte vivono in certa qual comodità.

Alla scuola elementare non concorrono più che 16 fanciulli. In tutto il paese, dove già son passati per questa scuola circa 100 giovani non sono tuttavolta più di 8 che sappian leggere e scrivere, per l’uopo particolare de’ propri affari, compreso in tal numero il parroco e il maestro.

Agricoltura. Il terreno pavese, che ha di superficie starelli 10,272 è coltivato solamente nell’area di starelli 800, sì che di dodici parti è produttiva una sola, poco meno. Eppure sarebbe facile, lasciando due quinti del totale per selva, trar profitto da starelli 6000, i quali potrebbero dare la necessaria sussistenza ad anime 3000.

La fertilità del terreno è conosciuta, e la produzione più notevole è nella specie dell’orzo, il quale non di rado moltiplica al cinquanta.

Le quantità solite della seminagione sono star. di grano 250, d’orzo 35, di fave 20, di legumi 10, di lino 12.

La moltiplicazione degli altri semi è negli anni ordinari, per il grano al 10, per le fave al 14, per i legumi all’8. I prodotti sono di gran bontà.

Il terreno che annualmente coltivasi pei cereali non sopravanza li starelli 350.

Le vigne son prospere, le viti di dodici varietà, il vino di vario pregio, secondo l’arte dei manipolatori. L’area che le comprende non supera li starelli 80.

L’orticultura è ristrettissima, operata da pochi pel solo particolar bisogno.

Gli alberi fruttiferi sono in piccol numero, in poche specie e varietà, peri, meli, peschi, susini, ulivi, mandorli. Forse non sommano a 800 ceppi!!

Sono molti piccoli chiusi, la cui complessiva superficie non sopravanzerà li starelli 300, ne’ quali si fa coltura o si mandano a pastura gli animali di servigio.

Di tanche, cioè grandi latifondi chiusi, solo una può indicarsene, quella che dicono di Pabodi, la cui superficie è computata di starelli 90, proprietà del conte Orrù di Sardara, dove sono moltissime piante ghiandifere, e vari fruttiferi, con palazzotto e una fonte perenne, dalla quale bevono tutti i popolani di Pau, ed è innaffiato un bel boschetto di agrumi. Questo predio e rivolo è poco men d’un miglio del paese nella parte inferiore, a levante, ed il luogo essendo di molta amenità e freschezza e pieno dell’armonia degli uccelli gentili ne’ calori estivi, però suol essere frequentato da liete compagnie che vi pranzano e vi sollazzano.

Pastorizia. La superficie incolta che abbiamo indicata è ricca di pascoli in moltissime sue parti e potrebbe nutrire una maggior quantità di bestiame, che quella si è potuta ragionevolmente presumere dal numero, già da noi indicato, delle persone applicate alla pastorizia. Questi salti, che nelle stagioni nelle quali la terra non è arida, produce assai per le pecore, producono pure in ogni stagione buon nutrimento alle vacche e alle capre, mentre i ghiandiferi porgono copia di frutti per gli armenti porcini; non pertanto il numero de’ capi è molto ristretto.

Nel bestiame manso si numero buoi per l’agricoltura 80, cavalli 21, giumenti 60, majali 20:

Nel bestiame rude, vacche 120, capre 400, porci 150, pecore 1000, cavalle 30.

Non si ha latte, che dalle capre e pecore, perchè le vacche non si mungono: il formaggio di poco supera la quantità che vuolsi nel paese.

 
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