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Ossi

OSSI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Sassari, capoluogo di mandamento con giurisdizione sopra Tissi, Muros e Usini, e già compreso nel dipartimento di Coros del regno di Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 40', e nella longitudine occidentale del meridiano di Cagliari 0°, 32'.

In distanza da Sassari d’un’ora e tre quarti e di una dalla Scala di Giocca, siede questo paese sul fianco boreale della montagna che sorge sulla valle di Campo Mela a sinistra del rio, sì che resta un po’ coperto dal vento australe, ma non dagli altri, a’ quali resta esposto.

Il cielo invernale è più tosto temperato se non soffino i venti boreali, o il maestrale, che soventi è più che fresco; l’estivo non è pure tanto ardente, quanto in altre parti, dove gli ardori del sole non sono moderati; ma il centro del paese che si abbassa tra due rilevamenti, a ponente e levante, come resta meno ventilato, così è più caloroso.

Non è in tutti gli anni che nevichi, e quando si ha questa meteora, è cosa rara che duri più giorni.

Anche i temporali sono infrequenti, e accade ogni dieci anni, che per causa de’ medesimi, debbasi dolere il colono.

L’umidità vi è sentita, e soventi il luogo resta ingombro dalla nebbia.

L’aria di Ossi non si dovrebbe temere infetta da miasmi, perchè resta lontana da’ luoghi bassi e pantanosi delle valli maggiori, dov’essi si svolgono; tutta-volta non è quasi mai totalmente pura per le esalazioni che dà il rivolo, che traversa il paese, contaminato dalle feccie che vi si gittano dalle case, dalla sozzura delle robe che vi si lavano, coperto in vari tratti nel fondo da fetente melma. Egli è da stupire che si conosca quanto male sia alla sanità in cotanta sporcizia, e che il Consiglio del paese, che il può, non abbia fatte le debite proibizioni, e che il Protomedicato non abbia provveduto per l’osservanza delle regole di pubblica igiene.

Un’altra sorgente d’infezione è in questo paese (come lo è pure ne’ vicini e in moltissimi altri), ne’ grossi letamai, che si vanno ammucchiando all’orlo del paese: e senza il gaz pernicioso che sfuma ne’ tempi caldi dalla fermentazione, è a notarsi l’altro grave incomodo del fetentissimo fumo che offusca l’aria, quando nell’estate alcuno vi attacca il fuoco, o lo concepisce lo stesso letame nel calore della corruzione. Così è, che si toglie l’ingombro de’ grandi mucchi, e intanto i campi sterili non ne ricevono nessuna parte, e pochi ne adoperano a fecondare gli orti.

Eravi, non sono molti anni, e forse resta ancora un’altra causa di malignità per l’aria nelle sepolture che si aprivano nel pavimento della chiesa, dalle quali usciva spesso tanta mefite, che poteva a organismi delicati cagionare l’asfissia.

L’abitato dividesi in tre rioni, o vicinati, de’ quali quello che giace fra le due notate eminenze è cognominato Intr’-e-bidda (Entro di villa), quello che sorge a levante Literài, e il terzo che levasi a ponente Sa scala per la declività del piano scabro, in cui è posto. La parte migliore è la seconda, le cui vie sono ampie, apriche e meno irregolari, sebbene un po’ ripide. Qui si può godere un ampio orizzonte e dominare tutta la Nurra e il mar torritano.

Territorio. Stendesi questo in lungo, avendo termini al settentrione il fiume Mascari, in distanza d’un miglio e tre quarti, per cui resta diviso dalla Fluminaria e dall’agro sassarese, e al mezzodì il fiume di Petralva, come in queste regioni dicesi il fiume torritano, in distanza non maggiore di due miglia e mezzo. E siccome a levante non sono lontani i limiti per più di mezzo miglio, a ponente d’un miglio, però la sua superficie (stimate bene tutte le parti) non si può computare maggiore di miglia quadrate sette.

Notai il paese posto sul fianco della montagna in un ripiano, or soggiungerò che questo piano non dà più che un miglio e 1/6 a ponente-libeccio con una larghezza compensata di mezzo miglio, e che sul suo livello non è di molto che levasi la massa superiore del monte, terminata in tre punte con tre nuraghi.

Le pendici di questa montagna sono in alcune parti assai declivi, massime quelle di levante e di mezzogiorno.

Acque. L’Ossese non ha gran numero di sorgenti, ma alcune fra queste sono notevoli per la copia, e formano dei rivoli. Questi sono i seguenti:

La vena de Badde, che nasce nell’eminenza notata all’austro del paese, traversa il rione di mezzo, cresce dalle fonti della regione detta Borgumiddas, dove cambia il nome cominciando a esser detto Riu-picinnu fino a versarsi nel Mascari.

Il rio di Briai nato nel salto di Montemannu incontro a levante scorre la selva di Briai, e si versa nel rio di Sangeorgio.

Il rio di Triulesa comincia dalla regione, che dicono di s. Margarida, bagna la valle di Baddecheia e passando per la vidazzone di Usini scende nell’anzidetto fiume.

Il rio de Santugiuanne proviene pure da Montemannu alla parte di ponente, e trascorsa la valle Canida, si versa nell’alveo di Sangiorgio.

La fonte de Cossos che è nel Florinese, nella regione Palamantedda, manda un rivolo che traversa alcuni salti di Ossi e quindi va a influire nel Sangeorgio.

I tre primi de’ suindicati ruscelli possono movere de’ molini; i due ultimi sono meno abbondanti.

Selve. Quella che è propria del comune dicesi Bore,

o Littu-e-oro, di piccola estensione e molto diradata. Molto più notevole per l’estensione è quella di Briai, così nominata dal paese spopolato, nel cui territorio essa si trovava. Ho detto per la estensione, perchè in riguardo al numero degli alberi e alla loro prosperità non sarebbe degna di menzione. Si è sempre distrutto, e non si è pensato mai a ristaurare. È però sperabile, che quindi innanzi questa parte migliorerà per la sollecitudine del governo che ha rivolto le sue cure alla conservazione delle foreste.

Del grosso selvaggiume non trovasi in questi salti che i cinghiali e qualche daino; le specie minori però, volpi, lepri ecc. vi sono assai moltiplicate. La caccia degli uccelli suol essere più fortunata, essendo le pernici assai sparse.

Popolazione. Componesi la medesima di anime 2108, distinte in maggiori d’anni 20 maschi 715, femmine 708, e minori maschi 478, femmine 487, distribuite in famiglie 527.

Nell’anno 1837 (?) si notò un totale di capi 2288, de’ quali maggiori di anni 7 maschi 919, femmine 867, minori 263, femmine 239.

Vedesi ne’ due computi cosa contraria all’ordinario, che il numero degli uomini sia superiore a quello delle donne. Io volli già spiegare questo fenomeno, che credo piuttosto apparente che reale, immaginando, che non fossero dedotte in ragione le donne e le fanciulle che vanno in Sassari a serve; ma forse questa spiegazione non si vorrà accettare, perchè anche da tanti altri paesi mandansi in Sassari altre serve, e non pertanto non apparisce un tanto divario fra gli individui de’ due sessi. Il lettore si ricordi, che un pari fenomeno notai parlando di Lula o Luvula, dove indubitatamente il numero delle femmine è sempre inferiore a quello de’ maschi.

I numeri medi del movimento della popolazione sono i seguenti, nascite 70, morti 55, matrimoni

32.

Gli ossesi sono gente laboriosa e tranquilla, ma non molto industre, giacchè sono negligenti a fare tante cose, dalle quali potrebbero aver vantaggio e vivere più agiatamente. L’arte principale che si esercita, è l’agricoltura, alla quale sono applicati tra grandi e piccoli, uomini 820; viene poi la pastorizia professata da circa 80 persone; in terzo le arti meccaniche che numerano esercenti 40. Negli ufficii liberali si possono numerare 10 persone, nel ministerio ecclesiastico 6, nel far niente quelli che furono alle scuole nella città, e poi tornarono nel paese per farvi i pecchioni, e turbare la tranquillità.

 
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