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Pabillonis

PABILLONIS, altrimenti Pavillonis, villaggio della Sardegna nella provincia d’Iglesias, compresa nel mandamento di s. Gavino della prefettura di Cagliari e nell’antico dipartimento di Colostrai del Giudicato di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 35' 30" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 24'.

Trovasi in mezzo al gran piano, che dicono Campidano di s. Gavino, alla sinistra del fiume Sacro, in distanza dal medesimo di circa mezzo miglia, dalle montagne di ponente di quattro in cinque miglia e di tre e mezzo dalla grande strada scorrente a levante.

Così situato è esposto a quasi tutti i venti, meglio che agli altri, al maestrale, che entrando per l’apertura della baja di Oristano scorre senz’alcun ostacolo; e men che ad altri, al ponente per l’opposizione delle indicate montagne.

Il territorio di Pabillonis è tutto piano, non potendosi dir colline quei rilevamenti che sono al greco-levante e al greco-tramontana, poco notevoli per differenza di livello e spianati nel dorso.

La intera superficie si può computare di miglia quadrate 20.

A levante sono alcune fonti, donde è il rivolo che scorre all’austro del paese (su rieddu); in altre parti non si potrebbero indicare, che alcune tenui venette, che facilmente inaridiscono nel bel tempo. Gli abitanti devon bevere l’acqua de’ pozzi, scavati a varia profondità ne’ cortili delle case.

Come ho già notato l’agro de’ pabillonesi è traversato dal più gran fiume che scorra nelle regioni meridionali del Campidano arborese, e che nell’antica geografia appellato Sacro, or procede variamente nominato nelle diverse regioni, per cui passa. Di questo fiume abbiam già fatto parola nell’artic. Arcidano, ora proporremo meglio la sua origine.

Le sue fonti primarie e principali sono nel gruppo delle montagne di Villacidro, a ponente di monte Linas, nella regione, onde pur move il rio, che dicono Flumini-majori. Da quel luogo incurvandosi prima verso maestrale, poi verso greco traversa la bella vallata di Arbus, e va crescendo delle acque de’ contra-forti del detto monte e de’ rivoli provenienti da’ salti al ponente del predetto villaggio. Uscito nel piano, se è abbondante di acque, ne lascia scorrere una parte in un canale inchinato dirittamente verso tramontana sino a miglia 6 1/4 sotto il colle Cepara, donde volgesi a maestro-tramontana sino dopo altre tre grosse miglia, dove ritorna nell’alveo maggiore con l’incremento ottenuto dalle acque delle pendici orientali delle montagne del Colostrai, raccolte in tre rivoli. Ma la gran corrente diretta verso greco è subito compensata dalle fonti della costa boreale del Linas, il rivolo delle quali, dopo molti aumenti, scende verso tramontana, passa tra Gonnos e Fanadiga, e così cresciuto segue verso Pabillonis, all’austro del quale, in distanza d’un miglio e mezzo, accoglie il rio di Forru, che ha sua prima origine presso questo paese, e un notevole aumento non lungi da s. Gavino, e poi per il rigagnolo delle acque termali di Sardara, onde poi procede con vari meandri sino al libeccio di Arcidano dove riceve l’anzidetta sua derivazione, e dopo tre miglia si versa nel seno di Marcellino. Il Sacro straripa spesso in tempi assai piovosi, spargesi largamente e distrugge gran parte de’ seminati.

La poca profondità del suo alveo fa che si patisca tanto danno.

In vari siti, dove il terreno si deprime in bacino, raccoglionsi le alluvioni e formasi paludi, che non sono men di dieci, tra le quali sono principali la palude detta Pauli-Ortaci, e quella che dicesi Pauli sarmentu. La superficie complessiva di tutte è di 2500 ari, nella qual somma entrano le due nominate per 600 ari rispettivamente. Nell’estate resta scoperto il loro fondo melmoso e produce abbondanti miasmi. Sono esse intorno al paese a vario raggio sino a metri 2000.

In questo territorio mancano i grandi vegetabili e sono rare le macchie.

I maggiori animali selvatici lasciarono questi salti alle volpi e alle lepri.

I grandi uccelli di rapina passan soventi su queste regioni, e le cornacchie vi discendono in grandi stormi, quando vedono i germogli delle fave per scavarne la semenza; i gentili, principalmente le pernici, occorrono frequenti, gli acquatici nuotano sulla corrente del fiume, e quando i due sunnotati bacini hanno del-l’acqua vi stanziano molte anitre. I passeri volano striduli in sciami immensi e causano gravissimi danni nelle messi.

Nelle acque del Sacro trovansi molte anguille assai pregiate e delle trote.

Il nome di questo fiume ha, come altrove notammo, sua ragione in questo, che scorrea prossimo alla tomba, dove era stato deposto Sardo, intorno al quale i suoi avean eretto un monumento d’onore, che poi cangiossi in un luogo di religione.

Clima. Abbiam già notato che Pabillonis era un luogo ventilato, esposto principalmente al maestrale e sotto l’influenza della tramontana, e si è potuto intendere che la sua temperatura non dev’esser eccessiva nell’estate se non quando soffino i levanti o i siroccali, e che molta dev’essere l’umidità, frequente la nebbia; or noteremo la frequente scarsezza delle pioggie e la rarità delle tempeste estive. L’aria nelle stagioni estiva ed autunnale è insalubre per li morbiferi effluvii delle paludi circonvicine e delle pozzanghere del fiume quando se ne interrompe le correnti, e anche per le pessime esalazioni de’ fanghi dell’estremo seno del Marcellino trasportati dal maestrale. Questa malignità potrebbe di molto esser diminuita aprendo uno scolo alle acque ferme, che abbiamo indicato.

Popolazione. Nell’anno 1844 in Pabillonis anime 1309, distinte in maggiori di anni 20, maschi 396, femmine 400, e in minori, maschi 265, femmine 248, distribuite in famiglie 315.

I pabillonesi sono diligenti nella fatica, hanno della attività, e alcuni mostransi industriosi. È per questo che in meno di cinquant’anni la popolazione è cresciuta al doppio.

La principale loro professione è l’agricoltura, alla quale danno opera speciale quattrocento circa persone, mentre quelli che sono particolarmente applicati alla pastorizia posson sommare a 60, gli altri che praticano i mestieri di vasai, muratori, falegnami, ferrari, scarpari, sarti, ecc. non pajono in totale più di 50.

In Pabillonis, come ne’ prossimi paesi di s. Gavino e Guspini e in quello di Pau, si fabbricano tevoli, mattoni, quadrelle, brocche, pentole e altre sorta di stoviglie, delle quali opere, che sono domandate da tutte le terre d’intorno, si ha un lucro notevole, sebbene le medesime sieno di molta rozzezza.

In tutte le case trovasi un telajo di antica forma, e le donne vi sono assidue per lavorare quello che è d’uopo alla famiglia in lino e in lana.

La scuola elementare è poco men che deserta non concorrendovi più di otto in dodici fanciulli. Eppure quelli che dovrebbero mandarsi da’ genitori per esservi istruiti, cioè i giovanetti d’età fra li 6 e 10 anni, non sono meno di 70.

Questi popolani, quando felicemente sorpassano i molti pericoli che sono nella prima età, acquistano una gran robustezza e resistono alle cause morbifere, anche alla ordinaria influenza de’ miasmi. Il comun corso della vita è a’ 45 anni; pochi inoltrano verso i settanta.

Le malattie, cui van soggetti, sono infiammazioni di vario genere, febbri intermittenti e perniciose, fisconie idrominali, idropisie. Alle cure sanitarie non si ha che un chirurgo, e un flebotomo.

Il movimento della popolazione si può determinare nelle seguenti medie, nascite 54, morti 30, matrimoni 20.

Agricoltura. Nell’agro pabillonese sono molte regioni di suolo fecondissimo, nelle quali quando le pioggie vengono opportune i seminati prosperano maravigliosamente.

 
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