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Ollastra-Usellus

OLLASTRA-USELLUS [Albagiara], villaggio della Sardegna nell’antico dipartimento di Parte Usellus, che era uno de’ cantoni del regno arborese, ora compreso nella provincia d’Isili, e nel mandamento d’Ales della prefettura d’Oristano.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 47', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 15'.

La situazione è in mezzo la valle tra il monte Arci e la gran giara di Marmilla presso alla sponda sinistra del rio d’Uselli in esposizione ai venti di mezzogiorno e di settentrione e di greco, in luogo assai caldo d’estate, umidissimo nelle stagioni piovose, e un po’ freddo nell’inverno, dove siede talvolta una crassa nebbia perniciosa, cade spesso la neve e versano non rare le tempeste grandine e fuoco. L’aria è veramente insalubre dalla fine di maggio all’autunno ben innoltrato, e i passeggeri devon andar con attenzione come in questa, così nelle altre parti della valle usellitana per scansar le febbri, che possono essere mortifere.

Il paese è diviso in quattro vicinati, come dicono, uno appellato di S. Pietro, l’altro di Planu-Ibba, il terzo Pinna Fiscura, il quarto Su Forraxi.

Popolazione. Questo comune componesi di circa 88 famiglie, le quali hanno complessivamente anime 320, distribuite in maggiori maschi 98, femmine 100, e minori maschi 58, femmine 64.

Le medie del movimento danno nascite 16, morti 13, matrimoni 3.

Le malattie più frequenti sono infiammazioni d’addome, ostruzione, febbri intermittenti e perniciose.

Nelle diverse professioni si numerano agricoltori 90, pastori 10, e applicati a vari mestieri 16: le donne lavorano in 74 telai.

La scuola primaria non suole avere più di 6 fanciulli. Il totale di quelli che san leggere e scrivere non sorpassa i 15.

Il consiglio comunitativo componesi di un sindaco e due consiglieri.

Generalmente i luoghi sono piani, nè vi è altra eminenza da indicare che quella che dicono Serra de’ sa Piara difficile per la salita, dove non pertanto molti lavorano e seminano.

Agricoltura. Nel territorio d’Ogliastra è coltivata (nelle due vidazzoni) un’estensione di terreno di circa 1600 starelli, a vigna 90, a orto 6, e resta incolta per prato una superficie di circa 270 starelli.

Si seminano annualmente starelli di grano 520, d’orzo 80, di fave e legumi 100.

La forza del terreno è notevole e la produzione considerevole, se non sieno contrarietà alla vegetazione. Ordinariamente si ha per uno il 10 dal grano, l’8 dall’orzo, il 15 dalle fave e da’ legumi.

Anche alla vite è propizio il clima. Tra le molte varietà che si curano può indicarsi la malvagia e la vernaccia che sono più comuni. La vendemmia può dare 10,000 quartare e un mosto di non poca bontà. Consumasi tutto nel paese.

Le piante fruttifere non sono coltivate con studio, ed il numero delle medesime non è gran fatto considerevole. La specie più sparsa sono gli olivi, ed è quella parimente che meglio alligna: nonpertanto gli Ollastrini badan poco a’ suoi preziosi frutti, e potendo allargar questa industria per la grandissima quantità degli olivastri che nascono sul territorio gli infingardi non se ne dan pensiero contenti di avere il semplice necessario.

Le terre che in tutta l’area sono chiuse (cungiadus) non comprenderanno più di 400 starelli. Esse si soglion coltivare a cereali, e son poche quelle che si abbiano per il nutrimento del bestiame domito.

Bestiame. I buoi per l’agricoltura possono sommare a capi 100, le vacche manse a 30, i cavalli 20, i giumenti a 75, i quali pascolano nei prati, nei chiusi e nelle terre incolte.

Di bestiame rude si hanno vacche 45, capre 150, pecore 800. Il formaggio serve al paese, gli altri prodotti si vendono.

Il selvaggiume grosso manca, e non si trovano da’ cacciatori che lepri, conigli e volpi; però le pernici sono in numero, e parimente le quaglie e le beccaccie nella solita stagione.

Religione. Questo paese è compreso nella diocesi d’Ales o Usellense, ed è governato nello spirituale da un prete che fa le veci del canonico prebendato.

La chiesa maggiore è intitolata dal martire s. Sebastiano, la minore che trovasi all’estremità del paese dedicata all’apostolo s. Pietro, presso alla quale è il cimitero.

Si festeggia con solennità nell’1 d’agosto per s. Pietro e nel 27 settembre per s. Lussorio. In questa si dà lo spettacolo della corsa e concorrono molti forestieri.

In questo territorio non sono da notare altre antichità, che quattro norachi, de’ quali rimane poca parte essendo quasi totalmente distrutti.

 
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