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Osini

OSINI, villaggio della Sardegna nella provincia di Lanusei compreso nel mandamento di Jerzu della prefettura parimente di Lanusei. Era parte dell’antica Barbagia orientale che si disse Agugliastra, e poi corrottamente Ogliastra.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 50' e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 24'.

Giace questo paese, come Ulassai e Jerzu, al piede orientale d’una montagna, detta dagli ogliastrini Taccu, che incomincia a un miglio presso al mezzodì di Jerzu verso libeccio e procede incurvandosi leggermente al maestro-tramontana di Osini per la distesa di 4 miglia sino al monte Isàra al ponente di Gàiro in sulla porta di Taccu-Isàra.

Per questo lungo rilevamento del suolo, che sorge alla parte di levante in erta ripida, e superiormente così diritto come una muraglia, il paese resta protetto dal maestrale, dal libeccio, e prossimi e lo sarebbe parimenti dal ponente se nel luogo dove il nome è detto Breca de Usale non avesse passaggio. La tramontana e il sirocco vi influiscono liberamente, ma il levante ha ostacolo nella gran collina che levasi a tal parte in là d’un miglio e del fiume.

Nell’inverno è molto sentito il freddo, cade frequente la neve per non disciorsi soventi prima di otto

o quindici giorni; nell’estate non si ha mai una temperatura elevata ed è raro che alcuno si lamenti del troppo caldo.

Mentre in altri luoghi della Sardegna non si ostina a lungo il mal tempo, qui e ne’ paesi posti a piè o alle pendici della massa centrale producesi a più giorni e piove senza interruzione talvolta per più di una settimana. Anche la nebbia è frequente nell’autunno e primavera massime co’ venti marini, ma son vapori raramente nocivi.

L’aria di Osini può tenersi come sinceramente salubre, e se si difendessero tutti cautamente dalle variazioni termometriche troppo brusche, se viaggiando in luoghi insalubri meglio si governassero, la sanità pubblica sarebbe migliore. Rispettivamente poi alla purità dell’aria devo dire ch’essa non lo è sempre, come nell’estate ne avvisa il senso offeso da fetore che esala dal cemiterio, dove le sepolture sono fatte negligentemente senza le cautele già comandate dal governo.

Le case sono state fondate sopra un luogo aspro, e da tanti secoli non si è mai pensato a levare le scabrezze ad appianar le vie, che per peggio sono anguste e tortuose. La costruzione è in pietre, e son rari gli edifizii che abbiano un piano superiore. L’area che occupa è assai ristretta perchè la medesima non è maggiore di sei starelli.

Territorio. Stendesi quanto maggiormente nella linea di levante-ponente con superficie in gran parte montuosa. La sua parte men aspra è tra le colline, che sono al greco-levante e la montagna Tacu, dove scorre il fiume Sarcerei; la parte più scabra è nelle pendici troppo declivi di questa e nelle turgescenze frequenti della regione a ponente, dove è la valle di s. Giorgio contenuta dal margine della lunga collina dell’Isara alla parte settentrionale, e da tre rialti alla parte meridionale. Noto che queste come le altre prossime eminenze hanno soventi un dorso piano, e che molte delle medesime sopportano delle moli minori.

La punta più sublime è appellata Su Casteddu (il castello) e le fondamenta e i materiali disciolti, che vi si vedono, pajono confermare la tradizione, che sulla medesima fosse un luogo forte, una positura militare, una rocca, della quale però si tace nelle antiche memorie, e la distruzione può essere riferita a tempi assai rimoti. Questa punta domina un lungo e stretto fesso nel monte, il quale è assai comodo a’ popolani per passare nella regione del ponente senza percorrere lunghe e tortuose vie o rischiare in sentieri precipitosi.

La tradizione fa onore al vescovo di Barbaria s. Georgio cagliaritano di questo opportuno passaggio, e come sono creduti di lui tanti altri fatti prodigiosi, in memoria dei quali restò impresso a vari luoghi il suo nome, che nello zelo del suo ministerio pastorale percorrea spesso la sua montuosa diocesi; con pari certezza si crede, che egli non potendo per la stanchezza del viaggio pedestre tentare le difficilissime semite caprine per riuscire alla valle di Osini e Ulàssai, abbia nella potenza di sua fede comandato alla montagna di spaccarsi, e la montagna intelligente del comando abbia obbedito.

Selve. Le più parti delle regioni montuose sono coperte di bosco, e vi dominano i ghiandiferi, i quali se la fruttificazione non è contrariata da cause maligne possono offrir nutrimento a grandissimo numero di armenti. In vari siti, dove le piante sono rare, mutilate o troppo giovani, si riconosce, che, come in altre parti, così in queste, la selva è stata devastata dal fuoco o guastata dalle barbarie dell’uomo; tuttavolta uno si racconsola vedendo che le funeste cause della distruzione di tanti boschi sardi qui han potuto meno che altrove essendo assai frequenti gli spazi dove la prosperità della vegetazione mostra non aver nulla patito, se non da’ venti, dalle saette o dal peso delle nevi. In questi luoghi occorrono passo passo alberi colossali, belli nelle intatte native forme e copiosamente fruttiferi.

Sono nelle montagne del Tacu a notare tre grotte, una detta del Leone, l’altra d’Orroli, la terza di Serbissi. La seconda ha nel suo fondo un angusto ingresso ad altra spelonca tenebrosa, dove si sono formate delle belle concrezioni di calce carbonata; la terza che è assai spaziosa ha due aditi, uno a levante, l’altro a mezzodì, e nell’interno una fresca fonte, e sul tetto un gran nuraghe circondato da alberi ghiandiferi.

Acque. Nell’osinese sono in gran numero le sorgenti, le acque riputate di gran bontà, e alcune lodate come salutifere. Dentro l’abitato sono aperte tre vene all’uopo de’ popolani, e sono nominate, una su Riu deis Prunas, l’altra Funtanedda (fontanella), la terza Murrai. Nell’estate la loro temperatura è tale, che pareggiano i sorbetti, e n’è funesta la bevanda a chi stanco e caldo vi appressa le labbra per temperare l’arsura. Murrai e Prunas scorrono sempre indifettibili, forman rivolo con l’influenza di ciò che danno altre fonti che sono nel loro corso, e si versano entro il fiume Sarcerei, nel quale parimenti si versano gli altri scoli

o rivoli che escono dalle falde del Tacu.

Le sorgenti che sono entro l’osinese all’altra parte della montagna riunendosi nella valle che abbiamo notata formano un rivo, che influisce ad ostro-sirocco di Ussassai, e in distanza di circa un miglio e mezzo nell’altro fiume Stanaìli originario della stessa regione di Pedra-Iliana, ed è un ramo principale del fiume Dosa.

Il fiume Sarcerei, nato dalle fonti dei colli di questo nome a greco-levante della detta Pedra-Iliana, quando per i torrenti e lo scioglimento delle nevi ingrossa, non permette più il guado, e chi lo tenta si espone a perire, o per l’impeto della corrente, o per il colpo di qualche trave o tronco, perchè allora le acque rapiscon tutto ciò che trovano sulle rive e lo volgon giù con gran celerità.

In tempo di primavera e di estate è una delizia passeggiare su le sue rive adorne di una lussuriantissima vegetazione di alberi, arbusti e piante minori con fresche ombre a riposarsi nel meriggio e difendersi dal troppo calore, e sonnocchiare al lene mormorio delle acque cristalline.

La macinazione de’ grani si fa parte per i mulini idraulici e per i giumenti.

 
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