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Nurri

NURRI, villaggio della Sardegna, nella provincia e prefettura d’Isili, capo luogo di mandamento con giurisdizione sopra Orròli e Villanova-Tulo, già compreso nella curatoria di Seurgus del regno Pluminese.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 43', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 7' 30".

Siede nella falda occidentale del Corturas colle conico con circonferenza alla base di circa 6 miglia, però protetto da’ venti del levante ed esposto agli altri, ma non a tutti egualmente per i ripari che sorgono in alcune parti, e fondasi sopra uno strato delle materie eruttate dal vulcano, del quale sono ancora permanenti le traccie sulla sommità della eminenza a distanza di men di un miglio.

Quivi passa la via regia che mena nell’Ogliastra traversando il Flumen-Dosa sopra un ponte di pietra costrutto a spese del comune nel 1753 sotto la direzione dell’architetto Giuseppe Dessi di Cagliari.

Il termometro levasi nell’estate a 27 e 28°, nell’inverno oscilla fra’ 12° e 0° secondo i venti che dominano. Di rado discende più sotto, e allora il ghiaccio che formasi nella notte non ispessisce mai più di un dito, nè il nevazzo dura più di otto giorni solitamente non più alto di due spanne, avvenendo solo a lunghi tratti di tempo che lo strato sia denso un metro e più.

Nella primavera e l’autunno per la prossimità del Flumendosa la nebbia spargesi sopra il suolo, e assai crassa nella mattina e nella sera, e accade che il sole non la possa diradare e resti l’aria intorbidata uno o più giorni. Quando la stagione è calda sogliono di tanto in tanto sopravvenire dei temporali di grandine e fulmini, e la grandine fa talvolta gravi guasti.

L’aria di Nurri potrebbe essere più salubre e pura se si togliessero tante sorgenti di miasmi, quante sono ne’ letamai che si ammucchiano all’orlo del paese e dentro, come pure ne’ pantani de’ cortili.

Pochi benestanti fanno esportare l’immondezze delle stalle e delle case sulle loro terre, tutti gli altri le gittano ne’ luoghi indicati, dove poi si appiccia il fuoco per consumarle con grave molestia al senso dal fumo ingratissimo che si sparge intorno.

Devesi qui dire che nulla sia più pernicioso della peste dei cadaveri, la quale sentii nella parrocchia, dove a dispetto della proibizione si seppellivano i cadaveri, e nella cappella di s. Ambrogio dove si portavano i corpi morti de’ poveri e degli orfanelli, i quali vi restavano insepolti; perchè non potendosi aprir fossa nella roccia su cui è la chiesetta, altro però non si faceva, che gittare alcuni pugni di terra, quanto bastavano a coprirli alla vista.

Nella costruzione delle case di questo paese è adoperata solamente la pietra, e si opera secondo il disegno delle case de’ villaggi del Campidano con cortile e loggie avanti, orticello a dietro, e vari appartamenti per gli ospiti, la famiglia, la cucina, il magazzino ecc., come poco fa abbiam notato descrivendo Nuraminis. Le vie sono irregolarissime, storte, disugualmente larghe, aspre e in alcuni tratti pantanose d’inverno.

Territorio. La superficie del nurrese si può computare non molto maggiore di miglia quadrate 26. A levante ha per limite il Flumendosa, a settentrione il Carrullo, a ponente il primo de’ rivoli del fiume Molargia. L’abitato è presso al limite australe in vicinanza di Orroli.

Questo territorio è compreso in mezzo alla distrutta superficie del grande altipiano, del quale il monte Cardiga è una delle parti maggiori, e restano ancora visibili alcuni frammenti nel dorso orizzontale delle varie eminenze che sorgono intorno, le quali siffatte eminenze spianate che ne’ luoghi a ponente diconsi giare (jaras), qui come pure nell’alta Ogliastra sono dette tacus. Indicherò poi il monte di Baraxedu in via di Mandas ne’ limiti di questo con Donnigala.

I tacus nurresi sono, 1.º il taco di Gùzzini, 2.º il taco deis Cangialis, 3.º il taco de planu de muru, 4.º il taco de Correli. Il primo ha miglia cinque nella circonferenza del piano; il secondo ha la piattaforma lunga un miglio e mezzo, ma poco larga; il terzo rotonda e piccola; il quarto è un terrazzo lungo circa 3 miglia e largo come il 3.º da 3 a 400 passi.

Tra queste eminenze apresi un largo piano solcato di piccole valli, irrigate da più fonti e da ruscelli. A levante è poi la gran valle del Dosa.

In questa contrada sono molto sparse le produzioni vulcaniche e le pietre delle macine, cui i nurresi porgono a tutto il Campidano; abbonda la roccia calcarea, e l’arenaria fina per pietre da ruotare, e trovansi marmi assai bianchi, diaspri, argille di gran pregio, terre che darebbero un’ottima majolica, ocre gialle, rosse e di altri colori, e diversi minerali anche in siti non molto distanti dal paese, de’ quali nè dispendiosa sarebbe l’escavazione per la piccola profondità in cui sono, nè difficile la fusione per l’abbondanza delle legne, essendosi riconosciuto lo zolfo, il vitriolo, il bismuto, il piombo e il rame.

Le acque sono abbondantissime in questo territorio se si eccettui la regione prossima a quel di Doni-gala, dove è una sola fonte. Indicherò le principali sorgenti che fan rivolo: Sa mitza frida (fontana fredda); Funtana de’ su tuvu; Funtana de’ sos alinos; Funtana Porru; Funtana de’ su Coloru; Sa mitza de sas porcarjos, e tante altre che scaturiscono tutte dalla falda del Guzzini, e ministrano acque fresche e leggiere, parte delle quali si versa nel rio Carrullo, piccolo influente del Dosa, parte nel Molargia, altro tributario dello stesso fiume.

Delle altre fonti che sono in altre regioni nominerò la fontana Senussi presso la via di Mandas, la Terrabra prossima al paese, la fontana di Reigi a piè del colle del villaggio, e la fonte comune nell’estremità del paese, dalla quale sgorga un’acqua di gran bontà abbondante e tepida nell’inverno, un po’ scarsa ma molto fresca nell’estate.

Fiumi. Dalla suindicata fontana degli alni comincia un rivo dello stesso nome che scendendo cresce per frequenti acquisti, e maggiormente quando riceve il Riomanno proveniente dalle scaturigini che sono nella pendice del colle del paese contro maestro. Il fiume che formasi dalle loro acque dopo percorsa la valle di Nurri si unisce al fiume di Serri, e col nome di Rio Molargia scorre verso ostro-sirocco al Dosa.

Il Carrullo, che ha sua origine nel Sarcidano e cresce da alcune acque del Guzzini, tra le quali la Mitzafrida, e quella de’ Porcari con altre dieci o dodici che son prossime.

Non sono nel territorio altre acque ferme che le raccolte nella Piscina di Cucuru de domos, presso il paese. Nè pur nella grande estate si dissecca in tutto.

Boschi. I principali sono quelli di Planumuru nelle pendici e falde del monte fino al fiume Dosa, per il quale è separato da’ boschi della Barbagia, e quello di Guntrugioni alla pendice del taco deis Cangialis sopra un luogo di roccie rosseggianti molto aspre. Il primo è assai maggior del secondo, e abbondante più di lecci, che di quercie: gli alberi non sono tutti in buono stato per i tagli irregolari finora permessi, nè la selva sempre continuata per causa degli incendi. I frutti non sono per i soli porci rudi, perchè quanti hanno majali vanno a raccoglier ghiande, e ne fanno gran consumo le vacche e le capre.

 
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