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Muravera

MURAVERA, altrimenti MURERA o MORERA, come pronunziano quei del paese, è un villaggio della Sardegna nella provincia di Lanusei, capoluogo di mandamento della prefettura pur di Lanusei con giurisdizione sopra le terre di Sanvito e Villapuzzu. Si comprendeva nell’antico dipartimento del Sarrabus nel regno Pluminese o Cagliaritano.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 25', e nella longitudine orientale dal merid. di Cagliari 0° 27'.

Siede questo paese al piè boreale d’una catena di colline che sono una dipendenza delle montagne di Burcei, e terminano in questa maremma chiudendo all’austro il fertilissimo vallone, cui dicono Sa Forada de Sàrrabus.

In questa situazione Murera nulla patisce da’ venti meridionali, poco dai boreali pel riparo che fanno le colline di Villapuzzo, e dai ponenti per le montagne di Sanvito; molto però dal greco e dal levante. I calori estivi sono intollerabili quando non li temperi l’imbatto; le tempeste non rare, ma non sempre nocive; le pioggie frequenti; le nevi sconosciute in alcune invernate, o subito sciolte; la nebbia spesso nociva; e sotto l’influenza de’ venti del Tirreno grave l’atmosfera pe’ vapori, umida pure senza questa condizione per cagione del Dosa o Sepro, de’ canali che sono aperti nel piano, de’ pantani, delle paludi, degli stagni e delle molte fosse che sono aperte intorno all’abitato da coloro che fabbricano i mattoni (is làdiris), che secchi al sole si adoperano per la costruzione delle case. Nella stagione estiva e in parte dell’autunnale l’aria è pregna di miasmi perniciosi effluenti da tante fonti d’infezione che abbiam notato, da’ molti letamai che fermentano, e da altri immondezzai. Questa infezione cresce nell’estate per il fetore delle acque dove si tiene a macerare il lino ed il canape. Non si ignora per avventura un altro metodo meno pernicioso alla salute per questa operazione; ma non si vuol innovare. – Così facevano i nostri padri, così facciam noi. – Sarebbe un gran bene che cotesti stazionari si pungessero al progresso, e si persuadessero nel modo il più efficace alle ragionevoli innovazioni, da cui i fatui abborrono.

Nelle prime pioggie dell’autunno vedesi anche dentro Muravera un’immensa quantità di piccole ranocchie, che van saltellando e guazzando. Nella estate si patisce un gran tormento dalle zanzare, che disturbano i sonni, punzecchiano e fanno i vampiri.

Le fonti non sono nè molto copiose, nè frequenti; però non vi si formano molti rivoli.

Il Dosa, che nella geografia romana è detto Soeprus, e che inonda parte dei terreni del Murerese, ha le sue prime origini dalle fonti della regione di Cornobue e de’ territorii di Talàna è di Elìni, bagna le radici occidentali della Pedrailiana, e dopo un corso tortuoso di dieci miglia a ponente avviatosi lungo i termini orientali del Sarcidano verso ostro-ostro-sirocco per circa 20 miglia sino a Goni, volgesi, quindi da qui verso sirocco-levante lungo il piè di Monte Cardiga per tredici miglia, dopo le quali entra nel vallone de’ tre paesi (la Forada), e fatto un arco di cinque miglia si versa in mare.

Il Dosa avendo spesso la foce ostrutta dalle sabbie che vi ammucchia il flusso delle onde tirreniche, la corrente si volge verso austro lungo l’argine sabbioso delle spiaggie, e prosegue sino sotto monte Salinas, dove per un altro argine resta diviso dalle saline. Formasi da queste acque e da quelle del mare, che o vi si infiltrano, o nel forte ondeggiamento del mare vi ridondano, uno stagno, che chiamano di Foce. Canali. Da questo bacino sono prodotti quasi in linea retta tre canali, uno detto Pardionnas, in direzione di siroccomaestro sino a 3/4 di miglio dal paese; l’altro detto di Badobìlu e parallelo all’anzidetto sino a mezzo miglio; e il terzo detto di Mandaliri, che dista dal secondo 3/4 di miglio e comunica col fiume. Non è gran differenza nella loro lunghezza; sono qua e là profondi, e hanno amenissime le rive pe’ canneti ed altre piante che vegetano volentieri presso le acque.

È tradizione che questi canali siano stati fatti con arte per impedire le inopinate invasioni de’ ladroni dell’Africa; il che è ben credibile a chi conosca quanto ostinati fossero quei barbari nella guerra contro i sardi, quanto audaci nell’assalire i popoli maremmani, per far saccheggio e trarne schiavi a’ mercati infami di Tunisi e di Algeri. Tuttavolta pare che a questi lavori, che pajon fatti dai soli mureresi, abbia dato ancora impulso un’altra ragione, e sia stata questa di scaricare le acque che nelle sue frequenti ridondanze era solito il Dósa di versare sopra i loro colti.

Nelle inondazioni questi canali inghiottiscono le acque del fiume e le portano nella gran foce, che allora per più bocche le rivome nel mare, o le riversa da tutto l’argine. E tanta suol essere la copia delle acque, che ne han danno le estreme case del paese, e nella regione più bassa sopravanzino di poco il grosso diluvio le cime de’ pioppi più alti.

Il Dosa ha in molti tratti il fondo dell’alveo molto rilevato, e però non potendo contenere le acque, quando cominciano ad abbondare, le rifiuta e le lascia scorrere nel largo piano. Avviene allora che la corrente si slarghi, si sposti e rada gli strati della terra vegetale, lasciando nuda la ghiaja. Fa meraviglia che avendo i soli mureresi fatta la grand’opera di quei canali, essi coi sanvitesi e villaputzesi non possano fare egual opera scavando il letto, dove esso ha poca capacità, arginando le rive e difendendole dalla corrosione con palificate, e dall’impeto della corrente con gli altri modi facili che propongono gli idraulici.

Degli altri fiumi che sono ne’ territorii comuni del Sarrabus, nella regione australe, abbiamo ragionato nell’articolo Castiadas.

Ghiandiferi. Nel Murerese sono molti boschi ghiandiferi, e in gran parte ben conservati.

Selvaggiume. I cacciatori trovano ne’ salti e nelle montagne mufioni, cervi, cinghiali, daini, lepri e volpi, e queste ultime in gran numero a gravissimo danno de’ pastori a’ quali predano agnelli, porchetti, capretti, e delle famiglie, ne’ pollai delle quali fanno grandi stragi, lasciando spesso trenta o cinquanta capi uccisi tra galline e capponi.

Le grandi e piccole specie degli uccelli, che sono stazionarii o passeggieri nell’isola, si trovano tutte nelle montagne, nei salti, ne’ fiumi, canali e stagni mureresi.

In sulla fine dell’autunno vengono a nembi i merli e tordi agli abbondantissimi pascoli del Castiadas, e si comincia allora la lunga caccia, che continuasi agli ultimi giorni dell’inverno. I mureresi sono molto destri a preparar le reti, e spesso lucrano molto dalle medesime, nello stesso tempo che guadagnano da altri lavori, ne’ quali si esercitano lungo la giornata; però che la caccia, come già dicemmo altrove, non li vuole che per un’ora prima che nasca il sole, e per poco meno dopo il suo tramonto, quando gli uccelli escono alla pastura o tornano negli alberi dei boschi ospitali.

Popolazione. Nell’anno 1839 erano in Muravera anime 1980, delle quali maggiori d’anni 20, maschi 585, minori 410, femmine maggiori 545, minori 440, distribuiti in famiglie 520.

Professioni. I mureresi applicati esclusivamente all’agricoltura sono 420, alla pastorizia 200, alle arti meccaniche di necessità 45, al negozio 20, alla pesca 40. Quindi sono da indicare preti 3, notai 5, ufficiali sani-tari 4.

Le donne lavorano sulla lana, sul lino, e anche sopra un po’ di canape. Ogni casa ha il suo telajo. Sono ancora comunissimi le macchine di antica forma; e scorreranno ancora alcuni anni prima che si effettui la riforma che si desidera.

 
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