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Nureci

NURECI, villaggio della Sardegna nella provincia d’Isili e nel mandamento di Senes, della prefettura d’Oristano, e in altri tempi uno de’ componenti della curatoria di Parte Valenza del giudicato di Arborea.

È situato geograficamente nella latitudine 39° 49', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 9'.

Siede entro un cratere tra varie eminenze, le quali lo proteggono da molti venti, non dalla tramontana, levante ed austro, e vi si dee però soffrire dal calore, dall’umido e dalla nebbia, che non è sempre innocente a’ vegetabili ed agli animali. L’aria, come quindi si può dedurre, non è in ogni tempo sana.

La superficie territoriale si computa di circa venti miglia quadrate, ed è rilevata qua e là per considerevoli gibbosità.

Intorno al paese sono cinque colline, la prima che dicono Pomponissa, la seconda di Nuragi, la terza di Muru Cubellu, la quarta Planu-Irba, la quinta Planu de Monti. Più lungi sono altre eminenze, una nella regione denominata Ginerri, da sulla quale spazia l’occhio in un vasto orizzonte, un’altra in Planu-Ollastu, una terza in Urrieli.

Le acque sono scarse, pochissime le fonti, e da notarsi sole quattro, una che dicono Funtana de susu, l’altra Orxia, la terza di Genadas, l’ultima di Magumadas, delle quali le due prime, onde bevono gli abitanti, sono perenni e copiose.

Il territorio non è però solcato da rivi di continua corrente; ma alla parte di levante è bagnato per una linea di circa 5 miglia dal fiume, che dicono Imbessu,

o Inversu, cioè ritroso, perchè ne’ suoi errori spesso dopo alcuni passi in avanti ne fa altri indietro. Il suo letto riempiesi talvolta repentinamente per le pioggie cadute sulle terre alte di Nuralla, la corrente freme e non si può guadare, ma devesi varcare sopra alcune travi distese fra due rupi per passaggio a’ pastori e agli altri che vogliono andare nella montagna ghiandifera e terre prossime. In nessuna parte si fermano le alluvioni.

Il selvaggiume non è tanto frequente, quanto ne’ prossimi territori; tuttavolta i cacciatori tornano soventi con qualche daino, con alcuni cinghiali, prendono conigli e lepri, e tra i volatili, pernici e merli.

Agricoltura. Le terre di Nureci rispondono, se il cielo sia benigno nell’innaffiare i lavori, a’ desideri de’ coloni.

Le semenze diverse sono sparse nelle seguenti misure; starelli 600 di grano, 100 d’orzo, 50 di fave e 25 di altri legumi; e la moltiplicazione comune del grano si può determinare al 10, quella dell’orzo all’8, quella delle fave ad altrettanto ecc.

Di lino se ne semina tanto, che ordinariamente sono raccolte mille libbre di fibra.

Il vigneto è piccolo, e il mosto di bontà minore, che si riconosce in quello de’ paesi vicini, e così non solo per la mala scelta del terreno, ma ancora per la poca intelligenza de’ manifattori.

Il prodotto della vendemmia non suole sopravanzare le ducentoquaranta marigas, anfore, che tutte si consumano nel paese senza bruciarne alcuna parte per acquavite. Si hanno otto varietà di uve.

Le piante fruttifere non sono nè in gran numero, nè di molte specie; quello forse non è maggiore di tre migliaje, queste si ristringono a noci, mandorli, susini, fichi, peri e pomi.

Sono in questo territorio predi chiusi 185 tra vigne e tanche, e possono complessivamente comprendere circa 500 starelli; il che è una piccola frazione di tutta la superficie, e significa che le tanche sono comunemente piccole.

Due sono le regioni boscose, una nominata di Ladus, dove tra il bosco frequente gli alberi ghiandiferi sono ancora giovani, e tienesi a pascolo il bestiame manso; l’altra che dicono Montemannu de Turrigas è ingombra di lecci e di quercie annose. L’area d’ambe insieme si può determinare di starelli 500.

Pastorizia. Non è questa tanto estesa quanto potrebbe essere per la grandezza de’ pascoli. Il numero ordinario delle varie specie può tenersi quale qui si nota.

Bestiame manso, buoi 250, cavalli 35, giumenti 120.

Bestiame rude, vacche 50, capre 400, porci 300, pecore 1000.

I buoi pascolano nei prati chiusi e ne’ vacui delle vidazzioni; le pecore in qualche stagione entrano nel prato, le capre nel paberile e ne’ salti fuori delle vidazzoni.

Il formaggio lodasi per la bontà; ma per la sua piccola quantità non se ne manda nel commercio.

Popolazione. Nel 1839 si numeravano in Nureci in famiglie 110, anime 455, maggiori d’anni 20 maschi 128, femmine 115, minori maschi 117, femmine 95, ed era la media delle nascite 15, delle morti 9, de’ matrimoni 3; l’ordinario corso della vita a 60 anni, la quale frequentemente cede per coliche e dolori laterali.

Nel censimento del 1678 in occasione del parlamento di s. Stefano, Nureci avea 129 fuochi.

Dopo le professioni dell’agricoltura e della pastorizia, i mestieri particolari appena complessivamente comprendono 15 persone.

Il telajo è quasi in ogni casa e opera per la provvista della famiglia.

Alla scuola primaria non vanno che quattro fanciulli.

Religione. I nurecini sono nella giurisdizione del-l’arcivescovo d’Oristano; la parrocchia è amministrata da un rettore assistito da un altro prete.

La parrocchiale è intitolata dalla santa v. m. Barbara.

Le chiese minori sono due, una all’estremità del paese, ed ha nome dal m. s. Sebastiano, cui si eresse in monumento del passato pericolo da quelli che sopravvissero alla mortalità della peste; l’altra in distanza di mezz’ora verso austro nella regione di Genadas, ed è appellata dalla N. D. d’Itria.

Le principali solennità accompagnate da pubblici divertimenti, e talvolta con spettacolo di corsa, sono per la titolare della chiesa maggiore e per quella di Genadas.

Genadas. Era questa un’antica popolazione, la quale per le continue vessazioni che pativa dalle masnade de’ malviventi, che saccheggiavano le case e si portavan via le fanciulle, lasciò l’antica sede sulla gran via, e andò in Nureci non già fondando il paese di questo nome, ma accrescendolo. Il tempo, quando accadde questa trasmigrazione, non è definito, ma perchè di Genadas esistente non resta indizio in nessuna carta antica, però è lecito congetturare assai lontano questo fatto, e forse da riferirsi al sec. XIII o XIV, e supporre in quegli invasori i barbaracini.

Nuraghi. Sono nel territorio di Nureci tre di coteste costruzioni, una che dicono di Planu des Monti, l’altra in modo semplice Nuragi, la terza Perdonadas, delle quali restano appena le parti più basse.

 
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