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Orani

ORANI, cospicua terra della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, capoluogo di mandamento e in altri tempi capoluogo della curatoria di Dore, dipartimento del regno di Arborea, quando Dore antico seggio dell’amministratore cadde probabilmente sotto la violenza de’ prossimi barbaracini tra il fervore di qualche guerra intestina.

La posizione geografica di questo paese è nella latitudine 40° 14' 30" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 4'.

La situazione è a piè del monte di s. Francesco che è quasi un contraforte di quello di Gonari sorgente in cono sublime presso allo sirocco.

Il suolo, su cui è fondato, è sabbioso e frequentemente gibboso, quale continua ad essere per più di cinque miglia verso il settentrione entro quel di Oniferi, e poi verso ostro-libeccio entro quello di Sarule, sebbene solcato qua e là da vallette principalmente presso Sarule.

Protetto dal sirocco e da’ collaterali per la mole del Gonari, lo è ancora in parte dal ponente e maestro per il lungo colle che progettasi da Oniferi sino sul Tirso con mite pendio: ma resta esposto a’ boreali ed a’ grecali.

Nell’inverno vi si patisce un po’ il freddo sotto il soffio de’ venti settentrionali; ma è di rado che l’acqua de’ pantani si rappigli in ghiaccio e che la neve indugi più di due giorni alla fusione; nell’estate non si sente poi quel calore che si patisce in altri luoghi, dove dalle nude roccie si ripercuote la irradiazione del sole sulle abitazioni, essendo tutta la regione circostante bene rivestita di alberi.

Le tempeste si addensano sulle cime del Gonari, ed ivi si risolvono dopo versata l’acqua e la superflua elettricità.

L’aria si potrebbe respirar più pura se si cessasse dal pessimo costume di infettar le acque del rivo nella macerazione de’ lini, e alcuni non lasciassero senza nessuna cautela fermentare nei loro cortili i letamai, come fanno sovente con proprio e altrui danno.

È da notare che è Orani uno de’ pochissimi paesi dove è vietato il vagamento delle bestie.

L’aspetto del paese posto in piano inclinato con strade piuttosto regolari, con alcuni edificii meno meschini che è solito di vedere ne’ paesi, con frequenti fasci di alberi e pergole, è piacevole allo sguardo. Restano tra le abitazioni aperte alcune piazzette, segnatamente quelle che sono nominate da s. Croce e di Taleturre. La costruzione è a pietre calcaree con cemento, e in nessuna parte si vedono i mattoni d’argilla crudi, che sono il comune materiale ne’ piani dove mancano le roccie.

Territorio. La superficie totale del medesimo non pare minore di miglia quadrate 35: della qual somma una parte è montuosa, e in questa si comprende il monte di Gonari, con le sue dipendenze; l’altra piana, ma spesso fortemente ondata.

La mineralogia di Orani non è stata ancora ben considerata; tuttavolta nella sunnominata montagna sono indicati marmi bianchi e venati, e grandi massi e stretti di pietra da taglio di diversi colori, che può da mano perita foggiarsi come meglio piaccia. Si hanno pure alcune indicazioni di minerale di ferro.

Come in altre regioni calcaree, trovansi in questa di Orani molte spelonche naturali, e se ne posson vedere assai capaci nelle regioni dette di Sadula e di Nurdoli e Corti.

Selve. Esse hanno ghiandiferi delle tre specie, la selva che dicesi Littus alberata di quercie, elci e soveri; quella di monte Corti dove i soveri sono in piccolissimo numero incontro alle quercie, e l’altra di monte Suergiu nella quale per lo contrario i soveri superano di gran lunga le quercie.

L’area occupata da questi vegetali ne’ tre indicati luoghi si calcola non minore di tre mila starelli di superficie.

Tra essi si vedono molti individui giganti, principalmente ne’ lecci e nelle quercie, e non si aprono quei vacui che sono nelle selve di altri territori, nelle quali entrò per caso o maleficio il fuoco, e i pastori adoperarono mattamente la scure.

Nelle pendici del Gonnari tra i frequenti ghiandiferi sono tassi e corbezzoli in gran quantità e alcuni molti sviluppati sopra grossi ceppi. Ne’ salti a ponente e a settentrione sono olivastri di molti secoli e di gran corpo, e moltissimi perastri che ne’ mesi di settembre e ottobre danno copioso alimento agli armenti de’ porci.

Nascono in questo territorio molte altre specie e abbondano le piante officinali, nominatamente la digitale porporina o tomentosa, che vuolsi equivalente all’alpina in virtù, il josciamo nero o bianco, l’aconito napello, la cicuta acquatica, ortense e macolata, certa pianta che dicono salsa parilla indigena e altre in gran numero, delle quali nelle composizioni dei rimedii faceasi tanto uso prima che si venisse alla semplicità attuale, nella quale il salasso vuotando il corpo del sangue lo spoglia dei mali umori, come credono…

I selvatici che pascono nei salti di Orani sono daini, cinghiali, volpi, lepri e martore, e mancano i mufioni che amano i luoghi elevati, scoscesi e ripidi, e mancano pure i cervi che si piaciono tra le boscaglie estese, delle quali ha difetto Orani.

Tra gli uccelli si possono indicare l’aquila, l’avoltojo, il grande e piccolo falcone, il nibbio, il corvo, la gru, e tra quelli di caccia il merlo, il solitario, il tordo, la quaglia, la beccaccia reale, il beccaccino, le pernici, le tortorelle, i rondoni, i tidoni, i colombi selvatici. Gli uccellini di canto usignuoli, filomene, cardellini, merli neri e gazze compiono di mattina e di sera il paese e le valli delle loro dolci armonie.

La caccia è frequente ne’ salti d’Orani spesso agitati da grosse compagnie, concorrendo a quest’esercizio ed a’ conseguenti le principali persone del paese e di altri luoghi.

Acque. In ragione della estension territoriale le acque sono scarse, e se in alcuni salti sono aperte molte fonti, in altri la terra è arida.

In prossimità dell’abitato sono cinque fonti perenni, prima quella del Cantaro, distante non più di dieci minuti, chiusa entro un piccol edificio e sgorgante da due tubi di bronzo, la quale raccolta in una vasca, dove si abbeverano i cavalli, passa in un bacino dove le donne vanno a lavare, e ridondando da questo scorre in un rivolo che serve alla irrigazione degli orti: il popolo beve da questa fonte per la maggior bontà delle sue acque; seconda quella che dicono di Nasofile; terza la Fontanella; quarta la nominata Pedde-Irvone; quinta la fonte del Convento, perchè prossima alla casa dei frati.

In tutto il territorio di Orani si potrebbe nominare tra grandi e piccole non meno di 300 fonti, tra le quali sono degne di menzione le seguenti: la fonte dello Spirito Santo, la fonte Onniche, la fonte di Pale e quella di Settearvu, di Pierporcu, del Navile, del Savucco. Nella regione di Ollini a tre ore dal paese sorge un’acqua termale minerale, della quale si è già fatta menzione.

Di tutte queste acque le più schiette e semplici sono quelle che scaturiscono nel monte di Gonari e nel ghiandifero di Littus; e di queste meritamente vantate ottima è quella che si dice de sas malaitos, perchè della medesima sentesi gran giovamento da molti ammalati.

Non troveresti nessuna acqua stagnante in tutto il territorio, se il Tirso nella regione di Ollini tra’ calori estivi e nella totale cessazione delle pioggie non interrompesse il suo corso impaludando qua e là nel suo alveo; ne’ quali laghetti prendonsi molte trote e anguille e certa specie di arselle.

 
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