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Padria

PADRIA, terra della Sardegna là dove fu una città antichissima e pelasgica, nella provincia d’Alghero, compresa nel mandamento di Pozzomaggiore della prefettura di Sassari, e già parte del cantone logudorese, che dissero Nurcara, e poi contea di Monteleone.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 24' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 29'.

Siede sotto la falda australe di un rilevamento di terreno che ha tre capi, per cui si dice Tremonti, e il luogo rassomiglia a un vallone o seno, perchè a levante sorge il territorio di Pozzomaggiore, e dall’austro al libeccio si prolunga un gran terrazzo.

Il territorio di Padria compresovi l’agro di Mara, che riguardasi come una sua appendice, è disteso da’ confini boreali di Planu de Murtas a monte Ferulosu per miglia 7 con una latitudine compensata di miglia 4 1/2 ed ha una superficie di circa 32 miglia quadrate, tutta montuosa ma con pendici mitissime e altipiani. Notisi, che supponesi làcana o limiti, a ponente, il fiume Temo, e così sono escluse le terre della riva sinistra.

Monti. Le masse notevoli sono il terrazzo, che abbiam notato, il cui piano prolungasi nella detta direzione per miglia 2 3/5, dopo le quali dechina al Temo e al rio di Mara in una degradazione poco sentita, ma non alla parte di libeccio, dove un altro altipiano di più basso livello si proferisce per due miglia sino al gomito che fa col detto Temo il rio Androliga o Molino.

Dopo questo rilevamento è quello de’ Tremonti di Bonvicino e Tremonti di Mara, nella regione settentrionale, e i due monti Sandali (nome significativo della forma dei due altipiani, che sorgono nella parte occidentale di questa massa); alle quali eminenze se si aggiungessero i due di Pozzomaggiore, Sas Mamiddas, così nominati dalla forma di due mammelle e la collina di s. Pietro all’austro di Pozzomaggiore, si avrebbe l’intera massa de’ monti della vecchia Guruli.

Valli. Molto considerevole è la valle gurulitana, che lambe la sinuosa falda meridionale della predetta massa per otto miglia dalla confluenza del rivo Molino con le acque di Semestene sino al ponte Ena; dopo la quale è da notare la valle Marana o di Mara, e quella di Buonvicino, nella quale discendono le falde boreali de’ suddetti monti della vecchia Guruli per circa sei miglia da’ termini di Cosseine fino alla sua imboccatura nella valle del Temo.

Indicheremo in fine la gran valle del Temo, nella quale si abbassano le falde occidentali della massa gurulitana in una linea tortuosa di poco più di sei miglia dalla foce della valle di Buonvicino a quella della valle gurulitana.

Le roccie di questa massa sono calcaree, come sono parimente quella delle seguente massa australe.

Entro i termini di Padria trovasi ferro ossidato geodico (etite o pietra aquilina), nelle pietre dette sonaiòlas. Vedi Mara Cabuabbas.

Acque. Le fonti padriesi notevoli non sono più di 17, tra le quali sono più celebri quelle di Baddu frassu, Sadurinu, Concas, Calarighes, Urvinu, vene grosse quanto il polso d’uomo.

La prima è famosa per la sua leggerezza, la seconda per il suo costante calore, perchè può esser annoverata alle acque termali. Ora nessuno si giova della medesima, ed è ignota la loro virtù; ma in altro tempo vi si bagnavano gli ammalati, e alcuni residui di costruzione che veggonsi in vicinanza si credono stanze di riposo per i bagnati. Aspettiamo quando che sia che qualche chimico sardo o estero l’analizzi e che la comparazione con le simili insegni a qual malattia, possa essere proficua.

La fonte più prossima al paese è Su Cantharu, la cui acqua raccogliesi nelle vasche del lavatojo comune a poco più di mezzo miglio dall’abitato; quella che dicesi Cantharu de Fiore dista un miglio; l’altra di Baddenova è lontana di un miglio e mezzo. Tutte danno acque pure e abbondanti.

I rivi più notevoli sono, quello che discende da’ salti di Bonorva traversando la strada centrale col nome di rio Molino e venuto sotto Semestene comincia a ricevere le acque de’ salti di questo paese, tra le quali il rio Androliga, e successivamente le altre del margine del grande altipiano di Campeda e Planu de Murtas; 2 il rio di Buonvicino che ha le prime scaturigini ne’ salti di Giave; 3 il rio di Mara che scorre nella valle del suo nome.

Noterò in quest’articolo dell’idrografia le paludette prossime al paese, quella che dicono di Montepeddis, l’altra cognominata de Intro, che insieme copriranno un’area di 4000 metri, e altre due più piccole e più distanti, che come le due prime raccogliono le acque delle alluvioni; ma mentre le due prime non si asciugano mai per l’afflusso che supponesi di alcune vene, le seconde inaridiscono sotto l’ardore del sole estivo.

Ne’ detti fiumi è gran copia di anguille e di trote, massime nel Temo, e nelle due paludi sempre vive trovansi infinite sanguisughe; però molti se devono trar sangue da’ cavalli invece di far loro apparir la vena da’ maniscalchi li mandano nelle medesime, dove son subito assaliti da quei vermi.

Selve. I grandi vegetabili sono sparsi in tutto il territorio e in certi salti, dove non operò la mano malefica de’ pastori e non giunse l’incendio, frondeggiano de’ boschi.

I ghiandiferi vedonsi frammisti per tutto ad altre specie, e solo in tre regioni trovansi separatamente dalle altre e formano selve, in Monte Mundigu, in Fajas e in Muscadorgiu. Quella di monte Mundigu copre un’area di ari 1600, quella di Fajas di 5800, quella di Muscadorgiu di 8000. Le quercie sono mescolate a’ lecci.

Selvaggiume. I cacciatori incontrano ne’ salti padriesi i cinghiali e i daini.

Più di queste specie vi sono numerose le volpi e le lepri, le quali sono più spesso perseguitate; le prime perchè le greggie non siano diminuite da’ loro assalti sopra gli agnelli e capretti, le seconde per farne una pietanza gustosa.

Le specie di volatili sono quante si notano soventi negli altri luoghi montuosi, e vi sono numerose quelle che si ricercano da’ cacciatori, pernici, colombi, gaze, merli, tordi, tortorelle ecc. compresevi le altre che galleggiano nelle paludi e sulla corrente de’ fiumi.

Clima del paese. Dalla topografia proposta può il lettore intelligente aver inteso in gran calore che vi si deve patire nell’estate, la grande umidità che vi dee regnare nelle notti e nelle stagioni piovose, e che sarà frequentissimo l’ingombro della nebbia e molta la sua crassezza. Per l’autunno, l’inverno e parte della primavera, l’aria mattutina resta quasi tutti i giorni infoscata da gravi vapori, che non si rarefanno se non dopo due o tre ore di sole.

Le pioggie non vi sono più frequenti, che altrove, e si può porre anche per Padria, che i giorni piovosi non sieno in numero medio più di trenta. Nell’anno scorso accadde cosa insolita, un così impetuoso rovescio di grossissima pioggia, che il luogo dove è il paese restò inondato e dalla violenza de torrenti furon atterrate alcune case, e si ebbe pure a deplorare la morte di alcuni.

L’inverno essendo mite le nevi cadono rare e non tardano a liquefarsi. In alcune notti di tramontana il termometro si abbassa di quattro o cinque gradi sotto lo zero, e allora la superficie delle paludette s’incrosta di un ghiaccio che non ha più di tre centimetri di spessore.

I temporali estivi con fulmini e grandine sono fortunatamente assai rari, e avviene poche volte in sua vita all’agricoltore che veda devastati i frutti de’ suoi predi dall’ira del cielo; per lo contrario è frequente che patisca danno per la malignità della nebbia sopra le piante fiorenti.

 
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