Orroli

ORROLI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura d’Isili, compreso nel mandamento di Nurri, e prima nel dipartimento o curatoria di Seurgus del giudicato di Plumini o Cagliari.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39°, 42', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0°, 7', 30".

Siede al piè meridionale del monte piramidale di Nurri, sopra un terrazzo che estendesi verso austrosirocco, lungo, dove più, miglia 4, e largo nel massimo miglia 3.

È traversato da un ruscello, che in alcuni luoghi fa pantani.

Godesi nell’inverno di una mite temperatura, e le nevi non vi persistono gran tempo.

Il maestrale è il vento che predomina e spiega maggior violenza. I temporali non sono frequenti, ed è raro che dai medesimi abbian danno i coloni.

L’aria dovrebbe essere assai salubre, e lo sarebbe se le acque del suindicato rivo scorressero men lente, se non si sporcassero con le immondezze e contaminassero con i cadaveri de’ cani e altre bestie; parimente se i cortili si nettassero da’ letami che vi si cumulano.

Il suddetto terrazzo ha una costa un po’ ripida alla parte di levante, dove al suo piede scorre il fiume Dosa, ed una discesa piuttosto facile verso ponente, in fin della quale scorre il rivo di Serri, che dicono Mulargia, confluente del prenominato. Essa fu parte dell’altipiano grandissimo che era esteso sopra questa e le limitrofe regioni, insieme col terrazzo di Gesico, di Scalaplano ec.

Vari tratti dell’orrolese sono coperti di bosco ghiandifero, soveri, lecci, quercie, e pare che il nome del paese sia preso dalle quercie (orroli), tra le quali furono piantate le prime abitazioni. Restano ora scoperti grandi spazi di quegli utili vegetabili, in seguito degli incendi, che si destarono per caso o per malignità, e per il troppo arbitrio lasciato ai pastori e agli altri di mutilare gli alberi dei rami o di tagliarli nel ceppo. Siccome in varie situazioni non si può che difficilmente esercitare l’agricoltura sarebbe desiderabile che si favorisse di nuovo la vegetazione de’ ghiandiferi, come speriamo che si farà, se le ordinazioni del governo nel governo delle foreste saranno, come è ragione, eseguite.

Il lentisco è sparso da per tutto e porge molto frutto per olio e per alimento agli uccelli, specialmente ai tordi. I licheni buoni per la tintura coprono in molti luoghi le rupi.

Le fonti non sono nè in gran numero, nè molto abbondanti, e scorrono tutte verso il fondo delle due valli accennate nel letto del Dosa e del Mulargia; ma poche vi giungono riunite in rivoletti. Alcune sorgenti hanno la riputazione di esser salutari.

Nel fiume Dosa i pescatori del paese trovano gran copia di anguille, trote, muggini e saboghe.

Nelle stagioni piovose e quando sciolgonsi le nevi, gli orrolesi, se voglion passare sulle terre alla sinistra del Dosa devon tragittare sulla barca; negli altri tempi si guada a cavallo e anche a piedi.

Il selvaggiume abbonda ed i cacciatori non faticano indarno insidiando a’ cervi, daini e cinghiali. Le volpi sono frequentissime per grave danno de’ pecorai e caprai, e lo sono pure le lepri. I grandi uccelli di rapina vedonsi qua e là volare; le specie gentili, principalmente le pernici, trovansi a ogni passo; i tordi nell’inverno sono a immensi sciami e cadono in gran numero nelle reti.

La mineralogia di questo territorio non è ancora ben conosciuta; possiam però dire che non vi mancano utili minerali. Il P. Aleo notava che nel territorio di Mulargia contiguo all’orrolese vedeansi degli indizi di piombo e trovavasi del vitriolo fino.

Tra le roccie diverse si può indicare la calcarea, della quale profittasi per la calce. Si trovan varie terre ed argille, ma l’industria restringesi alle sole tegole.

Popolazione. Si computa sieno in questa terra 1704 anime distinte in maggiori di anni 20, maschi 484, femmine 500; minori, maschi 380, femmine 390, divise in famiglie 425.

Il movimento si può segnare nelle seguenti medie, nascite 55, morti 35, matrimoni 12.

Le malattie più frequenti sono le infiammazioni e molti muojono di dolor laterale.

Per i bisogni sanitari si ha un chirurgo con due flebotomi.

Gli orrolesi sono gente laboriosa e tranquilla, se non sia fomentato in alcun modo il disordine, e facciasi la giustizia. Robusti di corpo, lo sono parimenti di animo, e quando in altri tempi ebbero litigio con gli uomini de’ vicini paesi per violati confini o per altra ingiuria, si sono mostrati terribili; e han fatto in modo che i più audaci non volessero tentar più con essi meglio la violenza che le vie civili. I mandaresi sentirono per gran tratto di tempo il dolore della grave percossa che avean ricevuta dagli orrolesi nell’anno 1726, quando in numero di novecento, gente del proprio paese e altri aderenti, mossero armati per cacciare gli orrolesi dal salto di Cea-Mulargia, che essi pretendevano loro pertinenza non so per qual diritto, e che gli orrolesi sostenevano esser del loro comune, perchè gli ultimi abitanti del distrutto paese di Mulargia essendosi incorporati nel loro popolo aveano nel medesimo trasmessa la proprietà delle terre abbandonate.

Al suono di questa invasione ostile il cav. Agostino Demuro e Salvatore Angelo Aresu gridarono all’arme, e quando ebbero raccolto un centinajo d’uomini corsero con stupenda intrepidità contro un nemico tante volte maggiore, e con furore si lanciarono all’assalto. Questo fu così impetuoso, così sanguinoso, che i mandaresi non poterono tener fermo, e lasciando sul campo molti feriti ed estinti voltaron le spalle e si salvarono con rapidissima fuga, offesi nella medesima da’ persecutori, che fecero gran preda di armi e cavalli, e di gran quantità di bestiame, trovato nel prato e ne’ salti de’ nemici.

Nelle poche professioni che si possono indicare gli uomini sono distribuiti in agricoltori 230 senza computare i garzoni, i quali sono poco men che 200; pastori 70 e garzoni 50, 10 applicati al negozio, e 25 le persone che hanno altri uffici, tra le quali si comprendono 6 preti della parrocchia, 4 notai.

Sono in Orroli famiglie nobili, come là si dicono, 11, e proprietarie 320.

Agricoltura. Molte regioni dell’orrolese sono di una gran fecondità e la semenza produce assai se i tempi favoriscano con piogge opportune.

I numeri delle diverse semenze sono approssimativamente i seguenti: starelli di grano 2200, d’orzo 800, di fave e legumi 500.

In condizioni favorevoli può aversi la comune di 20, in mediocre contrarietà di stagioni il 10 per il frumento, ed è lecito stimare la produzione dell’orzo nelle due supposizioni a 24 e a 12, quella delle fave a 20 e a 10, quella degli altri legumi a 12 e a 6.

Il lino dà pure largo prodotto in buona fibra.

L’orticoltura non è molto estesa perchè non si hanno acque sufficienti. I frutti son però di ottimo gusto.

La coltivazione de’ pomi di terra finora poco curata si estenderà essendo le terre atte ad un articolo che può dare non poche parti alla sussistenza della povera gente.

Le viti piantate in buone esposizioni, che non mancano, sono molto fertili, e i maturi grappoli possono dare un mosto, che ben manipolato può riuscire in un vino ottimo.

Oltre il vino comune, che è buono, si fanno varie sorte di vini gentili da uve particolari o sole o mescolate ad altre varietà. Dove si opera con intelligenza essi sono di molta forza e assai piacevoli.

I fruttiferi sono di molte specie e varietà, e complessivamente non meno di 10 mila individui. La coltura degli olivi si vorrebbe più estesa, quella de’ gelsi intrapresa.

Pastorizia. Nell’ampio territorio degli orrolesi sono molte regioni di pascolo, e che il producono copiosamente per le varie specie che si educano. Potrebbonsi nel medesimo formare de’ prati in vari siti; ma gli uomini, cui la benigna natura del suolo ha reso poco industriosi, non si voglion prender alcuna sollecitudine.

Non mancherà la provvidenza, dicono essi, e per questa fiducia non adoprano nè il senno, nè le mani.

 
loading
Edicola de L'Unione Sarda