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Olmedo

OLMEDO, l’Olmeto (Ulmetum), villaggio della Sardegna, nella provincia di Alghero, compreso nel mandamento di Itiri della prefettura di Sassari, e forse anticamente nel Nullauro, che fu uno de’ dipartimenti del regno di Logudoro.

Questo nome venne da qualche bosco di olmi che si trovava in propinquità al villaggio; forse or non ne resta nè un solo albero.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 39', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 45'.

Sorge il paese sull’ultimo pendio d’un facil colle, il quale protendesi verso ostro-sirocco, ed è nominato Monti rubiu (monte rosso) per il colore in cui appare.

Difeso un po’ dal levante e da’ venti vicini è esposto all’influenza degli altri, i quali temperano i calori estivi. L’aria sarebbe in ogni tempo salubre se si togliesse la causa de’ miasmi che la contaminano.

Componesi di circa sessantacinque case divise da quattro vie quasi paralelle.

Il suo territorio è tanto esteso che ne avrebbe assai una popolazione industre e studiosa del lavoro se fosse cinquanta volte più numerosa; generalmente piano con poche gibbosità, ma scarso di fonti e di grandi vegetabili.

Le sorgenti ne’ salti non sono più di sei, delle quali si nota la così detta Funtana de Idda, che trovasi in giù dal paese presso la strada di Alghero; la fonte d’Italia, di maggior bontà, ma rimota più di un miglio, dove è fama esistesse in altri tempi un popolo, e vedonsi di fatto le vestigia e rovine delle abitazioni; e la fonte del mattone che ministra acque molto salubri.

Un rivolo scorre non molto lungi, ma le acque delle grandi pioggie si ricevono e stagnano in varie concavità non lontane dall’abitato, dalle quali esala una perniciosa infezione sotto i calori estivi.

Nel suindicato rialto composto di trachiti con del calcareo secondario pascono varie specie di selvaggiume, a caccia delle quali vanno non di rado i cacciatori de’ luoghi vicini, specialmente gli Usinesi.

Popolazione. Il comune dell’olmeto componesi di 64 famiglie, nelle quali sono anime 375, distribuite (anno1843) in maggiori d’anni 20 maschi 115, femmine 130, e in minori maschi 75, e femmine 65.

Nascono all’anno 18, muojono 14.

La principale occupazione è l’agricoltura, della quale però poco si giovano, perchè vivono meschina-mente entro squallidissimi tugurii. La miseria della condizione non è nascosta pure a chi vi passi in viaggio.

Le malattie dominanti sono infiammazioni di petto e febbri terzane, queste perniciose alla prima età, quelle agli adulti. Cura la salute un flebotomo.

Agricoltura. Comechè in gran parte il territorio sia sabbioso produce assai se ben lavorato e se la stagione favorisce.

I numeri ordinari della seminagione sono starelli 175 di grano, 60 d’orzo, 20 di fave e 15 di lino. Il prodotto è del 10 pel frumento, del 15 per l’orzo, del 10 per le fave, e si possono ottenere circa 150 libbre di lino.

Le vigne poche e mal coltivate, rendono scarso e mal frutto nella vendemmia.

I fruttiferi sono pochissimi, e tra questi i più ficaje. Invece degli altri frutti deliziosi che mangiano i loro vicini, essi hanno i fichi d’India che sottraggono a’ loro porci.

Si numerano presto le tanche, che dicono, ma tra le poche si può indicarne una che equivale a molte, perchè non si circuisce a passo ordinario in meno di tre ore, spettante al barone e dal medesimo data in affitto per il bestiame del paese e d’altri luoghi.

Pastorizia. I salti dell’Olmeto sono abbondanti di buoni pascoli, e potrebbero nutrire moltissimo bestiame; ma quei del paese che poco aman l’agricoltura non sono grandi partigiani dell’arte pastorale.

Nel bestiame manso de’ medesimi si possono numerare buoi per l’agricoltura 64, cavalli 20, giumenti 40, porci 25.

Nel bestiame rude, vacche 160, cavalle 50, capre 1200, pecore 1500.

Il formaggio è riputato per bontà a cagione dei pascoli ottimi, e in parte vendesi con le lane e le pelli agli algheresi.

Religione. La parrocchia dell’Olmeto governata da un solo prete, che ha il titolo di rettore, è sotto la giurisdizione del vescovo d’Alghero.

La chiesa unica in cui si fanno gli ufficii divini è sotto l’invocazione della Vergine d’Italia, o Talia, piccola così che nè pur basta ai pochi abitanti, senza sacristia, sprovvista di necessari arredi, e squallida come ho detto che eran le case.

Il cemiterio aderente alla medesima è in pessimo stato, e dai cadaveri mal sepolti esala spesso un insopportabile fetore.

Nuraghi. Se ne numerano sette, i più in gran parte distrutti. È osservabile il più prossimo al paese, che dicono Nuraghe-mannu.

 
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