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Ovodda

OVODDA, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, nel mandamento di Gavoi, e parte del distretto settentrionale della Barbagia che avea nome da Ollolai.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 6' 30", e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 3' 30".

Giace al piede orientale d’un alto colle per il quale è protetto dal ponente e libeccio.

Anche il borea e il sirocco hanno ostacolo, il primo dalla montagna di Ollolai che levasi a un miglio e mezzo di distanza; il secondo da un’eminenza che sorge a minor intervallo.

Il vento dominante è il maestrale contro il quale procede la valle del paese.

Nell’inverno sentesi il freddo meno che in altri luoghi della Barbagia esposti all’influenza dell’aria boreale, ma nell’estate si patisce soventi del calore. Le nevi ingombran il suolo per molti giorni dal dicembre al-l’aprile; le pioggie cadono frequenti nella primavera ed autunno, nel qual tempo spesseggiano le nebbie. Il rivo, che traversa l’abitato, è una delle cause della umidità, di cui in molte ore sentesi pregna l’aria.

Il sito così elevato, come è la Barbagia, l’aria sarebbe purissima, se fosse più attenzione alla pulizia, e la sanità degli abitanti patirebbe men spesso se difendessero meglio la persona nelle variazioni termometriche.

Il territorio di Ovodda non ha rilevamenti molto considerevoli dopo la collina che abbiamo indicata a ponente che ha il dorso prolungato a circa un miglio, e quell’altra a sirocco, al levante della quale dopo un miglio sorge quella, la cui falda orientale bagnasi dal fiume di Pedras-fittas. I paesani nominano queste eminenze e alcune altre men considerevoli, Filiddai, Pira de Teti, Foddis, Tiddocoro, Pitzuri, Su litu-areste, le quali fan parte del dorso della montagna che levasi sulle valli, del Taloro, di Pedra-fittas e del La-si, distesa nella linea di ostro-tramontana per miglie 4 1/2 e larga in compensazione miglie 3, con una superficie di miglia quadrate 14.

Le valli principali sono quella del Taloro, quella del Tino, e quella di Pedra-fittas.

Le fonti sono in gran numero, e alcune abbondantissime d’acque limpide e pure. La fonte di Oroghesu a poca distanza dall’abitato somministra a sufficienza per tutto il popolo.

I rivoli principali formati dalle medesime sono tre; quello che scorre presso l’abitato, mette in movimento i molini, e va nel Tino, nel quale si versa a tramontana e a un miglio da Teti; quello che formasi dalle sorgenti a levante dell’altro colle prossimo, e quello che risulta dalle fonti della pendice occidentale di Pedras-fittas.

Il Taloro bagna la regione settentrionale di questo territorio, e scorre verso ponente.

Il Tino, influente dell’anzidetto, nasce dalle fonti della pendice de’ monti del Gennargentu a ponente di Bruncuspina, e cresce dalle acque di Tonàra.

Il Pedras-fittas nasce dalle fonti delle stesse pendici in altra vallata.

Sopra nessuno di questi fiumi trovasi ponte, e solo si supplisce con travi finchè queste non sieno portate via dalla piena, ed è allora che i temerari periscono volti giù dalla impetuosa corrente, principalmente in quella del Taloro.

A questo danno aggiungasi che per le sue piene frequenti e ostinate resta il commercio interdetto, non si possono coltivare alcune terre buone che sono in là, e perdesi molto del frutto del ghiandifero del Pitzuri. Forse queste considerazioni varranno perchè si costruisca un ponte sul medesimo, che dovrà esser fondato nel luogo del guado, che dicono Badu de Taloro.

In questi fiumi sono moltiplicate assai le trote e le anguille.

Selve. Senza quella che abbiam notato qui sopra sono nel territorio molte regioni ingombre di alberi ghiandiferi, le quali in alcuni tratti sono ben conservate e producono frutti copiosi.

Selvaggiume. I cervi e i daini errano in gran numero per questi salti, ma sono più pochi i mufioni e i cinghiali. Gli uccelli maggiori sono spesso veduti, i minori e gentili ricercati da’ cacciatori si trovano frequentissimi, e ne’ tempi buoni le valli empionsi di melodia.

Popolazione. Sono in Ovodda anime 997, distinte in maggiori, maschi 305, femmine 317, e minori, maschi 185, femmine 190, distribuite in famiglie 230.

I numeri medii del movimento sono, nascite 40, morti 24, matrimoni 13.

Gli ovoddesi erano un numero maggiore in altri tempi, quando erano popolati i luoghi vicini Piduni a distanza dell’attuale abitato di minuti 5, e Magusa in distanza di minuti otto. In questi siti vedonsi molte vestigie delle antiche abitazioni, che caddero in tempo immemoriale in seguito di nemica violenza, in tempo che era guerra tra gli ovoddesi e quei di Oleri e di Aladdo, che erano dentro i termini attuali del territorio, i primi abitanti presso la chiesa silvestra di s. Pietro allora parrocchia, i secondi nel salto detto Aladdo, dove presso la terra di questo nome era un castello i cui signori aveano il nome che restò al sito, i quali finalmente perirono nella indicata guerra feroce.

Degli ovoddesi 150 sono applicati all’agricoltura, 185 alla pastorizia, 15 a’ mestieri, e 12 a piccoli negozi.

Le donne lavorano per la tessitura, e nelle buone stagioni coltivano gli orti e raccogliono i frutti.

La scuola elementare suole ricevere 15 fanciulli, e in tutto il paese non sono più di 30 le persone che sappian leggere e scrivere.

Gli ovoddesi amano il colore rosso sopra il nero, avendo in rosso il giubbone e le rivolte del cappotto.

Le donne preferiscono pure quel colore, e coprono il capo con un capuccio di panno rosso adornato di merletto o di nastro di seta nera, vestono giubbone rosso adornato di nastri azzurri e bianchi, e portano uscendo da casa anche rossa la gonnella adorna di pizzetto d’argento o di nastri bianchi e azzurri.

Agricoltura. Ristretta assai quest’arte in altri tempi, finchè si riformò l’opinione che spregiava come servili i lavori agrari, poscia crebbe e si estese la superficie coltivata.

Il terreno in molte parti è assai fertile e compensa liberalmente le fatiche.

La quantità dei semi che si danno a’ terreni solcati, o lavorati con la zappa, è approssimativamente come segue: starelli di grano 200, d’orzo 450, e di legumi 60. I fagiuoli di Ovodda sono stimati.

La fruttificazione ordinaria del frumento è al 10, dell’orzo al 12, de’ legumi al 16.

Si coltivano le erbe ortensi, ma in poche specie. La seminagione delle patate si va distendendo, la produzione è notevole, la bontà non inferiore alla qualità delle fonnesi.

Gli alberi fruttiferi sono in numero considerevole, e le specie più comuni, peri, noci, castagni.

Le vigne hanno un’area ristretta, producono poco, e il mosto dà un vino poco gradito al gusto.

Una porzione si brucia per acquavite.

Senza le vigne è chiuso in vera proprietà uno spazio complessivo di circa 250 starelli, dove o si semina

o si tengono gli animali a pastura.

Pastorizia. I salti ovoddesi abbondano di pascoli nelle stagioni migliori, e potrebbero nutrire maggior quantità di bestiame se fosse un miglior sistema.

Chi conosce i siti intende pure quanto fieno potrebbero questi paesani preparare all’alimento del bestiame nella stagione invernale, quando i pascoli sono ricoperti di nevazzo; se profittassero di tutti quei tratti di terreno che si possono facilmente irrigare. Ma finchè non riformisi l’attuale sistema pastorale non si profitterà de’ beneficii della natura.

I capi del bestiame ovoddesi sono notati nelle solite distinzioni da’ numeri seguenti.

Bestiame manso: buoi per il servigio agrario e per vettureggiamento 140, vacche mannalite 40, cavalli e cavalle 110, majali 85.

Bestiame rude: vacche 650, capre 2500, porci 1200, pecore 3600.

I formaggi sono stimati per la bontà.

 
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