Pagine Sarde Logo 
Lo cerchi in Sardegna? Lo trovi su Pagine Sarde!
PagineSarde.it
 

Ottana

OTTANA, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, compresa nel mandamento di Orani, fa parte della curatoria di Dore, uno dei distretti dell’antico regno di Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 14', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 4' 30".

Siede nell’infimo grado di un rilevamento poco notevole del suolo a circa due terzi di miglio dal fiume Tirso, che scorre ne’ suoi salti occidentali, e a poco meno dal rivolo che porta in esso le prime acque della Barbagia traversando i salti a settentrione, ed è in esposizione a tutti i venti, perchè a tutte parti sono più o meno lontane le eminenze che possono coprire questo luogo torcendo il flusso dell’aria. Ma più liberamente degli altri la tramontana volgesi sopra il medesimo.

Molto è grave il calore estivo se nol tempera qualche vento fresco, ed è assai mite il freddo nell’inverno, se non soffii il gelido borea. Il prossimo fiume e il notato confluente, le paludette e i pantani, che sono dentro e intorno l’abitato, producono una umidità che sentesi, e se resta trasparente e se opacasi in nebbia, nell’inverno, nell’autunno, nella primavera e anche nelle notti estive, e molesta e nuoce ai vegetali ed agli animali.

Le pioggie non sono, come altrove, troppo rare, trovandosi questo paese all’estremità delle montagne della Barbagia, dove le nuvole si soglion raccogliere, addensarsi e poi risolversi. I temporali però non avvengon frequenti.

L’aria di Ottana è famosa per la sua malignità. E sono molte le cause che la producono e rinforzano; dentro e all’orlo del paese i pantani tinti di verde muffa, popolati di rane che assordano nel silenzio notturno, e formicolanti di infinite zanzare, che hanno un pungiglione velenoso e un ronzio inquietante; le immondezze che deturpano i cortili, i letamai che si tengono alle uscite del paese, la corruzione delle foglie cadute della opunzia e di molte frutta d’orti e giardini, che si abbandonano: quindi il fetore di frequenti carogne, e le pozzanghere che vedono nell’alveo de’ fiumi, dopo che per qualche mese sia mancata la pioggia. Quelli che assueti a miglior clima respirano quest’aria nella sera e nel primo mattino soffrono sì gran male, che soventi devon succumbere.

Questo vizio così grave dell’aria è per la massima parte tanto quanto è per difetto degli uomini. Se essi aprissero lo scolo alle acque, il che posson fare senza gran difficoltà; se impedissero la fermentazione di tante sostanze nella loro decomposizione; se si comandasse una maggior polizia nei cortili e nell’orlo del paese; se si coprissero sotto i solchi i cadaveri delle bestie, se gli umani fossero ben sotterrati, io non dico che l’aria di Ottana si purificherebbe tanto da esser così buona quanto quella che respirasi in luoghi più alti, ma migliorerebbe per nove decimi.

Tale, quale io presumo che quest’aria possa bonificarsi dall’intelligenza e opera degli uomini, io penso fosse l’aria di queste regioni in tempi antichi, quando questo paese avea una considerevole popolazione, più di dieci mila abitanti, e quando nel medesimo ponea sua sede il vescovo della diocesi. Se il soggiorno fosse stato allora pericoloso, non vi sarebbe stato tanto numero, e se non vi fosse stata una notevole popolazione non si sarebbe collocato il seggio pastorale nella medesima.

Se credo Ottana considerevole assai nel medio evo, egli è perchè suppongo, che tale ancora fosse in tempi superiori, immaginando che i dominatori dell’isola, per reprimere le frequenti scorrerie degli iliesi, abbiano fortificato vari punti a piè di quelle alpi, come certamente fecero a piè del Limbara nel punto di Castra, per reprimere i corsi e i balari, e in questa stessa valle del Tirso nel luogo poi detto Foro di Trajano, e stimando che Ottana fosse una delle posizioni militari contro i barbari delle montagne di Ollolai e prossime.

Territorio. Stendesi questo lungo la sponda sinistra del fiume per circa otto miglia, e slargasi cinque incirca, con una superficie approssimativa di miglia quadrate quaranta.

Il suolo, siccome abbiam notato, levasi a poca altezza e in pochi luoghi. Se si volesse tutto coltivarlo si potrebbe.

Egli è pure in pochi siti che sieno aperte le vene dell’acqua, e il terreno può dirsi piuttosto arido. Il primo confluente di Barbagia formasi dalle fonti che sono nella pendice contro greco della montagna di Ollolai, Olzai e Ovodda, cresce dalle acque riunite dei salti di Sarule, Orani e Onniferi. Il secondo confluente del Tirso in questa regione, che scorre i salti meridionali ha pure sua origine nelle falde contro maestro della suindicata montagna di Ollolai.

Vedonsi qua e là, ma rari, alcuni alberi ghiandiferi, perastri, olivastri e altre specie infruttifere, e sono piccoli gli spazi, dove vedasi residuo di selve. Se la barbarie pastorale qui pure ha operato, non si può però supporre che abbia operato grandi guasti, perchè questa contrada e la parte occidentale delle terre di Orotelli sopra il fiume io stimo che in altri tempi servisse piuttosto all’agricoltura che alla pastura.

Gli animali selvatici che sono nell’ottanese non sono più che cinghiali e daini, quindi volpi, lepri, martore, e degli uccelli pernici, beccaccie, colombi, stornelli e merli. Le dette specie abbondano, perchè sono rare le caccie.

Nel fiume sono trote ed anguille, e nuotano molte specie acquatiche.

Popolazione. Sono in Ottana anime 786, distinte in maggiori di anni 20, maschi 202, femmine 246, e in minori, maschi 186, femmine 152, distribuite in 130 famiglie.

Il movimento si calcola approssimativamente a nascite 25, morti 18, matrimoni 8.

Gli ottanesi per la prava natura del clima sono generalmente poco robusti, e mostrano nell’aspetto la poca sanità. Poche fanciulle hanno la faccia animata da be’ colori, e in pochi individui la gioventù dura quel tempo, che fiorisce bella in luoghi di miglior cielo; pochissimi vanno vivendo in là dell’anno cinquantesimo, e i più muojono di febbri perniciose, di infiammazioni di petto e idropisia, senza alcun soccorso del-l’arte salutare.

Sono poco attivi, negligenti d’ogni industria, facilmente stanchi nel lavoro, contenti delle cose di prima necessità, e amanti di bere. Un passeggero, che traversi il paese, accorgesi al primo sguardo della miseria degli abitanti.

Professioni. Gli ottanesi applicati all’agricoltura sono 120, cui si debbono aggiungere 40 garzoni, alla pastorizia 70 con 25 ragazzi per servigio. Alle arti meccaniche necessarie, non è chi attende, e però conviene per i più grossolani lavori sul legno e sul ferro, e per la muratura ricorrere a’ pratici degli altri luoghi.

Le donne poco lavorano sul telajo, e quindi devesi comprare dagli altri paesi ciò che manca all’uopo delle famiglie in tela e panno.

Vi è aperta la scuola primaria per li ragazzi, che vi vanno ne’ giorni e nelle ore che piace a essi di andarvi

o alle madri di mandarli, e vi profittano tanto quanto quelli che non vi andarono mai.

Agricoltura. Nell’ampia superficie ottanese sono terreni idonei a tutte specie di coltivazioni, a’ cereali, alle viti, agli olivi, alle specie ortensi; ma la virtù del suolo resta in massima parte inefficace per la notata infingardaggine degli uomini. Se fossero scossi, animati, incitati, ajutati … Ma chi lo faccia? Mancavi a ciò l’uomo.

La quantità de’ semi che si spargono sul suolo culto, è distintamente nelle specie come segue: starelli di grano 450, d’orzo 300, di fave 20, di legumi 10.

La produzione ordinaria del grano è al 12, quella dell’orzo al 15, quella delle fave al 12, quella de’ legumi al 15. Così comunemente, mentre particolarmente, dove i terreni sono migliori, e dove lavorasi con più intelligenza, come pure ne’ novali, si ottiene un frutto doppio e quadruplo.

La coltivazione del lino è assai ristretta, e più ancora quella della meliga, sebbene abbiansi luoghi opportunissimi alla medesima.

 
loading
Edicola de L'Unione Sarda