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Morgongiori

MORGONGIORI, villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi, già compreso in Parte-Montis, distretto dell’antico regno di Arborea, ed ora nel mandamento d’Ales della prefettura di Oristano.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 45' e nella longitudine occidentale del meridiano di Cagliari 0° 21' 30''.

Vedesi questo paese nell’estremo ripiano del monte Arci (a levante) sopra la valle usellese, coperto a’ venti di ponente e libeccio, esposto agli altri, dove però nell’inverno sentesi gran freddo se spiri la tramontana e il greco, nell’estate una temperatura non molto forte, e in ogni stagione per ragion de’ venti ora miti ora violenti, ora glaciali, ora tepidi una frequente pericolosa variabilità. Le pioggie che sogliono cominciare nel settembre, cadono più frequenti negli altri mesi sino all’aprile, e si alternano con le nevi nella stagione invernale. Le procelle raccolte sulle vicine montagne sono spesso causa di danno con la grandine, e talvolta con i fulmini. La umidità dalle acque che scorrono per entro l’abitato sì di inverno come di estate è sentita sovente, e talvolta veduta in quella nebbia che ingombra il suolo, e può nuocere a’ seminati ed a’ fruttiferi. L’aria potrebbe esser più pura se meglio si curasse la pulizia nelle vie e ne’ cortili.

Territorio. È un paese montuoso, sebbene in gran parte piano. Dalla massa del monte Arci nella pendice di levante cominciava uno de’ grandi terrazzi della terra sarda, del quale era già una parte considerevole il pianoro che dicono Sa Giara o Jara, parti minori i colli più eminenti ne’ territorii di Mògoro, Gonnos-codina, Forru ecc., i quali non crollavano quando si sprofondarono le altre parti a formar la gran valle sunnominata. La lunghezza dell’altipiano dell’Arci da sopra Villa-Urbana a sopra Siris non è meno di miglia 9. La larghezza qua di circa 4, là di assai meno. La superficie è in alcuni luoghi profondamente solcata, e non sempre allo stesso livello, come può ben supporsi.

Entro il Morgongiorese a miglia 2 1/2 dal paese ed a maestrale è la più alta punta del Trebini, che fu stimata superiore al livello del mare di metri 838, 22, dalla quale stendesi intorno un vasto orizzonte con scene di gran maraviglia e delizia, principalmente sulle terre ed acque dell’Arborea, e sul mare in là del porto. Forse, se si eccettui quello di Cagliari, nessun altro panorama della Sardegna (che ne ha molti, che sono un incantesimo) è di altrettanta vaghezza e ampiezza. Da dove questa eminenza comincia a sorgere sopra il pianoro, dalla regione che dicono Cabuaquas, sino alla cima vuolsi per lo meno una mezz’ora. Le altre eminenze da essere nominate sono Mason-e-Perdu, Su Canthareddu, e Su Maurreddu. Non sono carreggiabili che in alcuni punti e tratti, e però il legname che vi si taglia deve esportarsi con certa specie di traini (su tragu).

Il detto pianoro di Morgongiòri nella sua estremità di levante si abbassa in alcuni luoghi quasi a picco una profondità da 20 a 25 metri, e in qualche punto anche più, come in quelle parti, che sono dette Ziumeschinu, Runcu de Pillonis, Su corongiu dess’aria ecc.

Non pertanto qua e là sono siti dove si può salire, e che però diconsi scale.

Tra le molte fonti di questo territorio quattro sono più notevoli, la Fontana-bella in sull’estremità del paese a ponente, la quale serve al popolo per i bisogni domestici, e ad alcuni ortolani per le loro coltivazioni; la Fontana-maggiore, il cui rivolo inaffia altri orti; la Fontana-costa, che forma un altro ruscello; e la Fontana cannedu, che scorre però con minor copia di acque. Come la prima così le altre vengono dalla regione di ponente, da’ ricettacoli delle vicine eminenze, e avvallandosi entrano nel fiume usellese. La bontà di queste acque è molto stimata; da molti sono credute medicinali, e aver grandemente giovato a’ febbricitanti per intemperie o malaria.

Gli alberi ghiandiferi nel Morgongiorese sono poco frequenti, e pare siano periti per antichi incendii. I salti sono ingombri di piante piccole, tra le quali dominano gli ulivastri, i corbezzoli, i cistii, i lentischi ecc.

Nel selvaggiume sono rari i cervi, pochi i daini, numerosissimi i cinghiali, le volpi, i conigli, non però le lepri. Tra gli uccelli occorrono a’ cacciatori molto frequenti le pernici.

Popolazione. Nel 1839 erano in Morgongiori anime 811, e si distinguevano in maggiori di anni 20, maschi 265, femmine 311, e minori, maschi 111, femmine 124, che si comprendevano in famiglie 225.

Professioni. Sono applicati all’agricoltura uomini 200, alla pastorizia 60, a’ mestieri 12, al negozio 10. Quindi sono a notare preti 4, flebotomi 2, levatrici 2 e notai 3.

Questi paesani hanno nel carattere qualche parte de’ montanari, e qualche parte de’ campidanesi. Sono però piuttosto buona gente, e se fossero più diligenti nella fatica sarebbero più agiati, e meno patirebbero da’ furti. Le famiglie possidenti possono sommare a 186, ma son poche che vivano agiatamente.

Le donne massare, come sono dette, si esercitano nella tessitura, e sono nel paese circa 200 telai, ne’ quali più spesso si opera sul lino, che sulla lana.

Nella scuola primaria concorrono non più di otto fanciulli, a’ quali poichè siasi mostrato a leggere e a scrivere, si comincia a spiegare la grammatica latina invece degli altri temi che furono prescritti. Quelli che nel paese sappiano leggere e scrivere non sono forse più di 30.

Agricoltura. Il terreno è molto men benigno, che nella sottoposta valle usellese; per il qual natural difetto, e la ignoranza, dirò, delle principali massime agrarie, avviene che abbiano poco frutto e tenuissimo lucro. Con maggior istruzione e diligenza sarebbe ben altrimenti.

Si semina ordinariamente starelli di grano 600, d’orzo 60, di fave 80, di legumi 10, di lino 50. I prodotti sono al 7 pel grano, al 10 per l’orzo, all’8 per le fave, a 12 per i legumi. Di lino se ne raccoglie circa 6 mila manipoli.

Negli orti si coltivano cipolle, cavoli, pomi d’oro, zucche, quanto però basta per poche famiglie.

Il suolo sarebbe ottimo a’ fruttiferi, idoneo ai castagni, a’ noci, a’ meli, e ad altre specie; non pertanto si lascia inerte al rovo e a consimili piante poco utili, e appena si possono numerare 700 individui tra pomi, peri, ficaje, susini, peschi, noci. Mentre abbondano gli olivastri nessuno attese a innestarli, e chi non può comprar olio d’olivo deve servirsi di quello che traesi dalle coccole del lentisco. Se qualche uomo di senno illuminasse e ajutasse quei coloni forse non sarebbero indocili.

Pretendono i morgongioresi, che il clima non sia favorevole alle viti, e credo veramente sia tale nel luogo, dove han voluto coltivarle. Se fossero stati i loro maggiori più accorti e avessero cercato siti favorevoli li avrebbero trovati. Non so quando sia che si persuadano che le specie vogliono esser coltivate in quei terreni che rispondano alle particolari nature, non dove paja loro.

La varietà più comune è il nuragus, meno frequenti quelle che dicono retallau, ramasciu, moscatello, cannonau, apersorgia ecc. I grappoli non maturano bene, e per gli acerbi sughi, e per li mali metodi il vino non è più potabile quando riscaldasi la stagione. In questo timore si affrettano a consumarlo nell’inverno e primavera, provvedendosi da altri paesi per le susseguenti stagioni quelli che possono. Una piccola parte bruciasi ad acquavite. In totale la vendemmia suol dare circa 2 mila cariche.

 
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