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Nuragus

NURAGUS, villaggio della Sardegna, nella provincia d’Isili, compreso nel mandamento di Laconi, della prefettura di Oristano, ed uno de’ comuni componenti l’antica curatoria di Parte Valenza del Giudicato d’Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 46' 30" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 6'.

Siede nella valle tra la Giara di Gesturi e il Sarcidano, più prossima però alla prima, e da questa protetta dal libeccio e i suoi collaterali più che per il pianoro del Sarcidano non sia dal levante e suoi viciniori, e gode di una mediocre temperatura nell’estate e nell’inverno.

Le pioggie rarissime nell’estate sono frequenti nelle altre tre stagioni, le nevi nell’inverno di poca durata, i temporali di rado dannosi, la nebbia quasi sempre innocua. L’aria ne’ tempi estivi ed autunnali se non è ben pura non si può dire veramente insalubre, massime se il flusso dell’atmosfera sia dalla casa del borea.

L’area del territorio di Nuragus si calcola contenere miglia quadrate 36, ed essendo quasi tutta nel campo, dove vedonsi pochi e piccoli ondeggiamenti, eccettuato il colle che ha sotto il sirocco a un miglio e mezzo; però scarseggia di acqua, nè si possono indicare fonti perenni degne di menzione, e mancano i boschi, come è generale nelle pianure dell’isola pur nelle parti che non sono coltivate.

Scorrono in questo territorio alcuni rivoli, quello della Giara e quello che ha origine dal Sarcidano, ed è principio del Botrani che altrimenti dicono Caralita. Il primo che nasce presso il paese, si versa nel secondo dopo piccol corso. Non si può indicare alcun luogo, dove stagni l’acqua de’ torrenti.

Il selvaggiume è raro anche nelle falde delle Giara, e quelli che aman la caccia non possono predar altro che conigli e pernici.

Popolazione. Il comune di Nuragus componesi di circa 250 famiglie, e di anime 1000, e si computa compensativamente che all’anno accadono nascite 35, morti 22, matrimoni 7. La vita in rari si prolunga oltre i 60 anni, in rarissimi dopo i 70; e le malattie più frequenti sono le pleuriti.

Che non sieno applicati all’agricoltura sono pochi, i quali o pascono i branchi, o esercitano i mestieri di fabbri ferrari, scarpari, sartori, muratori, falegnami,

o sono letterati, come si usa qualificare quelli che andarono alle scuole, e sdegnano di adoprarsi nelle professioni meccaniche.

Le donne fanno suonare ogni giorno il pettine sul telaio in ogni casa lavorando per la famiglia e per il commercio la lana e il lino.

Nella scuola primaria mostrasi a leggere e scrivere a circa 25 fanciulli.

Agricoltura. Il terreno è ottimo per tutto, e quando vengono tempestive le pioggie e non nuocono altre materie allora si hanno copiosissimi prodotti.

I numeri ordinari della seminagione sono starelli di grano 1200, d’orzo 200, di fave 250, di ceci 60, i quali si moltiplicano quando più quando meno secondo le benigne o maligne influenze atmosferiche.

Per deficienza d’acque irrigatrici non si coltivano le specie ortensi, che in piccolissimi tratti per l’uopo delle primarie famiglie.

La coltura del lino è poco considerevole e la somma del prodotto non supererà le trenta cantare di fibre.

Il vigneto vedesi assai prospero con grappoli assai variati. Il frutto suol essere copioso, il mosto in gran parte nero, e il vino di bontà più che mediocre, del cui superfluo la maggior parte si vende ne’ circostanti paesi, il resto si versa ne’ lambicchi.

Anche la qualità delle frutta è pregievole, ma il numero degli alberi è assai ristretto, quale è parimente quello delle specie, che sono peri, susini e pomi. La cultura degli olivi e de’ gelsi non si è ancora incominciata.

Dopo l’editto che permise la chiusura delle propretà si sono cinte tante terre che equivarranno a un decimo dell’area territoriale; ma vedendosi l’utile della perfetta proprietà crescerà il numero delle tanche e il numero de’ grandi vegetabili, ora rarissimi.

Pastorizia. È negletta e indarno si possedono tanti salti incolti. In questo non pascolano che da tre mila pecore, dalle quali si ha un formaggio di mediocre qualità.

I buoi inservienti all’agricoltura non sono più di 450, e hanno copioso nutrimento nel prato e nelle tanche.

Religione. La parrocchia di Nuragus dipende dalla giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano, e si amministra da un parroco, che è vicario, assistito da un solo coadiutore.

La chiesa principale è nominata da s. Maria Maddalena penitente, nella quale sono conservate le reliquie di due corpi, che si credono de’ santi martiri Lucio e Armato, ma non sono proposti alla venerazione de’ fedeli, perchè non consta autenticamente che sieno tali.

Delle chiese minori una è intitolata dal profeta s. Elia, distante in circa un’ora dall’abitato; l’altra da s. Stefano assai prossima all’abitato, intorno alla quale è chiuso il camposanto.

Le feste popolari con pubblici divertimenti e corsa di cavalli sono per s. Maria Maddalena e per s. Elia. Nella seconda si celebra una fiera.

Antichità. Sono intorno al paese sette nuraghi, ed è probabile che da tal circostanza siagli venuto siffatto nome, con cui è conosciuto. Sono essi distinti co’ nomi seguenti, di S. Milanu, de Turri, de Seraigu, de Corti Larenziu, de Genoni, de S. Stefani, de Truxiu; de’ quali i maggiori per mole sono il primo e quello di Genoni.

Vedonsi in tre luoghi del territorio vestigia di antiche popolazioni, in Porta Coni, in s. Elia, e nel sito che dicono Valenza, dove la tradizione indica un’antica città, che nel tempo che i Barbaracini facevano guerra feroce contro i popoli Sardi gementi sotto la dominazione dello straniero fu da’ medesimi rovesciata. Questa Valenza, che diede suo nome al dipartimento, dovette senza dubbio essere stata seggio del curatore del dipartimento.

In questi luoghi indicati, come già popolati, trovansi molte sepolture, medaglie, e varie opere di creta, piatti, lampadi ecc.

Da Nuragus sono a Isili miglia 4, a Nurallao poco più di 2, a Genoni 1 3/4, a Laconi 5 per vie difficili nell’inverno per il fango, e la prima delle indicate rotta del fiume Botrani.

 
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