Nule

NULE, villaggio della Sardegna compreso nel distretto di Bithi della prefettura di Nuoro. Era parte del Montacuto, antico distretto di Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 27', e nella longitudine orientale di Cagliari 0°, 3'.

Sorge sopra una pendice, che ha intorno un’ampia prospettiva, ed è dominato da’ venti, non già dalla parte di sirocco, e di levante per il riparo di terre elevate.

Il territorio de’ Nulesi stendesi nelle più sue parti su larghi valloni, ed ha poche eminenze notevoli.

Le sorgenti non sono in gran numero, e tra esse degna di nota quella di cui servonsi i popolani, a cinque minuti di distanza, leggera e fresca, presso cui possono indicarsene altre sette, delle quali si fa uso per i lavori e gli orti; quindi quella di Torosìle assai abbondante e di buona qualità, a mezz’ora dal paese; in terzo luogo quella che dicono S’abba de’ s’elighe (l’acqua dell’elce), ed è ben conosciuta per sua bontà ed abbondanza; ultima sa funtana dess’iscala in sulla via da Nule a Benetutti, donde quelli di questo luogo attingono nell’estate.

Nell’inverno si formano molte paludi, dove frequentano varie specie di uccelli acquatici; ma svanisce l’acqua sotto i calori dell’estate, e da pochi luoghi possono esalare miasmi a infettar l’aria.

Le terre Nulesi sono traversate dal Tirso, e dal rivolo denominato de’ sos campaneddos (de’ campanelli), che nasce entro il circondario, e scorre nella valle di simil nome in distanza di mezz’ora di cammino discendendo per influire nell’anzidetto, da un altro che ha sua origine dalla fonte Berosunniunni, e scorrendo all’altra parte del comune va a gittarsi nel fiume Canargiu, derivato dalla copiosissima fonte di Terrasole nel territorio d’Oruni.

In queste acque si colgono ottime anguille e trote, e abbondano le testuggini, delle quali non si fa alcun uso.

Quasi tre quarti del Nulese sono chiusi, e le cinte patirono poco danno nella sedizione contro le tanche, perchè i possessori concedettero allora qualche cosa a’ sollevati. In questi predii si semina, si introduce a pastura il bestiame, e nella stagione vi si ingrassano de’ porci da’ frutti delle quercie. Nella parte non chiusa vi è un tratto dove vegeta gran numero di questi alberi frammisti a pochi soveri e lecci. Questa selva è una porzione di quella di Osidda e di Pattada.

I cinghiali sono in gran numero, i daini rari; frequenti le volpi, le lepri, le martore, le donnole; pari-mente le pernici, le tortorelle e gli altri uccelli gentili e comuni nell’isola.

Il termometro si abbassa nell’inverno anche sotto il zero, nell’estate può ascendere talvolta a’ 27°, perchè l’ordinaria temperatura è piuttosto mite. Vi nevica con frequenza, e la terra restò in qualche anno coperta dal nevazzo per tre mesi; la nebbia ingombra soventi sino che elevisi dal sole; la pioggia cade abbondante, e nell’estate vien giù con grave danno la grandine. L’aria è generalmente salubre.

Popolazione. Nel 1840 erano in Nule individui maggiori di anni 20, uomini 399, femmine 384, minori maschi 258, femmine 310, in totale anime 1351 in famiglie 345. Le nascite annuali posson sommare a 50, le morti a 30, i matrimonii a 13.

De’ Nulesi sunnumerati 260 sono applicati all’agricoltura, 230 alla pastorizia, 35 a’ mestieri, 10 al negozio, quindi restano tanti oziosi quelli che san leggere e scrivere, e non possono dar opera all’agricoltura senza degradarsi dalla loro dignità. Ma se non fan bene fanno altro.

Le donne si occupano a filare e tessere tele e pannilani per i bisogni della famiglia e per commercio con Ozieri e paesi vicini. Le più belle coperte che vendono i cillonari genovesi sono da Nule. Le donne orunesi non producono tessuti di tanta bontà.

La scuola primaria sarà frequentata da circa 18 fanciulli. In Nule non sono rari i grandevi; si vedono ottuagenarii, e alcuni di questi proseguono il secolo.

Le malattie più comuni sono infiammazioni e febbri periodiche.

Non sono molti anni che i cadaveri erano ancora deposti nelle tombe sotto il pavimento della chiesa dell’Assunta, dove, principalmente nell’estate, non si potea stare agli uffici religiosi per il soffocante fetore che effluiva dai mal chiusi avelli.

I Nulesi vestono come quei del Goceano; ma le donne di questo paese amano il rosso nelle gonnelle, mentre quelle del Goceano usano l’azzurro.

Ne’ funerali cantasi al compianto, e tutti i parenti accompagnano al sepolcro il defunto, seguiti da quanti amici lo visitarono ammalato. Tutti insieme ritornano poi col prete a consolare quei della famiglia. I suffragi per le persone benestanti si ripetono al 3, 7, 14, 21, 30 e 40 con intervento delle stesse persone, a’ quali, come pure a’ poveri, a’ preti, a’ confratelli delle associazioni religiose, se vi siano, si distribuisce della carne di vacca, e in maggior quantità a quelli, da’ quali nel giorno del duolo ebbero ministrati i cibi.

Tra questi popolani sono molti che temono degli incantesimi, e credesi che ritornino le anime de’ defunti. Vi ha talvolta chi dice averli veduti, aver ragionato con essi; e vedonsi in tutta serietà presentarsi all’uno o all’altra e far l’ambasciata che ebbero commessa. Le loro parole sono accolte con fede, e si opera sollecitamente per soddisfare ai loro cari estinti. Le visionarie o danno consolazione o esacerbano il dolore, secondochè la loro fantasia fu trista o lieta. Le promesse spose non vestono il bruno, perchè sarebbe questo un pessimo augurio per i loro sposi.

La barba nutresi da tutti, e non si rade che in occasioni di grande allegrezza domestica, p.e. quando si va allo sposalizio o alla prima messa d’un parente. Alcuni però non la dimettono nè pure allora.

Agricoltura. Le terre sono più fertili in Nule che in altra parte del Montacuto.

Nella ricognizione de’ monti di soccorso fatta nel 1841 si trovò il fondo granatico, la cui dote è fissata in starelli cagliaritani 200, cresciuto a 227, e il fondo nummario, dotato di lire sarde 1000, esser ristretto a

100.15.6.

Sono impiegati gioghi 110, e ciascuno suol seminare starelli di grano 3 1/2, d’orzo 9, di fave 1, e si ottiene comunemente e ordinariamente dal frumento l’8, dall’orzo il 12, dalle fave il 4. La coltura del granone non è molto avanzata.

Si coltivano in alcuni tratti di terreno le specie ortensi; ma il prodotto de’ legumi è insufficiente, e devono supplire comprandone altronde. Si semina molto lino, e dà molto e buono prodotto.

La vite non prospera bene, e non matura i grappoli, e pare per la situazione infelice. Il vino o è crudo,

o condito colla sappa, e in uno ed altro modo poco grato e salubre. Quindi la maggior parte bruciasi ne’ lambicchi, per acquavite, e comprasi da altri vigneti quello che manca alla necessaria provvista. I Pattadesi hanno da ciò gran guadagno.

Le piante fruttifere sono in piccol numero, le specie castagni, noci, susini, pomi, granati, peri e fichi. Questi ultimi però danno frutti eccellenti.

Pastorizia. I pascoli abbondano e sono di gran bontà. Nel bestiame manso si noveravano (anno suddetto) buoi per l’agricoltura 220, vacche mannalite 80, cavalli e cavalle 70, majali 150, giumenti 200. Nel rude vacche 2700, cavalle 100, pecore 10,000, capre 2000, porci 1500.

Essendo promiscui i territorii di Bithi e di Osidda, i pastori vanno largamente vagando.

Si fanno formaggi assai riputati, specialmente quelli di autunno. Il formaggio bianco vendesi ad Orosei in pezze da 30 a 50 libbre. I cuoi, le pelli e un po’ di lana si danno a’ negozianti bosinchi e sassaresi.

Religione. I Nulesi sono sotto la giurisdizione del vescovo di Ozieri, governati nello spirituale da un paroco che ha il titolo di rettore assistito da due coadjutori. La decima è divisa, metà al seminario d’Ozieri, il resto al rettore, che di sua parte può avere ordinariamente lire nuove 2500.

 
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