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Palmas (d’Arborea)

PALMAS (d’Arborea) [Palmas Arborea], piccol villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi, compreso nel mandamento di Simagis della prefettura d’Oristano.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 53' e nella longitudine dal meridiano di Cagliari 0° 27'.

Sta nel gran piano arborese a sinistra del Tirso, dal quale dista circa tre miglia; a ponente della massa de’ monti Arci, da’ quali dista altrettanto intervallo; a lev. dello stagno di s. Giusta, lontano di sole miglia due e 1/6 traversando la terra s. Giusta.

Il suo territorio, di una notevole estensione, è quasi tutto nel piano.

Mancano le fonti, fuorchè nel piè della montagna dove sono varie scaturigini, ma poco notevoli, perchè le medesime non formano alcun rivolo; invece sono delle frequenti paludette ne’ siti, dove si possono raccogliere le acque delle alluvioni, ed è uno stagno, che è appellato dal nome del paese, di circa un quarto di miglio quadrato, il quale comunica con quello di s. Giusta. In questo stagno entra la fiumara de’ torrenti che discendono dalle regioni più rilevate di levante.

Negli amplissimi suoi salti sono i piccoli vegetabili delle lande, nè i maggiori cominciano a esser frequenti che prossimamente al piè della montagna.

I cacciatori trovano daini, e cinghiali, volpi e lepri, pernici e altri uccelli, e in più numero gli acquatici.

La ventilazione è libera da tutte parti, un po’ meno dal levante per il sollevamento del suolo in colline e montagne.

Il calore è fortissimo nell’estate quando non giugne sin qua la brezza marina a temperare le aure cocenti.

Le pioggie sono, come nel resto del campidano arborese, poco frequenti, e la neve è un fenomeno quasi ignoto. I temporali sono rari ma talvolta dannosi.

Grandissima è l’umidità, frequente la nebbia, e questa dannosa alle piante nella fioritura.

L’aria per tante acque che ristagnano, anche in prossimità alle abitazioni, per tanta corruzione che fermenta sotto il sole estivo, è viziata da miasmi di tanta malignità, che forse questa non è più perniciosa altrove. Debbo però dire, che se quella terra avesse abitatori più intelligenti sarebbe meno insalubre di tante altre dello stesso campidano.

Popolazione. Nell’anno 1826 erano in Palmas anime 298, nel 1842 se ne annoveravano 316 distribuite in maggiori di anni 20, maschi 90, femmine 100; e in minori, maschi 64, femmine 62, in famiglie 80.

L’annuo movimento solito della popolazione è di nascite 10, morti 9, matrimonii 3.

La mortalità è più frequente nella prima che nelle altre età, e il corso ordinario della vita al cinquantesimo anno.

Le malattie dominanti sono infiammazioni di vario genere, febbri perniciose e periodiche estive ed annuali. Sono curati da un flebotomo.

L’acqua potabile non può parer buona, che in una sete arrabbiata, ed è una fortuna che i palmesi abbiano buon vino per dissetarsi.

I palmesi sono buona gente e laboriosi, ma non v’ha chi li possa illuminare, dirigere, confortare, e però giacciono nella miseria abbandonati.

Manca ogni istruzione, e non so se in tutto il paese sieno quattro persone che sappian leggere e scrivere. Quando è aperta la scuola elementare non vi concorrono più di quattro fanciulli.

Sono applicati all’agricoltura circa 85 persone, alla pastorizia 40, a’ mestieri 5.

Le donne lavorano in 60 telai la lana ed il lino.

Agricoltura. Il territorio di Palmas non è di quella fertilità che notasi in rispetto alle altre regioni arboresi, perchè spesso sabbionoso.

La quantità ordinaria della seminagione può essere computata di starelli di grano 400, d’orzo 200, di fave 80, di lino 60.

La fruttificazione non è scarsa se non si patisca difetto di pioggia, o se qualche nebbia maligna non coglia le spighe in fiore o in latte. Si ha in buone condizioni dal seme del grano il 12, da quello dell’orzo il 15, e da quel delle fave altrettanto.

Sono ottime situazioni per l’orticultura, ma si pratica da rari.

I fruttiferi non sono forse più di ceppi 2200 in tutte le solite specie. Gli olivi potrebbero felicemente prosperare in questo territorio, ma i poveri palmesi, che pure non mancano di buona volontà, non intendono il loro vantaggio.

Le vigne sono molto prospere, e il vero bisogno che essi hanno di buon vino in questo clima ardente e umido diede loro intelligenza. È il vino generoso che sostiene ne’ più quella robusta sanità di cui godono in un luogo, dove uno straniero non può nel tempo estivo ed autunnale fermarsi senza esporsi a malattia mortale.

Pastorizia. I salti di Palmas producono molto pascolo e potrebbero dare alimento a un grandissimo numero di capi di tutte le solite specie, perchè tutte vi trovano quel nutrimento che loro più piace, erbe e frondi: se non che il difetto dell’acqua fa si che i pastori abbandonino i salti bassi quando l’estate ha disseccato i pantani e si appressino alla montagna.

I capi numerati nell’anno suindicato si rappresentarono nei seguenti numeri:

Bestiame manso. Buoi per l’agricoltura 124, cavalli e cavalle 30, majali 45, giumenti 70.

Bestiame rude. Vacche 400, pecore 80, capre 200, porci 120, cavalle 70.

Niente di apicultura.

Commercio. Ciò che i palmesi han di più lo vendono ai negozianti di Oristano, dalla qual città distano solo tre miglia.

Religione. Palmas è nella diocesi d’Oristano e nelle cose spirituali governato da un sol prete, il quale fa quello che può senz’alcuna assistenza. Esso è pro-vicario.

La chiesa parrocchiale è dedicata a s. Antioco martire, povera e mal tenuta, come tutte le chiese canonicali.

Il camposanto è ancora a farsi ed è il cemiterio una causa di altri miasmi quando vi son di recente deposti cadaveri.

Il nome di questa terra ebbe sua ragione negli orti di palme che erano nel sito, e sono da molto mancati. Per la stessa ragione aveano ottenuto lo stesso nome il Palmas di Sulcis, del quale subito parleremo e le distrutte Palmas del Campidano di Cagliari, e Palmas di Hippis o Gippiri.

Ne’ tempi di Leonora era questa una popolazione cospicua, anzi tre distinte popolazioni, come si può vedere nella nota de’ deputati al trattato di pace della detta Giudicessa e dei popoli sardi con il re di Aragona; una delle quali era detta semplicemente Palmas, che è l’attuale; l’altra Palmas de Ponte, ed era tra lo stagno Palmas e Pauli-figus; la terza Palmas maiore, della quale non potrei indicare il sito.

 
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