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Nulvi

NULVI, borgo della Sardegna, nella provincia e prefettura di Sassari, capo-luogo di mandamento e del principato di Anglona, e antico dipartimento del Logudoro.

Il suo nome antico Nugulbi riscontrasi in molti documenti del medio evo; la sua antichità è di molto superiore a quanto suppongono alcuni che lo voglion colonia d’Orria e di Chiaramonte.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 46' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari di 0° 22'.

Il territorio nulvese è assai esteso, e forse non minore nell’area di miglia quadrate 30; il paese ben situato in rispetto delle più parti del suo agro alla comodità degli agricoltori: un tratto però del medesimo si avanza sino ai territori dell’antica Bisarcio o Castra, dove si sparse molto sangue e da’ nulvesi che volevano difendere i loro diritti, e dagli ozieresi che volevano farsene padroni.

Una gran parte di questa superficie è montuosa; non pertanto la cultura è facile anche sulle pendici di colli. L’eminenze principali sono quella che dicono monte Almo, sulla cui sommità è posta la cappella dedicata alla B. Vergine nella sua natività; quindi il monte Scopa dal cui vertice lo sguardo stendesi a grande distanza e comprende bellissime scene, di montagne, di valli, di fiumi, e quella del mar torritano, del-l’Asinara e della Corsica; e dopo questo il monte di s. Lorenzo, dove è il serbatojo delle fonti, di cui servesi il Comune; ed il monte Ventoso verso greco di considerevole elevazione.

Non si scarseggia di acque, e in ogni parte vedonsi delle sorgenti, che persistono vive anche sotto i grandi calori nel tempo della siccità. Solo presso al paese le fonti sono poche e poco abbondanti, e diventò povera la principale, da cui bevevano tutti, dal tempo che si tentò di migliorarla e di raccoglier tutta l’effluenza. Forse ne’ lavori si è otturata qualche fauce, e quindi avvenne che la spesa fatta a buon fine per la poco intelligenza di chi ordinò i lavori siasi riconosciuta di grave danno. Ora le famiglie devon mandare in diverse parti per provvedersi. Le altre fonti più notevoli sono le appellate Spada, Carchinada, Funtana Gua e Funtana de litu, dalla quale derivano acque di gran leggerezza e in molta copia. Da queste ed altre fonti formansi vari ruscelli.

Popolazione. Tra’ paesi vicini distinguesi la terra di Nulvi per migliori costruzioni, e per la più parte delle vie selciate: solamente è a desiderare che il sentiero, per cui entrasi da Sassari, sia più curato e men fangoso nell’inverno.

Nel 1840 erano in Nulvi, maggiori maschi 590, femmine 680, minori d’anni 20 maschi 890, femmine 879, totale anime 3239 in famiglie 725, nelle quali nascono annualmente 110, muojono 60, e si fanno 20 matrimoni.

Le malattie più frequenti sono, le infiammazioni nell’inverno e la primavera, le periodiche, e soventi le perniciose, le gastrico-nervose nell’estate e l’autunno. Patiscono molti il reumatismo, e vuolsi cagione di questo la troppa umidità, alla quale si attribuisce pure che gli abitanti in là de’ 30 o 35 anni diventino calvi.

Le principali professioni l’agricoltura e la pastori-zia sono esercitate, la prima da individui circa 1200, la seconda da 400.

I mestieri di falegname, ferraro, muratore e scarparo avranno circa 110 persone, le quali lavorano non solo per i nulvesi, ma ancora per altri del Principato d’Anglona. In paragone con gli artigiani degli altri paesi questi di Nulvi sono molto meno rozzi.

Clima. Nell’inverno il freddo è assai sentito, e perchè è insieme umido pare che penetri nelle ossa; nel-l’estate il calore è di rado molesto. Dominano più degli altri i venti dalla parte settentrionale, e talvolta spiegano tanta forza da rovesciar l’uomo; le tempeste causano frequenti danni, e parimente le pioggie troppo abbondanti e le nebbie. I seminati patiscono da queste, e ne hanno pur nocumento le uve e le frutta che non possono bene svilupparsi a maturità ed acquistano un sapore disgustoso; il gelo fa da altra parte gravi guasti. Nevica due o tre volte all’anno, ma in pochi giorni la terra resta tutta discoperta.

Uccelli. Quasi tutti i volatili conosciuti nell’isola sono nel territorio di Nulvi; ma in poco numero quelli di rapina. Le quaglie, le pernici e i merli, occorrono assai frequenti.

Selvaggiume. Il cacciatore qui non trova nè mufioni, nè cervi, nè daini, ma soli cinghiali, lepri e volpi. Le caccie non sono rare.

Non mancano altre arti, ma in esse sono occupati pochissimi.

Noteremo dopo questi a compire la parte personale, famiglie nobili 13, che avranno maschi 26, femmine 31, impiegati civili attivi 4, militari 6, preti 20, frati 25, procuratori 4, notai 10, medici 2, chirurghi 2, flebotomi 2, farmacisti 4, negozianti 10.

Si possono annoverare 540 famiglie possidenti.

La scuola primaria può avere 35 fanciulli; per progredire poi nella grammatica latina, alla quale i più si volgono, non mancano maestri fra’ molti che ritornarono dal ginnasio o dalla università di Sassari a non far niente nel paese, se non debbano attendere ai loro beni.

Vige qui, come in altre parti, l’antico pregiudizio, che i letterati, cioè quelli soventi che appena san leggere e scrivere, non possono senza degradarsi adoperare le loro mani in nessun arte meccanica e trattar la zappa. Sono questi oziosi il gran flagello dei paesi; essi vanno d’una in altra parte a vedere, a udire, a suggerire, a riferire, a far sottomani; onde poi nasce discordia fra gli amici, turbamento nelle famiglie, pericolo ai calunniati e molestia al governo.

Le donne non fanno molta fatica; i telai sono pochi, e le tele e i panni men del bisogno delle famiglie.

La pubblica beneficenza poco considerevole finora nelle più parti della Sardegna qui è ancora iniziale, ed è però giusto che si nomini D. Marietta Delitala, e D. Paolo Puliga, che legarono una tenue somma (l. n. 100) per le fanciulle da marito. Si fan le sorti nella solennità del cuor di Gesù, e poi nella festa della Vergine assunta. Le prime devono nominare una che sia per maritarsi; le seconde non hanno questa condizione.

In Nulvi è stabilita una stazione di cavalleggieri, e un certo numero di soldati del corpo-franco comandati da un uffiziale; forza che in certi tempi sentesi minor dell’uopo, principalmente quando i vicini sedinesi si adunano in grosse squadriglie.

La milizia dell’Anglona (una compagnia di battaglione) ha il capitano in Martis, il tenente in Chiaramonte, l’alfiere in Nulvi. Il contingente nulvese è d’uomini 45.

Poche notevoli differenze sono nel vestire dei nulvesi dalla foggia dei paesi vicini.

Nel duolo gli uomini portano il giubbone nero, lascian incolta la barba, e vanno incappucciati anche d’estate; le donne poi sopra il fazzoletto nero con cui han coperto il capo pongono un grembiale o bianco

o giallo, secondo il grado di parentela.

Usano ancora le vesti di duolo le mogli e le figlie di coloro che sono soffrendo una grave sentenza p.e. di lavori forzati, e nol depongono prima che essi siano restituiti in libertà. Per la morte dei mariti o d’altri parenti assai stretti protraggono assai il duolo; il compianto è più nei lamenti e nelle strida, che nelle lagrime e nei sospiri; e quando disgraziatamente portasi in casa alcuno ucciso, esse vanno scarmigliate e ululanti dietro la bara.

La principale delle ricreazioni è la danza, e sono frequenti li scambievoli conviti.

 
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