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Osidda

OSIDDA o OSILLA, villaggio della Sardegna nella provincia di Nuoro, compresa nel mandamento di Pattada sotto la giurisdizione della prefettura di Sassari. Faceva parte del cantone di Montacuto nel regno del Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 31', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 6' 30".

Siede alla estremità dell’altipiano bittese a piccola distanza dalla sponda sinistra del Tirso in un terreno piuttosto piano, già che sono pochi e non molto notevoli i rilevamenti del suolo, ed è cinto da una densa selva di quercie, mescolate piuttosto raramente da lecci, la quale slargasi a gran raggio in questa e in quella parte, ma non verso oriente, dove la regione si sgombrò per l’agricoltura. Questa selva stendesi in là del territorio e forma il gran ghiandifero che occupa molte parti del territorio di Benetutti e Nule, e producesi in quello di Pattada sopra una superficie di circa 60 miglia quadrate, nella qual limitazione non è se non una piccola parte del bosco immenso, che con poche interruzioni continuasi intorno.

Il clima è freddo d’inverno ed assai caldo di estate. Nella prima stagione suol cadere gran copia di neve che non lascia soventi discoperto il suolo che dopo venti o trenta giorni: nell’altra rompono talvolta alcuni furiosi temporali, mentre nelle intermedie piove spesso. Nell’autunno comincia a vedersi la nebbia e frequentemente involge ne’ suoi vapori opachi il paese, la selva e le terre culte. Essa non è dannosa che quando le quercie fioriscono.

Il territorio degli osiddesi non oltrepassando nella sua lunghezza le 9 miglia, e nella larghezza le 6, si può computare di un’area di miglia quadrate 50, la quale a’ medesimi pare assai ristretta. L’abitazione è ben situata perchè quasi nel centro.

Abbiamo notato poche elevazioni del suolo, ed è questo vero perchè esso non si gonfia in eminenza, che a due terzi di miglio a libeccio-ostro-libeccio, a maggior distanza ma meno notevolmente all’ostro, quindi a ponente-maestrale in là del fiume, e a levante in distanza d’un miglio ma con poco risalto.

Sono nell’osiddese non meno di 30 fonti e alcune considerevoli. Quattro di esse sono molto prossime al paese, e tre delle medesime coperte a fabbrico. La maggiore scarseggia nella siccità estiva, mentre le altre continuano a profonder la stessa misura. L’acqua che danno è fresca, pura e leggerissima qual è quella che scaturisce dalle altre che sono ne’ salti, fra le quali sono notevoli per abbondanza quella che dicono di Pilàdre, propinqua a termini con Bitti, la fontana di Cherunèle presso a’ medesimi termini, ambe in distanza di un’ora dal paese, che scorrono dentro questo territorio e vi si perdono, e la fontana dell’Archimissa poco distante dall’abitato e meno dal fiume Sas Ladas, entro il quale si versa nell’inverno.

Scorrono tra i salti osiddesi due fiumi, uno detto il Mannuleri, che proviene da’ salti di Buddusò, ed il Tirso; l’altro è l’anzinominato Sas Ladas originario dalle fonti dei salti di Bitti che si versa nel Mannuleri al greco-tramontana del paese.

Su’ medesimi non è alcun ponte, e per varcarli, quando sono gonfi, è necessario passare sopra una o due travi; le quali se dalla cresciuta piena sieno trasportate bisogna arrestarsi in sulla sponda se non si vuole risicar della vita.

Non molto lungi dal paese è una paludetta, che però suole svanire nell’estate.

In questi salti si trovano soli cinghiali, volpi, lepri, martore e donnole. Accade di rado che si formi qualche compagnia per la caccia maggiore. Gli uccelli comuni sono qui pure, e numerose non meno che altrove le pernici.

Popolazione. Gli abitanti di Osidda si computano capi 428, distinti in maggiori d’anni 20, maschi 145, femmine 137, minori, maschi 86, femmine 90, in 106 famiglie.

I numeri medi del movimento sono di nascite 15, morti 6, matrimoni 2.

Nella foggia del vestire non si distinguono dai prossimi bittesi, e nel carattere fisico e morale hanno simili note.

Nei dì festivi non manca mai la danza nelle ore solite e nella piazza pubblica all’armonia delle voci.

Come in Bitti, così in Osidda alcuni hanno la facoltà di improvvisare, e nelle feste entrano in gara gli uni con gli altri più spesso in ottave che negli altri metri, ai quali si possono obbligare. Il dialetto è identico al buddosoino.

La stessa facoltà ammirasi in varie donne, e queste quando sieno vedove e un po’ provette intervengono al duolo, e fanno l’elogio del defunto in piccole strofe.

La professione più comune è quella dei pastori, nella quale tra principali e garzoni si numerano circa 90 persone. All’agricoltura sono applicati uomini 70 tra grandi e piccoli, a’ vari mestieri non più di 12.

Le donne vengono in ajuto ai coloni e attendono alla cultura di alcune specie ortensi per l’uopo della famiglia, raccolgono le frutta, e fanno olio dal lentisco. Le altre, e queste stesse, quando vacano da siffatte occupazioni filano e tessono per il bisogno particolare e per averne lucro vendendo i tessuti nelle fiere.

Alla scuola primaria non concorrono più di 12 fanciulli.

Le case occupano piccolo spazio, perchè mancano di cortili. La pulizia è un po’ negletta.

Agricoltura. La superficie che nell’osiddese si coltiva non è maggiore di starelli 940, de’ quali 100 piantati di vigne e fruttiferi, o coltivate a specie ortensi, 840 per l’alternativa della seminagione.

Si seminano ordinariamente starelli di grano 110, d’orzo 235, di fave, legumi e lino complessivamente 55.

La fruttificazione del frumento è ordinariamente al 12, quella dell’orzo raramente maggiore. È un falso pregiudizio che questo territorio sia più atto all’orzo che al frumento, come essi dicono per spiegare la minor seminagione della prima specie; e il prodotto avrebbe dovuto dissuaderli.

L’orzo, che nelle regioni piane è nutrimento dei cavalli, nei paesi di montagna serve al pane quotidiano, e così anche in Osidda. Anticamente non si seminava altro che orzo, e non è forse da settant’anni che si è introdotta la cultura del frumento.

Le patate cominciano a essere coltivate e a far parte dell’alimento.

La vigna è assai ristretta, mal curata e poco variata nelle viti; però la quantità del mosto è minor del bisogno, e devesi comprarne per supplemento, la qualità non è gran fatto buona, e però non si studia ad accrescerne il prodotto.

Gli alberi fruttiferi sono in piccol numero nelle specie seguenti, fichi, peri, susini, peschi, mandorli, noci, castagni, melo cotogno, ciriegi, e questi ultimi in menoma quantità. Se fossero questi coloni più diligenti potrebbero avere maggior numero di specie, maggior varietà nelle medesime, aggiungere altre parti alla loro sussistenza ed ottenerne lucro.

Tanche. Gran parte dell’osiddese è chiuso a tanche, destinate principalmente alla pastura. Nelle medesime cresce il fieno maravigliosamente, e si potrebbe farne il taglio due o tre volte per il bisogno nella stagione invernale. Per la spensieratezza però dei medesimi accade che il bestiame conculchi il soperchio al suo alimento, e poi se vengano grosse e ostinate nevate, non abbia-si come nutrire i branchi e gli stessi animali di servigio.

Pastorizia. I salti osiddesi sono molto feraci di pascolo, e questo non scarseggia se non per continuata siccità, o per l’ingombro delle nevi.

Nel bestiame manso si numerano buoi per l’agricoltura e per il trasporto 80, vacche domestiche 10, cavalli 60, giumenti 50, majali 40.

Nel bestiame rude si computano vacche 1600, capre 1500, porci 1700, pecore 3500, cavalle 60.

Il formaggio è di gran bontà, e sono assai vantate le pere, che dicono di vacca, dalla forma che si dà al cacio compresso in una vessica. I formaggi bianchi salamojati sono per il commercio estero, e si vendono in Orosei per il regno di Napoli.

La cultura delle api è negletta, e appena si potrebbero numerare 350 bugni. Si fa anche il miele amaro.

 
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