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Montresta

MONTRESTA, villaggio della Sardegna nella provincia di Cuglieri, e nell’antico dipartimento della Planargia.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 22', 30", e nella longitudine occidentale da Cagliari 0° 36'.

Sta nella pendice di una montagna, per la quale proteggesi da’ venti meridionali, e contiene un centinajo di case.

Il luogo essendo da gran tempo deserto, vi si stabiliva nel 1750 una colonia di greci; ma quei coloni non poterono prosperare per colpa del feudatario e de’ pastori.

I pastori però più che i baroni (i consiglieri di Bosa) nocquero all’incremento e alla prosperità di quel popolo, perchè vedeano mal volentieri tolta al pascolo la regione che diedesi alla cultura. Si fece una congiura, in capo alla quale si nominò D. Gavino Passino, si deliberava di assalirli di notte nel riposo e tutti scannarli, e l’empio consiglio avrebbe avuto effetto, se un pastore (Leonardo Piras) non si fosse formalmente opposto all’esecuzione, promettendosi ausiliatore degli odiati. Quei tristi, se non osarono per le minaccie di questo potente far quel notturno o mattutino sanguinoso eccidio, non però, quando veniva il destro di poterli offendere, si contenevano. Caddero molti di quegli infelici per colpi proditorii, altri minacciati di pari sorte emigrarono, tanti altri morirono, di malattia per malaria, e si giunse a tanto, che nel 1830 non restavano delle famiglie greche che due sole persone, un figlio di Dimas Passerò, che fu de’ capi della colonia, ed una donna.

Popolazione. Questa or è tutta composta di famiglie sarde, le quali nell’anno 1838 erano 150, e contenevano maggiori di anni 20, maschi 160, femmine 140; minori, maschi 90, femmine 75; in totale famiglie 465.

Alla scuola primaria concorrono otto fanciulli.

Sono pochi che pratichino arti meccaniche, e non molte le donne che lavorino sul telajo.

Attende alle cose di sanità un flebotomo; le partorienti restano senza assistenza.

Religione. I montrestini sono compresi nella giurisdizione del vescovo di Bosa.

La chiesa è dedicata a s. Cristoforo e governata da un solo prete col titolo di vicario.

Agricoltura. Essa occupa non più di 1300 starelli nelle due vidazzoni. Si semina ordinariamente starelli di grano 400, d’orzo 100, di legumi e lino 50, e si ottiene un prodotto assai mediocre.

Finora l’agricoltura non potea fiorire, perchè i terreni si davano e si toglievano ad arbitrio de’ consiglieri di Bosa, i quali di tratto in tratto rinnovavano le concessioni, e richiamavano a sè le terre concedute se morisse alcuno de’ concessionarii senza figli maschi. Erano quei signori tanto gelosi de’ loro diritti baronali.

Comechè il suolo sia ottimo per le viti, non vi sono che sole tre vigne; e questo accadde perchè il consiglio civico, signor utile di Bosa, non concedeva terreni che pel solo seminerio, e perchè nella non ferma proprietà nessuno volea spender denari e fatiche sopra un terreno che dovrebbe ritornare a’ baroni senza alcun compenso alla famiglia pe’ fatti miglioramenti.

Oramai essendo cessata questa vessazione con l’abolizione del feudalismo, possiamo augurare che, se comprimasi la baldanza de’ pastori, i montrestini si applicheranno con maggior animo alla cultura delle loro terre, e percependo maggiori frutti saranno men miserabili, che sono stati finora.

Prospererà ancora la pastorizia. Finora il bestiame di questo comune riduceasi a quel numero di buoi che erano necessarii per le opere agrarie, ed a’ ronzini, sul dorso de’ quali alcuni trasportavano legna e carbone in Bosa. Da quando cessò l’oppressione baronale si cominciarono a educare capre 550 e porci 200.

Cessando la miseria migliorerà il morale de’ montestrini; essi rubavano perchè erano miseri, e si massacravano da’ bosani perchè erano ladri. Ritornata al Re la giurisdizione, i giusdicenti non oseranno le iniquità degli antichi delegati, i quali istituiti dal consiglio di Bosa, teneano sempre le parti de’ bosani, e davano il torto a quei paesani; già che se avessero fatto altrimenti cadeano in disgrazia del consiglio e tolti dall’impiego.

 
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